In April 1951, Attilio Bertolucci abandons the Parma countryside and moves to Rome. In the poetic compositions and the reflections that accompany them, this voluntary exile is described as an ambiguous experience: on the one hand, it is a lacerating uprooting that threatens to make it impossible to do poetry, which for the author is strictly dependent on the native plein air; on the other, it is a chance to renew this same poetry, freeing it from the «too-sweet myth» in which it was entangled. Considering the years of In un tempo incerto (1955) and Viaggio d’inverno (1971), the article thus intends to investigate Bertolucci’s poetic and critical work in order to delve into the dual nature of exile. For Bertolucci, however, the same ambivalence seems to pertain to any traumatic condition. For ultimately it is precisely trauma that nourishes poetry.

Nell’aprile del 1951 Attilio Bertolucci abbandona la campagna parmense per trasferirsi a Roma. Nei componimenti poetici e nelle riflessioni che li accompagnano, questo esilio volontario è descritto come un’esperienza ancipite: da un lato, è un lacerante sradicamento che rischia di rendere impossibile la poesia, per l’autore strettamente dipendente dal plein air natio; dall’altro, è un’occasione di rinnovare questa stessa poesia liberandola dal «mito troppo dolce» in cui era invischiata. Soffermandosi sugli anni di In un tempo incerto (1955) e Viaggio d’inverno (1971), l’articolo intende dunque indagare l’opera poetica e critica bertolucciana per approfondire la natura doppia dell’esilio. Per Bertolucci però la medesima ambivalenza sembra riguardare qualsiasi condizione traumatica. Perché in ultima istanza è proprio il trauma ciò che nutre la poesia.

La necessità della ferita : Lo sradicamento di Attilio Bertolucci tra poetica e poesia / A. Maletto. - In: COMPARATISMI. - ISSN 2531-7547. - 2022:7(2022), pp. 348-365. [10.14672/20222057]

La necessità della ferita : Lo sradicamento di Attilio Bertolucci tra poetica e poesia

A. Maletto
2022

Abstract

Nell’aprile del 1951 Attilio Bertolucci abbandona la campagna parmense per trasferirsi a Roma. Nei componimenti poetici e nelle riflessioni che li accompagnano, questo esilio volontario è descritto come un’esperienza ancipite: da un lato, è un lacerante sradicamento che rischia di rendere impossibile la poesia, per l’autore strettamente dipendente dal plein air natio; dall’altro, è un’occasione di rinnovare questa stessa poesia liberandola dal «mito troppo dolce» in cui era invischiata. Soffermandosi sugli anni di In un tempo incerto (1955) e Viaggio d’inverno (1971), l’articolo intende dunque indagare l’opera poetica e critica bertolucciana per approfondire la natura doppia dell’esilio. Per Bertolucci però la medesima ambivalenza sembra riguardare qualsiasi condizione traumatica. Perché in ultima istanza è proprio il trauma ciò che nutre la poesia.
In April 1951, Attilio Bertolucci abandons the Parma countryside and moves to Rome. In the poetic compositions and the reflections that accompany them, this voluntary exile is described as an ambiguous experience: on the one hand, it is a lacerating uprooting that threatens to make it impossible to do poetry, which for the author is strictly dependent on the native plein air; on the other, it is a chance to renew this same poetry, freeing it from the «too-sweet myth» in which it was entangled. Considering the years of In un tempo incerto (1955) and Viaggio d’inverno (1971), the article thus intends to investigate Bertolucci’s poetic and critical work in order to delve into the dual nature of exile. For Bertolucci, however, the same ambivalence seems to pertain to any traumatic condition. For ultimately it is precisely trauma that nourishes poetry.
Trauma; Ferita; Sradicamento; Poesia; Paesaggio
Settore L-FIL-LET/11 - Letteratura Italiana Contemporanea
Settore L-FIL-LET/14 - Critica Letteraria e Letterature Comparate
https://www.ledijournals.com/ojs/index.php/comparatismi/article/view/2057
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