The “anti-contamination prejudice” that characterized the imagination and mentality of the elites at the top of Italian society, from unification until the Second World War, was codified in the post-unification legislative provisions regarding the teaching programs for elementary school. They provided for a significant differentiation in teaching between urban schools and rural schools. The objectives and competences expected for Italian at the end of the cycle of elementary education were not uniform throughout the country; the impaired Italian of the rural schools - further mortified when these were, at the same time, girls’ schools - was, moreover, fatigued by the greater freedom granted to teachers in the use of dialect compared to urban schools, which were preferred destinations because they guaranteed a better salary. This paper to analyzes the Italian language programs of rural schools in relation to other elementary schools, with the objective of profiling "rural Italian" and the linguistic skills expected, from unification to the fall of Fascism. Through some examples, we will observe how the ministerial provisions were reflected in professional manuals and in some periodicals for teachers, as well as in school publications. In particular, we will focus on the teaching of writing and grammar.

Il “pregiudizio anticontadino” che ha caratterizzato l’immaginario e la mentalità delle élite al vertice della società italiana, dall’unificazione fino alla seconda guerra mondiale, è stato codificato nelle disposizioni legislative postunitarie relative ai programmi di insegnamento per la scuola elementare: esse prevedevano una differenziazione significativa della didattica tra le scuole urbane e le scuole rurali o uniche. Gli obiettivi e le competenze attese per l’italiano alla fine del ciclo di istruzione elementare non erano uniformi sul territorio nazionale; l’italiano minorato delle scuole rurali – ulteriormente mortificato quando queste erano al contempo femminili – era inoltre affaticato dalla maggiore libertà concessa agli insegnanti nell’uso del dialetto rispetto alle scuole urbane, destinazione per altro preferita perché garanzia di uno stipendio migliore. Il presente contributo intende quindi analizzare i programmi di lingua italiana relativi alle scuole rurali in rapporto alle altre scuole elementari, con l’obiettivo di profilare “l’italiano rurale” e le competenze linguistiche attese, dall’unità alla caduta del fascismo. Attraverso alcuni campionamenti esemplari, si osserverà, inoltre, come le disposizioni ministeriali siano state riflesse nella manualistica professionale e in alcuni periodici per gli insegnanti, nonché nella stessa editoria scolastica. In particolare, ci si soffermerà sull’insegnamento della scrittura e della grammatica.

Figli di un italiano minore : la didattica dell'italiano nelle scuole elementari rurali / M. Dota. - In: ITALIANO LINGUADUE. - ISSN 2037-3597. - 13:1(2021), pp. 618-636. [10.13130/2037-3597/15903]

Figli di un italiano minore : la didattica dell'italiano nelle scuole elementari rurali

M. Dota
2021

Abstract

Il “pregiudizio anticontadino” che ha caratterizzato l’immaginario e la mentalità delle élite al vertice della società italiana, dall’unificazione fino alla seconda guerra mondiale, è stato codificato nelle disposizioni legislative postunitarie relative ai programmi di insegnamento per la scuola elementare: esse prevedevano una differenziazione significativa della didattica tra le scuole urbane e le scuole rurali o uniche. Gli obiettivi e le competenze attese per l’italiano alla fine del ciclo di istruzione elementare non erano uniformi sul territorio nazionale; l’italiano minorato delle scuole rurali – ulteriormente mortificato quando queste erano al contempo femminili – era inoltre affaticato dalla maggiore libertà concessa agli insegnanti nell’uso del dialetto rispetto alle scuole urbane, destinazione per altro preferita perché garanzia di uno stipendio migliore. Il presente contributo intende quindi analizzare i programmi di lingua italiana relativi alle scuole rurali in rapporto alle altre scuole elementari, con l’obiettivo di profilare “l’italiano rurale” e le competenze linguistiche attese, dall’unità alla caduta del fascismo. Attraverso alcuni campionamenti esemplari, si osserverà, inoltre, come le disposizioni ministeriali siano state riflesse nella manualistica professionale e in alcuni periodici per gli insegnanti, nonché nella stessa editoria scolastica. In particolare, ci si soffermerà sull’insegnamento della scrittura e della grammatica.
The “anti-contamination prejudice” that characterized the imagination and mentality of the elites at the top of Italian society, from unification until the Second World War, was codified in the post-unification legislative provisions regarding the teaching programs for elementary school. They provided for a significant differentiation in teaching between urban schools and rural schools. The objectives and competences expected for Italian at the end of the cycle of elementary education were not uniform throughout the country; the impaired Italian of the rural schools - further mortified when these were, at the same time, girls’ schools - was, moreover, fatigued by the greater freedom granted to teachers in the use of dialect compared to urban schools, which were preferred destinations because they guaranteed a better salary. This paper to analyzes the Italian language programs of rural schools in relation to other elementary schools, with the objective of profiling "rural Italian" and the linguistic skills expected, from unification to the fall of Fascism. Through some examples, we will observe how the ministerial provisions were reflected in professional manuals and in some periodicals for teachers, as well as in school publications. In particular, we will focus on the teaching of writing and grammar.
didattica dell'italiano; scuole rurali; teaching Italian; rural school
Settore L-FIL-LET/12 - Linguistica Italiana
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