Il trattato di Antonio Cornazzano (Piacenza 1432 - Ferrara 1484) sull’arte militare, databile all’ultimo decennio della sua vita, ha una doppia redazione, in prosa e in terza rima. Le stampe cinquecentesche (sia pure con aggiornamento linguistico) ne attestano la fortuna. Una sezione di quest’opera (Libro III, cap. 3) è riservata ai «nomi degli ordini moderni» e ai segni (e segnali) militari, esaminati in prospettiva diacronica. Cornazzano confronta il lessico militare degli antichi con quello contemporaneo, osservando che sono nati nuovi nomi rispetto al passato e che i vecchi sono scomparsi. Qualche decennio prima del trattato, lo stesso autore scrive un poema encomiastico su modello virgiliano, noto come Sforziade (1451-1459), in cui celebra le imprese di Francesco Sforza calandole entro l’impianto dell’epica classica. Al centro del poema ci sono i protagonisti delle guerre combattute nella penisola nella prima metà del secolo. L’opera tratta dei tempi moderni, ma ricorre a un immaginario antico. Merita attenzione il modo in cui si risolve questa duplice tensione: verso la rappresentazione del presente e verso gli archetipi della classicità. Mentre nel trattato Cornazzano evidenzia la distanza tra passato e attualità in materia di lessico militare, nel poema la lucidità del teorico deve fare i conti con le ragioni della letteratura. Alcuni sondaggi sui termini tecnici della guerra consentiranno di misurare la congruenza fra l’Arte militare (nelle due versioni) e il poema.

Sondaggi sul lessico della guerra in Cornazzano, tra "Arte militare" e "Sforziade" / S. Carapezza - In: Letteratura e Scienze / [a cura di] A. Casadei, F. Fedi, A. Nacinovich, A. Torre. - Roma : ADI, 2021. - ISBN 978-88-907905-7-7. - pp. 1-9 (( Intervento presentato al 23. convegno Congresso dell’ADI tenutosi a Pisa nel 2019.

Sondaggi sul lessico della guerra in Cornazzano, tra "Arte militare" e "Sforziade"

S. Carapezza
2021

Abstract

Il trattato di Antonio Cornazzano (Piacenza 1432 - Ferrara 1484) sull’arte militare, databile all’ultimo decennio della sua vita, ha una doppia redazione, in prosa e in terza rima. Le stampe cinquecentesche (sia pure con aggiornamento linguistico) ne attestano la fortuna. Una sezione di quest’opera (Libro III, cap. 3) è riservata ai «nomi degli ordini moderni» e ai segni (e segnali) militari, esaminati in prospettiva diacronica. Cornazzano confronta il lessico militare degli antichi con quello contemporaneo, osservando che sono nati nuovi nomi rispetto al passato e che i vecchi sono scomparsi. Qualche decennio prima del trattato, lo stesso autore scrive un poema encomiastico su modello virgiliano, noto come Sforziade (1451-1459), in cui celebra le imprese di Francesco Sforza calandole entro l’impianto dell’epica classica. Al centro del poema ci sono i protagonisti delle guerre combattute nella penisola nella prima metà del secolo. L’opera tratta dei tempi moderni, ma ricorre a un immaginario antico. Merita attenzione il modo in cui si risolve questa duplice tensione: verso la rappresentazione del presente e verso gli archetipi della classicità. Mentre nel trattato Cornazzano evidenzia la distanza tra passato e attualità in materia di lessico militare, nel poema la lucidità del teorico deve fare i conti con le ragioni della letteratura. Alcuni sondaggi sui termini tecnici della guerra consentiranno di misurare la congruenza fra l’Arte militare (nelle due versioni) e il poema.
Strategia; Cornazzano; Arte della guerra; poema; Sforza
Settore L-FIL-LET/10 - Letteratura Italiana
ADI
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