Giacomo Verde (1956-2020) è stato uno dei protagonisti della videoarte, dell’arte digitale e interattiva e del videoteatro in Italia. In oltre quarant’anni di attività ha realizzato centinaia di installazioni elettroniche e opere video autoprodotte o commissionate da grandi Fondazioni presentandole nelle più importanti rassegne di videoarte e computer art italiana (tra gli altri la La natura virtuale a cura di P.L.Capucci; Stati Virtuali; Sentimenti elettronici; Mediamorfosi, INvideo) promuovendo sistematicamente la sua personale estetica della “bassa definizione”. Ha attraversato e “frantumato” ogni genere d’arte (visiva, teatrale, musicale) e superato steccati; ha fondato gruppi, compagnie teatrali, associazioni, ha passato il guado del teatro neopopolare degli anni Settanta per immergersi nel clima cyberpunk degli anni Novanta unendo la tradizione dei “contastorie” con i dispositivi virtuali e interattivi. Ha aderito convintamente al movimento dell’“Artivism” (attivismo artistico) diventandone una figura di riferimento e su cui ha parlato diffusamente nel suo volume Artivismo tecnologico. Scritti e interviste su arte, politica, teatro e tecnologie (Verde 2017 oggi on line su Connessioni Remote). “Riflettere sperimentando ludicamente sulle mutazioni tecno-antropo-logiche in atto” è stata la sua costante, come scriveva nel suo curriculum, insieme all’impegno politico e sociale testimoniato dai videodocumentari sul G8 di Genova del 2001 (Solo Limoni) e sulla figura dell’anarchico Franco Serantini (S’era tutti sovversivi, 2002); ha proseguito l’attività di artivismo con laboratori di quartiere e iniziative sociali e di impegno politico tra Lucca, Pisa e Viareggio. Il connubio etico-estetico della sua arte trovò il suo coronamento dagli Anni Zero in riferimento anche alle varie declinazioni delle attitudini hacker. Era in discussione la decostruzione di alcuni temi cardine dell’arte, dall’autorialità al decorativismo digitale all’interattività di superficie, per promuovere un’azione di socializzazione dei saperi tecnologici alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo (economici e artistici) alternativi. Verde ha operato da pioniere in un’epoca in cui Internet rappresentava la speranza di rovesciare dal basso i centri di potere e le leggi economiche imposte dal profitto delle multinazionali. Una lotta che lui ha perseguito con convinzione fino all’ultimo diffondendo le sue idee e le sue pratiche est’etiche anche in Accademie e Università. Nella consapevolezza, disse in un’intervista, che “le tecnologie cambieranno il mondo ma solo se saranno usate con un’etica diversa da quella del profitto personale incondizionato”.

Giacomo verde è protagonista della mostra LIBERARE ARTE DA ARTISTI / A.M. Monteverdi. - In: IL PORTICCIOLO. - 15:4(2022 Dec), pp. 10.63-10.68.

Giacomo verde è protagonista della mostra LIBERARE ARTE DA ARTISTI

A.M. Monteverdi
2022

Abstract

Giacomo Verde (1956-2020) è stato uno dei protagonisti della videoarte, dell’arte digitale e interattiva e del videoteatro in Italia. In oltre quarant’anni di attività ha realizzato centinaia di installazioni elettroniche e opere video autoprodotte o commissionate da grandi Fondazioni presentandole nelle più importanti rassegne di videoarte e computer art italiana (tra gli altri la La natura virtuale a cura di P.L.Capucci; Stati Virtuali; Sentimenti elettronici; Mediamorfosi, INvideo) promuovendo sistematicamente la sua personale estetica della “bassa definizione”. Ha attraversato e “frantumato” ogni genere d’arte (visiva, teatrale, musicale) e superato steccati; ha fondato gruppi, compagnie teatrali, associazioni, ha passato il guado del teatro neopopolare degli anni Settanta per immergersi nel clima cyberpunk degli anni Novanta unendo la tradizione dei “contastorie” con i dispositivi virtuali e interattivi. Ha aderito convintamente al movimento dell’“Artivism” (attivismo artistico) diventandone una figura di riferimento e su cui ha parlato diffusamente nel suo volume Artivismo tecnologico. Scritti e interviste su arte, politica, teatro e tecnologie (Verde 2017 oggi on line su Connessioni Remote). “Riflettere sperimentando ludicamente sulle mutazioni tecno-antropo-logiche in atto” è stata la sua costante, come scriveva nel suo curriculum, insieme all’impegno politico e sociale testimoniato dai videodocumentari sul G8 di Genova del 2001 (Solo Limoni) e sulla figura dell’anarchico Franco Serantini (S’era tutti sovversivi, 2002); ha proseguito l’attività di artivismo con laboratori di quartiere e iniziative sociali e di impegno politico tra Lucca, Pisa e Viareggio. Il connubio etico-estetico della sua arte trovò il suo coronamento dagli Anni Zero in riferimento anche alle varie declinazioni delle attitudini hacker. Era in discussione la decostruzione di alcuni temi cardine dell’arte, dall’autorialità al decorativismo digitale all’interattività di superficie, per promuovere un’azione di socializzazione dei saperi tecnologici alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo (economici e artistici) alternativi. Verde ha operato da pioniere in un’epoca in cui Internet rappresentava la speranza di rovesciare dal basso i centri di potere e le leggi economiche imposte dal profitto delle multinazionali. Una lotta che lui ha perseguito con convinzione fino all’ultimo diffondendo le sue idee e le sue pratiche est’etiche anche in Accademie e Università. Nella consapevolezza, disse in un’intervista, che “le tecnologie cambieranno il mondo ma solo se saranno usate con un’etica diversa da quella del profitto personale incondizionato”.
Giacomo Verde; Artivismo; videoarte; tecnoarte; videoteatro
Settore L-ART/05 - Discipline Dello Spettacolo
Settore L-ART/06 - Cinema, Fotografia e Televisione
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