Starting from the numerous contradictions that characterize what we know about vocal practices of Notre Dame (ca 1200), the article acknowledges the Twentieth century the will to interpret the mensural sources as a Gothic speculative product, that is the ‘origin’ of a supposed evolution process of Western polyphony. The study attempts to give back to the Notre Dame chant the role of extemporaneous unwritten practice and, above all, try to reread the last production as the result of a redundant Romanesque liturgy. In this way, it attempts to heal some historographical misunderstandings and offer an alternative reading to the surviving notations of polyphonic Paris corpus. This contribution is complemented by Livio Giuliano’s article in this journal.

Sulla base delle numerose contraddizioni che caratterizzano quanto sappiamo delle pratiche vocali di Notre Dame (ca 1200), lo studio riconosce la volontà del Novecento di ricondurre le prime testimonianze mensurali nell’alveo del ‘gotico’ speculativo, in quanto ‘origine’ di un presunto processo di evoluzione polifonica. Al contrario, restituendo alla vocalità di Notre Dame il ruolo di pratica prevalentemente estemporanea, non scritta e, soprattutto, espressione ultima di un’enfasi liturgica ‘romanica’, è possibile sanare alcuni fraintendimenti storiografici e offrire una chiave di lettura alternativa alle notazioni superstiti del corpus polifonico parigino. Il contributo si completa con quello di Livio Giuliano in questa stessa rivista.

Notre Dame's New Clothes / D. Daolmi. - In: TRANS. - ISSN 1697-0101. - 18:(2014), pp. 2-26.

Notre Dame's New Clothes

D. Daolmi
Primo
2014

Abstract

Sulla base delle numerose contraddizioni che caratterizzano quanto sappiamo delle pratiche vocali di Notre Dame (ca 1200), lo studio riconosce la volontà del Novecento di ricondurre le prime testimonianze mensurali nell’alveo del ‘gotico’ speculativo, in quanto ‘origine’ di un presunto processo di evoluzione polifonica. Al contrario, restituendo alla vocalità di Notre Dame il ruolo di pratica prevalentemente estemporanea, non scritta e, soprattutto, espressione ultima di un’enfasi liturgica ‘romanica’, è possibile sanare alcuni fraintendimenti storiografici e offrire una chiave di lettura alternativa alle notazioni superstiti del corpus polifonico parigino. Il contributo si completa con quello di Livio Giuliano in questa stessa rivista.
Starting from the numerous contradictions that characterize what we know about vocal practices of Notre Dame (ca 1200), the article acknowledges the Twentieth century the will to interpret the mensural sources as a Gothic speculative product, that is the ‘origin’ of a supposed evolution process of Western polyphony. The study attempts to give back to the Notre Dame chant the role of extemporaneous unwritten practice and, above all, try to reread the last production as the result of a redundant Romanesque liturgy. In this way, it attempts to heal some historographical misunderstandings and offer an alternative reading to the surviving notations of polyphonic Paris corpus. This contribution is complemented by Livio Giuliano’s article in this journal.
Settore L-ART/07 - Musicologia e Storia della Musica
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