La negoziazione identitaria di una comunità diasporica si relaziona necessariamente con il contesto urbano in cui si stabilisce. Nei decenni seguenti al Genocidio del 1915, gli Armeni di Milano hanno dimostrato una profonda capacità di integrazione nel tessuto socioculturale cittadino, pur senza venire meno alle pratiche performative tipiche delle proprie secolari esperienze musicali. Tale modello interculturale, che combina adattamento e tradizione in un duplice tentativo di rielaborazione del trauma collettivo (Alexander 2018), è esemplificato dal progetto intermediale Ararat, concepito dagli artisti armeni Herman Vahramian, pittore, e Ludwig Bazil, compositore, e messo in scena nel 1977 nella chiesa di San Maurizio. Spettacolo d’arte totale comprendente musica, poesia e pittura, Ararat ripercorreva con sensibilità contemporanea alcuni tratti salienti della cultura armena, dalla liturgia medievale alla poesia novecentesca, attraverso la forma del concerto multimediale. Parallelamente, si inseriva nel più ampio contesto performativo milanese di fine anni Settanta. Presentato come esempio di avanguardia minoritaria in un periodo particolarmente incline a simili sperimentazioni inter-artistiche, il lavoro di Vahramian e Bazil intratteneva legami con il crescente interesse etnomusicologico di quegli anni e, soprattutto, con un’esplicita riscoperta dell’antico che echeggiava le dinamiche dell’early music revival. L’intervento indaga le interazioni tra la performance e le tendenze musicali a essa sottese, con l’intento di avvalorare la sua natura sintomatica all’interno del processo di acting out e working through attraverso cui i soggetti diasporici affrontano il trauma culturale post-genocidario (LaCapra 2001). Nella fattispecie, analizza come un evento musicale riferibile alla comunità armena milanese recepisca e reinterpreti gli orientamenti culturali che caratterizzano il milieu urbano con cui la diaspora si interfaccia.
Altro e Sé tra interazione e integrazione: Avanguardia armena e tendenze musicali milanesi negli anni Settanta / F. Rossetti. 3. Una, nessuna e cento altre. Spazi, assetti e negoziati identitari in musica - Convegno annuale Alunni Levi Venezia 2025.
Altro e Sé tra interazione e integrazione: Avanguardia armena e tendenze musicali milanesi negli anni Settanta
F. Rossetti
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2025
Abstract
La negoziazione identitaria di una comunità diasporica si relaziona necessariamente con il contesto urbano in cui si stabilisce. Nei decenni seguenti al Genocidio del 1915, gli Armeni di Milano hanno dimostrato una profonda capacità di integrazione nel tessuto socioculturale cittadino, pur senza venire meno alle pratiche performative tipiche delle proprie secolari esperienze musicali. Tale modello interculturale, che combina adattamento e tradizione in un duplice tentativo di rielaborazione del trauma collettivo (Alexander 2018), è esemplificato dal progetto intermediale Ararat, concepito dagli artisti armeni Herman Vahramian, pittore, e Ludwig Bazil, compositore, e messo in scena nel 1977 nella chiesa di San Maurizio. Spettacolo d’arte totale comprendente musica, poesia e pittura, Ararat ripercorreva con sensibilità contemporanea alcuni tratti salienti della cultura armena, dalla liturgia medievale alla poesia novecentesca, attraverso la forma del concerto multimediale. Parallelamente, si inseriva nel più ampio contesto performativo milanese di fine anni Settanta. Presentato come esempio di avanguardia minoritaria in un periodo particolarmente incline a simili sperimentazioni inter-artistiche, il lavoro di Vahramian e Bazil intratteneva legami con il crescente interesse etnomusicologico di quegli anni e, soprattutto, con un’esplicita riscoperta dell’antico che echeggiava le dinamiche dell’early music revival. L’intervento indaga le interazioni tra la performance e le tendenze musicali a essa sottese, con l’intento di avvalorare la sua natura sintomatica all’interno del processo di acting out e working through attraverso cui i soggetti diasporici affrontano il trauma culturale post-genocidario (LaCapra 2001). Nella fattispecie, analizza come un evento musicale riferibile alla comunità armena milanese recepisca e reinterpreti gli orientamenti culturali che caratterizzano il milieu urbano con cui la diaspora si interfaccia.| File | Dimensione | Formato | |
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