In dibattito con gli storici Giorgio del Zanna e Barbara Bracco si sviluppa il tema “CONFLITTO MONDIALE E CURA DEI FERITI- Gli ospedali chirurgici italiani nella Grande Guerra”. Partendo dalla ricostruzione storica della risposta del mondo sanitario milanese nella prima guerra mondiale, e tenendo come filo guida la storia degli Ospedali Chirurgici Mobili del Comitato Milanese della Croce Rossa, si delinea l’incubo sanitario che L’Italia dovette affrontare allo scoppio della guerra: la necessità di implementare un sistema sanitario militare al fronte e sul territorio, e di mantenere attivo il sistema sanitario civile. Due sistemi sanitari contemporanei, che integrandosi dovevano condividere le stesse risorse e che vide il diretto coinvolgimento dell’iniziativa privata, diretta dalle Autorità pubbliche Comunali e Nazionali. Parallelamente si illustra la condizione del ferito nelle battaglie della grande guerra sottolineando l’aspetto di novità determinato dalla guerra di posizione e dalle nuove armi, analizzando la risposta del mondo militare e medico dal punto di vista dell’organizzazione del servizio sanitario. Paradigmatica fu l’esperienza degli Ospedali Chirurgici Mobili della Croce Rossa, diretti all’assistenza dei feriti cavitari, specialmente per i feriti all’addome. Le sanità militari di tutti gli eserciti erano entrate in guerra con l’ordine di non operare i feriti addominali. L’esperienza delle guerre precedenti insegnava che qualcuno non operato riusciva a sopravvivere, mentre gli operati morivano tutti. Ciò non avveniva nella vita civile. Il problema era logistico: i medici militari non erano chirurghi addominali, i feriti erano soccorsi dopo molte ore, gli ambienti operatori non erano idonei. Baldo Rossi, chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano sviluppò la costituzione di Ospedali Chirurgici Mobili trasportati su camion che, dotati di personale specializzato e di mezzi adeguati, avrebbero dovuto portarsi a ridosso del fronte nei momenti di offensiva. I comandi militari approvarono l’iniziativa. Rossi, trovò i fondi necessari per costruire tre unità mediante sottoscrizione pubblica e con l’aiuto della Cariplo. La sanità militare su questo modello implementò altre sette Ambulanze Chirurgiche d’Armata, tutte dirette da insigni chirurghi. La loro azione al fronte fu una vera epopea. Presso il solo ospedale mobile N° 1 “Città di Milano” furono curati oltre 4000 malati, salvando innumerevoli vite. Le altre unità non furono da meno. L’iniziativa fu considerata tra le innovazioni sanitarie più significative della guerra. La ricaduta postbellica dell’esperienza maturata fu cospicua. I fattori chiave della buona riuscita furono lo spirito d’iniziativa personale di Rossi, la buona comunicazione del progetto, ben articolato e dettagliatamente sviluppato, la capacità di attrazione fondi, la sensibilità dei donatori, l’intelligenza dei comandi e l’abnegazione degli operatori, l’effettiva integrazione fra l’iniziativa privata e la parte pubblica militare e civile, nonostante le difficoltà e gli immancabili attriti. Le modalità e i fattori che ne determinarono il successo appaiono estremamente attuali. Segue dibattito con i Relatori e con l’uditorio. Baldo Rossi, chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano sviluppò la costituzione di Ospedali Chirurgici Mobili trasportati su camion che, dotati di personale specializzato e di mezzi adeguati, avrebbero dovuto portarsi a ridosso del fronte nei momenti di offensiva. I comandi militari approvarono l’iniziativa. Rossi, trovò i fondi necessari per costruire tre unità mediante sottoscrizione pubblica e con l’aiuto della Cariplo. La sanità militare su questo modello implementò altre sette Ambulanze Chirurgiche d’Armata, tutte dirette da insigni chirurghi. La loro azione al fronte fu una vera epopea. Presso il solo ospedale mobile N° 1 “Città di Milano” furono curati oltre 4000 malati, salvando innumerevoli vite. Le altre unità non furono da meno. L’iniziativa fu considerata tra le innovazioni sanitarie più significative della guerra. La ricaduta postbellica dell’esperienza maturata fu cospicua. I fattori chiave della buona riuscita furono lo spirito d’iniziativa personale di Rossi, la buona comunicazione del progetto, ben articolato e dettagliatamente sviluppato, la capacità di attrazione fondi, la sensibilità dei donatori, l’intelligenza dei comandi e l’abnegazione degli operatori, l’effettiva integrazione fra l’iniziativa privata e la parte pubblica militare e civile, nonostante le difficoltà e gli immancabili attriti. Le modalità e i fattori che ne determinarono il successo appaiono estremamente attuali. Segue dibattito con i Relatori e con l’uditorio.

Presentazione del libro di Contardo Vergani Chirughi in prima linea. Storia degli ospedali chirurgici Mobilie nella Grande Guerra (Gaspari editore 2020) / C. Vergani. Prima guerra mondiale, Baldo Rossi, Ospedale Maggiore di Milano, ospedali chirurgici mobili, Ambulanze Chirurgiche d’Armata, chirurgia, storia militare Milano 2021.

Presentazione del libro di Contardo Vergani Chirughi in prima linea. Storia degli ospedali chirurgici Mobilie nella Grande Guerra (Gaspari editore 2020)

C. Vergani
2021

Abstract

In dibattito con gli storici Giorgio del Zanna e Barbara Bracco si sviluppa il tema “CONFLITTO MONDIALE E CURA DEI FERITI- Gli ospedali chirurgici italiani nella Grande Guerra”. Partendo dalla ricostruzione storica della risposta del mondo sanitario milanese nella prima guerra mondiale, e tenendo come filo guida la storia degli Ospedali Chirurgici Mobili del Comitato Milanese della Croce Rossa, si delinea l’incubo sanitario che L’Italia dovette affrontare allo scoppio della guerra: la necessità di implementare un sistema sanitario militare al fronte e sul territorio, e di mantenere attivo il sistema sanitario civile. Due sistemi sanitari contemporanei, che integrandosi dovevano condividere le stesse risorse e che vide il diretto coinvolgimento dell’iniziativa privata, diretta dalle Autorità pubbliche Comunali e Nazionali. Parallelamente si illustra la condizione del ferito nelle battaglie della grande guerra sottolineando l’aspetto di novità determinato dalla guerra di posizione e dalle nuove armi, analizzando la risposta del mondo militare e medico dal punto di vista dell’organizzazione del servizio sanitario. Paradigmatica fu l’esperienza degli Ospedali Chirurgici Mobili della Croce Rossa, diretti all’assistenza dei feriti cavitari, specialmente per i feriti all’addome. Le sanità militari di tutti gli eserciti erano entrate in guerra con l’ordine di non operare i feriti addominali. L’esperienza delle guerre precedenti insegnava che qualcuno non operato riusciva a sopravvivere, mentre gli operati morivano tutti. Ciò non avveniva nella vita civile. Il problema era logistico: i medici militari non erano chirurghi addominali, i feriti erano soccorsi dopo molte ore, gli ambienti operatori non erano idonei. Baldo Rossi, chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano sviluppò la costituzione di Ospedali Chirurgici Mobili trasportati su camion che, dotati di personale specializzato e di mezzi adeguati, avrebbero dovuto portarsi a ridosso del fronte nei momenti di offensiva. I comandi militari approvarono l’iniziativa. Rossi, trovò i fondi necessari per costruire tre unità mediante sottoscrizione pubblica e con l’aiuto della Cariplo. La sanità militare su questo modello implementò altre sette Ambulanze Chirurgiche d’Armata, tutte dirette da insigni chirurghi. La loro azione al fronte fu una vera epopea. Presso il solo ospedale mobile N° 1 “Città di Milano” furono curati oltre 4000 malati, salvando innumerevoli vite. Le altre unità non furono da meno. L’iniziativa fu considerata tra le innovazioni sanitarie più significative della guerra. La ricaduta postbellica dell’esperienza maturata fu cospicua. I fattori chiave della buona riuscita furono lo spirito d’iniziativa personale di Rossi, la buona comunicazione del progetto, ben articolato e dettagliatamente sviluppato, la capacità di attrazione fondi, la sensibilità dei donatori, l’intelligenza dei comandi e l’abnegazione degli operatori, l’effettiva integrazione fra l’iniziativa privata e la parte pubblica militare e civile, nonostante le difficoltà e gli immancabili attriti. Le modalità e i fattori che ne determinarono il successo appaiono estremamente attuali. Segue dibattito con i Relatori e con l’uditorio. Baldo Rossi, chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano sviluppò la costituzione di Ospedali Chirurgici Mobili trasportati su camion che, dotati di personale specializzato e di mezzi adeguati, avrebbero dovuto portarsi a ridosso del fronte nei momenti di offensiva. I comandi militari approvarono l’iniziativa. Rossi, trovò i fondi necessari per costruire tre unità mediante sottoscrizione pubblica e con l’aiuto della Cariplo. La sanità militare su questo modello implementò altre sette Ambulanze Chirurgiche d’Armata, tutte dirette da insigni chirurghi. La loro azione al fronte fu una vera epopea. Presso il solo ospedale mobile N° 1 “Città di Milano” furono curati oltre 4000 malati, salvando innumerevoli vite. Le altre unità non furono da meno. L’iniziativa fu considerata tra le innovazioni sanitarie più significative della guerra. La ricaduta postbellica dell’esperienza maturata fu cospicua. I fattori chiave della buona riuscita furono lo spirito d’iniziativa personale di Rossi, la buona comunicazione del progetto, ben articolato e dettagliatamente sviluppato, la capacità di attrazione fondi, la sensibilità dei donatori, l’intelligenza dei comandi e l’abnegazione degli operatori, l’effettiva integrazione fra l’iniziativa privata e la parte pubblica militare e civile, nonostante le difficoltà e gli immancabili attriti. Le modalità e i fattori che ne determinarono il successo appaiono estremamente attuali. Segue dibattito con i Relatori e con l’uditorio.
10-dic-2021
Prima guerra mondiale; Baldo Rossi; Ospedale Maggiore di Milano; ospedali chirurgici mobili; Ambulanze Chirurgiche d’Armata; chirurgia; storia militare
Settore MEDS-06/A - Chirurgia generale
Presentazione del libro di Contardo Vergani Chirughi in prima linea. Storia degli ospedali chirurgici Mobilie nella Grande Guerra (Gaspari editore 2020) / C. Vergani. Prima guerra mondiale, Baldo Rossi, Ospedale Maggiore di Milano, ospedali chirurgici mobili, Ambulanze Chirurgiche d’Armata, chirurgia, storia militare Milano 2021.
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