Lo studio della coscienza è al centro di grande interesse in svariati contesti disciplinari, dalle neuroscienze alla psicologia, alla filosofia. Questo interesse è in gran parte dovuto ai recenti progressi in psicofisiologia, in neuropsicologia umana e nelle tecniche di bioimmagini funzionali, che hanno permesso di evidenziare correlazioni affidabili tra i processi neurali e alcune caratteristiche dell’esperienza conscia; la dimostrazione della possibilità che esperienze inconscie, come nel caso della “visione cieca” (blindsight), possano influenzare il comportamento ha permesso di iniziare a distinguere i substrati neurali delle attività cerebrali conscie e inconscie. Il termine coscienza è piuttosto ambiguo. In senso generico, può indicare lo stato di veglia e la capacità di percepire, interagire e comunicare con l’ambiente e gli altri in modo integrato ed efficiente: in questo senso la coscienza è l’espressione comportamentale dello stato di vigilanza. Tuttavia, quando siamo consci in questo senso siamo anche consci di qualcosa; in questo secondo senso, la coscienza è il contenuto dell’esperienza, che varia da un istante all’altro e si riferisce alle caratteristiche dell’esperienza immediata di essere una determinata persona (Nagel, 1974): questo significato del termine sottolinea le dimensioni qualitative e soggettive dell’esperienza. A volte i filosofi utilizzano il termine “qualia” per indicare la struttura soggettiva dell’esperienza che costituisce l’essenza di questo secondo significato del termine (Dennett, 1988; Chalmers, 1996). Se parlare di coscienza nel contesto delle caratteristiche umane comporta notevoli difficoltà già a livello di definizione, il problema diviene ancora più complesso quando si voglia indagare se questa facoltà sia presente, sia pure in forma rudimentale, anche in altre specie. Sebbene per la maggior parte delle persone sia un fatto acquisito dal senso comune che molti altri animali oltre all’uomo possano avere delle esperienze consapevoli, il tema della coscienza animale resta ancor oggi per la maggior parte degli scienziati una sorta di tabù da considerare con sospetto. D’altro canto, la facilità con cui viene raggiunto il consenso a questo proposito è solo apparente: non appena si cerchi di passare dal senso comune a un approccio più organico e scientifico, si materializzano problemi molto seri e difficili da risolvere e hanno inizio le polemiche. Che cosa si intende per coscienza animale? Anzi, prima ancora, che cosa si intende per coscienza? Ammesso che gli animali posseggano una qualche forma di coscienza, quali ne sono le caratteristiche? E’ simile a quella umana, oppure se ne differenzia, e come? Le differenze sono qualitative o quantitative? E inoltre, è corretto parlare genericamente di “coscienza animale” come se tutte le specie animali dovessero possedere – o non possedere – questa capacità e se essa dovesse necessariamente avere in tutte le medesime caratteristiche? Quali di queste capacità sono presenti anche negli animali, in che misura e con quali caratteristiche? Non è ancora possibile rispondere in modo soddisfacente e definitivo a questi interrogativi, sebbene sia comunque chiaro che le argomentazioni che mettono in evidenza le diversità tra capacità cognitive umane e animali per negare a questi il possesso della coscienza sono spesso speciose e caratterizzate da un progressivo e scorretto innalzamento della soglia richiesta man mano che nuovi dati sperimentali confutano le posizioni preconcette: la negazione della coscienza animale sembra spesso più un dogma che un’ipotesi da confermare o confutare. E’ auspicabile che indagini comportamentali basate su modelli più raffinati e innovativi di quelli sinora utilizzati e la disponibilità di tecniche neuro-fisio-psicologiche e di bioimmagini sempre più sofisticate possano in un prossimo futuro fornire risposte più affidabili a questi quesiti, essenziali per comprendere la nostra storia.

De ferarum conscientia : sviluppi dello studio della coscienza negli animali / M.D.G. Poli, E. Prato Previde - In: Prospettive sulla coscienza : processi di sviluppo e comprensione sociale / D. Galati, C. Tinti. - Roma : Carocci, 2004. - ISBN 88-430-2985-1. - pp. 137-157

De ferarum conscientia : sviluppi dello studio della coscienza negli animali

M.D.G. Poli;E. Prato Previde
2004

Abstract

Lo studio della coscienza è al centro di grande interesse in svariati contesti disciplinari, dalle neuroscienze alla psicologia, alla filosofia. Questo interesse è in gran parte dovuto ai recenti progressi in psicofisiologia, in neuropsicologia umana e nelle tecniche di bioimmagini funzionali, che hanno permesso di evidenziare correlazioni affidabili tra i processi neurali e alcune caratteristiche dell’esperienza conscia; la dimostrazione della possibilità che esperienze inconscie, come nel caso della “visione cieca” (blindsight), possano influenzare il comportamento ha permesso di iniziare a distinguere i substrati neurali delle attività cerebrali conscie e inconscie. Il termine coscienza è piuttosto ambiguo. In senso generico, può indicare lo stato di veglia e la capacità di percepire, interagire e comunicare con l’ambiente e gli altri in modo integrato ed efficiente: in questo senso la coscienza è l’espressione comportamentale dello stato di vigilanza. Tuttavia, quando siamo consci in questo senso siamo anche consci di qualcosa; in questo secondo senso, la coscienza è il contenuto dell’esperienza, che varia da un istante all’altro e si riferisce alle caratteristiche dell’esperienza immediata di essere una determinata persona (Nagel, 1974): questo significato del termine sottolinea le dimensioni qualitative e soggettive dell’esperienza. A volte i filosofi utilizzano il termine “qualia” per indicare la struttura soggettiva dell’esperienza che costituisce l’essenza di questo secondo significato del termine (Dennett, 1988; Chalmers, 1996). Se parlare di coscienza nel contesto delle caratteristiche umane comporta notevoli difficoltà già a livello di definizione, il problema diviene ancora più complesso quando si voglia indagare se questa facoltà sia presente, sia pure in forma rudimentale, anche in altre specie. Sebbene per la maggior parte delle persone sia un fatto acquisito dal senso comune che molti altri animali oltre all’uomo possano avere delle esperienze consapevoli, il tema della coscienza animale resta ancor oggi per la maggior parte degli scienziati una sorta di tabù da considerare con sospetto. D’altro canto, la facilità con cui viene raggiunto il consenso a questo proposito è solo apparente: non appena si cerchi di passare dal senso comune a un approccio più organico e scientifico, si materializzano problemi molto seri e difficili da risolvere e hanno inizio le polemiche. Che cosa si intende per coscienza animale? Anzi, prima ancora, che cosa si intende per coscienza? Ammesso che gli animali posseggano una qualche forma di coscienza, quali ne sono le caratteristiche? E’ simile a quella umana, oppure se ne differenzia, e come? Le differenze sono qualitative o quantitative? E inoltre, è corretto parlare genericamente di “coscienza animale” come se tutte le specie animali dovessero possedere – o non possedere – questa capacità e se essa dovesse necessariamente avere in tutte le medesime caratteristiche? Quali di queste capacità sono presenti anche negli animali, in che misura e con quali caratteristiche? Non è ancora possibile rispondere in modo soddisfacente e definitivo a questi interrogativi, sebbene sia comunque chiaro che le argomentazioni che mettono in evidenza le diversità tra capacità cognitive umane e animali per negare a questi il possesso della coscienza sono spesso speciose e caratterizzate da un progressivo e scorretto innalzamento della soglia richiesta man mano che nuovi dati sperimentali confutano le posizioni preconcette: la negazione della coscienza animale sembra spesso più un dogma che un’ipotesi da confermare o confutare. E’ auspicabile che indagini comportamentali basate su modelli più raffinati e innovativi di quelli sinora utilizzati e la disponibilità di tecniche neuro-fisio-psicologiche e di bioimmagini sempre più sofisticate possano in un prossimo futuro fornire risposte più affidabili a questi quesiti, essenziali per comprendere la nostra storia.
Settore M-PSI/01 - Psicologia Generale
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