Premesse. Nei mirtilli sono contenute significative quantità di diverse antocianidine coniugate con glucosio, galattosio o arabinosio. Questi composti sono poco assorbiti e massivamente catabolizzati, a livello gastro-intestinale, a derivati dell’acido benzoico, che potrebbero essere responsabili di alcune delle attività benefiche ascritte alle antocianine. Obiettivo. Obiettivo del lavoro é la valutazione della capacità dei microrganismi provenienti da diversi segmenti del tratto gastrointestinale di catabolizzare antocianine pure o presenti in un estratto di mirtillo. Il protocollo sperimentale ha previsto l’allestimento di colture microbiche miste, provenienti dal contenuto di stomaco, intestino tenue e crasso di ratti Sprague Dawley, in un terreno complesso addizionato dei composti in esame. Tutte le operazioni sono state effettuate in condizioni di rigorosa anaerobiosi. Metodi. La scomparsa dei substrati e la comparsa dei cataboliti sono state seguite a tempi di incubazione di 0, 7 e 24h e le determinazioni condotte mediante UHPLC-MS/MS. Risultati. I risultati ottenuti hanno evidenziato che la comunità microbica dell’intestino crasso è la più attiva nel metabolizzare le antocianine (scomparsa totale dei substrati in 7h), seguita da quella del tenue (scomparsa totale in 24h) e dello stomaco (presenza del 50% dopo 24h). Fra le antocianine considerate, le forme arabinosidiche sono risultate più resistenti alle degradazione rispetto a quelle coniugate con glucosio o galattosio e complessivamente la cinetica di degradazione delle antocianine del mirtillo in toto è risultata comparabile a quella dei prodotti puri. Nelle condizioni sperimentali adottate non è stata osservata la presenza di acidi fenolici (gallico, 3,4-diidrossibenzoico, 4-idrossibenzoico, 3-O-metilgallico, siringico, vanillico) derivanti dalle antocianine pure prese in esame, e neppure del loro catabolita finale, l’acido benzoico. Al contrario, nelle colture addizionate di polvere di mirtillo in toto dopo 24 ore di incubazione è stata osservata la produzione sia di acido benzoico che di acido 3,4-diidrossibenzoico. Conclusioni. E’ possibile ipotizzare che: (1) i composti puri sono rapidamente metabolizzati non consentendo di rilevare l’eventuale formazione di acidi fenolici e (2) gli acidi fenolici rilevati in presenza di estratto di mirtillo sono attribuibili alla degradazione di altri componenti presenti nella polvere liofilizzata.

Valutazione della degradazione delle antocianine del mirtillo ad opera del microbiota intestinale / C. Gardana, E. Canzi, S. Ciappellano, P. Simonetti - In: Atti del Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione UmanaDisco ottico. - Firenze : null, 2009 Dec. (( convegno Riunione Nazionale SINU : NUTRIZIONE : LA PIETRA D’ANGOLO tenutosi a Firenze nel 2009.

Valutazione della degradazione delle antocianine del mirtillo ad opera del microbiota intestinale

C. Gardana
Primo
;
E. Canzi
Secondo
;
S. Ciappellano
Penultimo
;
P. Simonetti
Ultimo
2009-12

Abstract

Premesse. Nei mirtilli sono contenute significative quantità di diverse antocianidine coniugate con glucosio, galattosio o arabinosio. Questi composti sono poco assorbiti e massivamente catabolizzati, a livello gastro-intestinale, a derivati dell’acido benzoico, che potrebbero essere responsabili di alcune delle attività benefiche ascritte alle antocianine. Obiettivo. Obiettivo del lavoro é la valutazione della capacità dei microrganismi provenienti da diversi segmenti del tratto gastrointestinale di catabolizzare antocianine pure o presenti in un estratto di mirtillo. Il protocollo sperimentale ha previsto l’allestimento di colture microbiche miste, provenienti dal contenuto di stomaco, intestino tenue e crasso di ratti Sprague Dawley, in un terreno complesso addizionato dei composti in esame. Tutte le operazioni sono state effettuate in condizioni di rigorosa anaerobiosi. Metodi. La scomparsa dei substrati e la comparsa dei cataboliti sono state seguite a tempi di incubazione di 0, 7 e 24h e le determinazioni condotte mediante UHPLC-MS/MS. Risultati. I risultati ottenuti hanno evidenziato che la comunità microbica dell’intestino crasso è la più attiva nel metabolizzare le antocianine (scomparsa totale dei substrati in 7h), seguita da quella del tenue (scomparsa totale in 24h) e dello stomaco (presenza del 50% dopo 24h). Fra le antocianine considerate, le forme arabinosidiche sono risultate più resistenti alle degradazione rispetto a quelle coniugate con glucosio o galattosio e complessivamente la cinetica di degradazione delle antocianine del mirtillo in toto è risultata comparabile a quella dei prodotti puri. Nelle condizioni sperimentali adottate non è stata osservata la presenza di acidi fenolici (gallico, 3,4-diidrossibenzoico, 4-idrossibenzoico, 3-O-metilgallico, siringico, vanillico) derivanti dalle antocianine pure prese in esame, e neppure del loro catabolita finale, l’acido benzoico. Al contrario, nelle colture addizionate di polvere di mirtillo in toto dopo 24 ore di incubazione è stata osservata la produzione sia di acido benzoico che di acido 3,4-diidrossibenzoico. Conclusioni. E’ possibile ipotizzare che: (1) i composti puri sono rapidamente metabolizzati non consentendo di rilevare l’eventuale formazione di acidi fenolici e (2) gli acidi fenolici rilevati in presenza di estratto di mirtillo sono attribuibili alla degradazione di altri componenti presenti nella polvere liofilizzata.
mirtillo ; antociani ; microbiota ; metabolismo
Settore BIO/09 - Fisiologia
Settore AGR/16 - Microbiologia Agraria
Società Italiana di Nutrizione Umana
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