The period from the early 1970s to the early 1980s is marked by a striking concentration of novels with catastrophic themes, pessimistic either in terms of present facts or of future prospect. In this period, a number of well‑known or aspiring Italian authors began to confront these themes: Pasolini and Morante, Volponi and Soldati, Cassola, and Porta; then Satta, Morselli and Dante Virgili. It is difficult to consider the novels of these authors as representative of a particular genre, the constraints that unite them rather arising on the basis of a theme, a humanitarian concern, an ideological or moral attitude. The planet’s sudden depopulation, the cosmos returning to primordial chaos, is an image too dense and rich in implications not to produce different, even competing creative projects. In any case, one quality seems to characterize most of these works, linking them at least in their subject matter: a journey through disaster, through the remains of a humanity overwhelmed by its own faults, or else on the verge of being so. It is unclear why such narratives multiplied in this period. But three perspectives come to mind when we try to make sense of the phenomenon: the risk of nuclear conflagration, a global depletion of resources, and inconsolable mourning for the consolidation of a mass culture that seems to overwhelm everything, worlds of today and yesterday. These are, in short, three approaches, different yet sometimes combined, for contemplating the end.

Un singolare addensamento di opere romanzesche a sfondo catastrofico — pessimista nei fatti o nelle prospettive — si osserva nel periodo che va dai primi anni Settanta ai primi Ottanta del Novecento. È allora che si accosta a questi temi un buon numero di autori italiani già blasonati o in via di affermazione: Pasolini e Morante, Volponi e Soldati, Cassola, Porta, quindi Satta, Morselli e Dante Virgili. Difficile però considerare i romanzi che ne discendono in quanto testimoni peculiari di un genere. La vincolistica che li affratella sorge piuttosto sulla base di un tema, di un assillo umanitario, di un atteggiamento ideologico e morale. Lo spopolamento repentino del pianeta, il cosmo che rientra nel caos primigenio, è poi un’immagine troppo densa, troppo ricca di suggestioni per non favorire progetti difformi e persino concorrenti. Un aspetto, in ogni caso, sembra caratterizzare la più parte di queste opere, legandone la compagine almeno sotto il profilo attanziale: il viaggio attraverso il disastro, il percorso tra i resti di un’umanità travolta per sua colpa o sul punto di esserlo. Non è chiaro perché in quei pochi anni si moltiplichino simili narrazioni. Ma per dare un senso al fenomeno, almeno tre sono le prospettive a cui possiamo rifarci: rischi di una conflagrazione nucleare, esaurimento delle risorse, lutto inconsolabile per il definitivo assestamento di una cultura di massa che tutto sembra travolgere, mondi di oggi e di ieri. Tre atteggiamenti diversi, e talora congiunti, per contemplare la fine.

1970‑1980: il decennio del pessimismo. Il romanzo apocalittico in Italia = 1970–1980: The Decade of Pessimism. The Apocalyptic Novel in Italy = 1970-1980 : la décennie du pessimisme. Le roman apocalyptique en Italie / B. Pischedda. - In: CAHIERS D'ÉTUDES ITALIENNES. - ISSN 2260-779X. - 2026:42(2026 Mar), pp. 1-9. [10.4000/15udk]

1970‑1980: il decennio del pessimismo. Il romanzo apocalittico in Italia = 1970–1980: The Decade of Pessimism. The Apocalyptic Novel in Italy = 1970-1980 : la décennie du pessimisme. Le roman apocalyptique en Italie

B. Pischedda
2026

Abstract

The period from the early 1970s to the early 1980s is marked by a striking concentration of novels with catastrophic themes, pessimistic either in terms of present facts or of future prospect. In this period, a number of well‑known or aspiring Italian authors began to confront these themes: Pasolini and Morante, Volponi and Soldati, Cassola, and Porta; then Satta, Morselli and Dante Virgili. It is difficult to consider the novels of these authors as representative of a particular genre, the constraints that unite them rather arising on the basis of a theme, a humanitarian concern, an ideological or moral attitude. The planet’s sudden depopulation, the cosmos returning to primordial chaos, is an image too dense and rich in implications not to produce different, even competing creative projects. In any case, one quality seems to characterize most of these works, linking them at least in their subject matter: a journey through disaster, through the remains of a humanity overwhelmed by its own faults, or else on the verge of being so. It is unclear why such narratives multiplied in this period. But three perspectives come to mind when we try to make sense of the phenomenon: the risk of nuclear conflagration, a global depletion of resources, and inconsolable mourning for the consolidation of a mass culture that seems to overwhelm everything, worlds of today and yesterday. These are, in short, three approaches, different yet sometimes combined, for contemplating the end.
Un singolare addensamento di opere romanzesche a sfondo catastrofico — pessimista nei fatti o nelle prospettive — si osserva nel periodo che va dai primi anni Settanta ai primi Ottanta del Novecento. È allora che si accosta a questi temi un buon numero di autori italiani già blasonati o in via di affermazione: Pasolini e Morante, Volponi e Soldati, Cassola, Porta, quindi Satta, Morselli e Dante Virgili. Difficile però considerare i romanzi che ne discendono in quanto testimoni peculiari di un genere. La vincolistica che li affratella sorge piuttosto sulla base di un tema, di un assillo umanitario, di un atteggiamento ideologico e morale. Lo spopolamento repentino del pianeta, il cosmo che rientra nel caos primigenio, è poi un’immagine troppo densa, troppo ricca di suggestioni per non favorire progetti difformi e persino concorrenti. Un aspetto, in ogni caso, sembra caratterizzare la più parte di queste opere, legandone la compagine almeno sotto il profilo attanziale: il viaggio attraverso il disastro, il percorso tra i resti di un’umanità travolta per sua colpa o sul punto di esserlo. Non è chiaro perché in quei pochi anni si moltiplichino simili narrazioni. Ma per dare un senso al fenomeno, almeno tre sono le prospettive a cui possiamo rifarci: rischi di una conflagrazione nucleare, esaurimento delle risorse, lutto inconsolabile per il definitivo assestamento di una cultura di massa che tutto sembra travolgere, mondi di oggi e di ieri. Tre atteggiamenti diversi, e talora congiunti, per contemplare la fine.
On observe, entre le début des années 1970 et le début des années 1980, une concentration singulière d’œuvres romanesques à caractère catastrophique, marquées par le pessimisme dans les faits ou dans les perspectives. C’est à cette époque qu’un grand nombre d’auteurs italiens déjà renommés ou en passe de le devenir s’intéressent à ces thèmes : Pasolini et Morante, Volponi et Soldati, Cassola, Porta, puis Satta, Morselli et Dante Virgili. Il est toutefois difficile de considérer les romans qui en découlent comme des témoins particuliers d’un genre. Le lien qui les unit repose plutôt sur un thème, une préoccupation humanitaire, une attitude idéologique et morale. Le dépeuplement soudain de la planète, le cosmos qui retombe dans le chaos primitif, est une image trop dense, trop riche en suggestions pour ne pas favoriser des projets différents, voire concurrents. Un aspect semble toutefois caractériser la plupart de ces œuvres, les reliant au moins du point de vue de l’action : le voyage à travers le désastre, le parcours parmi les restes d’une humanité détruite par sa propre faute ou sur le point de l’être. On ne sait pas exactement pourquoi ces récits se multiplient dans ce court laps de temps. Mais pour donner un sens à ce phénomène, on peut envisager au moins trois perspectives : les risques d’un conflit nucléaire, l’épuisement des ressources, le deuil inconsolable face à l’établissement définitif d’une culture de masse qui semble tout balayer, les mondes d’hier et d’aujourd’hui. Trois manières différentes, parfois conjuguées, pour contempler la fin.
apocalypse; prophetism; pessimism; extermination; septuagint; mainstream; picaresque genre; depletion of resources; crisis of the modern; millenarianism; mass society; apocalisse; profetismo; pessimismo; sterminio; genere picaresco; esaurimento delle risorse; crisi del moderno; millenarismo; società di massa;
Settore LICO-01/A - Letteratura italiana contemporanea
mar-2026
https://journals.openedition.org/cei/18172
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