Partendo dalla ricostruzione storica della risposta del mondo sanitario milanese nella prima guerra mondiale, e tenendo come filo guida la storia degli Ospedali Chirurgici Mobili del Comitato Milanese della Croce Rossa, si è esposto l’impatto di questa iniziativa sull’incubo sanitario che l’Italia dovette affrontare allo scoppio della guerra: la necessità di implementare un sistema sanitario militare al fronte e sul territorio, e di mantenere attivo il sistema sanitario civile. Due sistemi sanitari contemporanei, che integrandosi dovevano condividere le stesse risorse e che vide il diretto coinvolgimento dell’iniziativa privata, diretta dalle Autorità pubbliche comunali e nazionali. Paradigmatica fu l’esperienza degli Ospedali Chirurgici Mobili della Croce Rossa, diretti all’assistenza dei feriti cavitari, specialmente per i feriti all’addome. Le sanità militari di tutti gli eserciti erano entrate in guerra con l’ordine di non operare i feriti addominali. L’esperienza delle guerre precedenti insegnava che qualcuno non operato riusciva a sopravvivere, mentre gli operati morivano tutti. Ciò non avveniva nella vita civile. Il problema era logistico: i medici militari non erano chirurghi addominali, i feriti erano soccorsi dopo molte ore, gli ambienti operatori non erano idonei. Baldo Rossi, chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano sviluppò la costituzione di Ospedali Chirurgici Mobili trasportati su camion che, dotati di personale specializzato e di mezzi adeguati, avrebbero dovuto portarsi a ridosso del fronte nei momenti di offensiva. I comandi militari approvarono l’iniziativa. Rossi, trovò i fondi necessari per costruire tre unità mediante sottoscrizione pubblica e con l’aiuto della Cariplo. La sanità militare su questo modello implementò altre sette Ambulanze Chirurgiche d’Armata, tutte dirette da insigni chirurghi. La loro azione al fronte fu una vera epopea. Presso il solo ospedale mobile N° 1 “Città di Milano” furono curati oltre 4000 malati, salvando innumerevoli vite. Le altre unità non furono da meno. L’iniziativa fu considerata tra le innovazioni sanitarie più significative della guerra. La ricaduta postbellica dell’esperienza maturata fu cospicua. I fattori chiave della buona riuscita furono lo spirito d’iniziativa personale di Rossi, la buona comunicazione del progetto, ben articolato e dettagliatamente sviluppato, la capacità di attrazione fondi, la sensibilità dei donatori, l’intelligenza dei comandi e l’abnegazione degli operatori, l’effettiva integrazione fra l’iniziativa privata e la parte pubblica militare e civile, nonostante le difficoltà e gli immancabili attriti. Le modalità e i fattori che ne determinarono il successo appaiono estremamente attuali. Tale esperienza viene presentata a un uditorio di chirurghi d’emergenza della Scuola Romana sottolineando l’apporto delle figure chirurgiche carismatiche dell’epoca con particolare analisi della scuola romana di chirurgia. Segue dibattito interattivo con l’uditorio.
Chirurghi in prima linea : storia degli ospedali chirurgici mobili nella Grande Guerra / C. Vergani. Conferenza e dibattito presso Policlinico Gemelli Roma : Le Unità Chirurgiche Mobili italiane nella Grande Guerra: la modernità del passato Roma 2022.
Chirurghi in prima linea : storia degli ospedali chirurgici mobili nella Grande Guerra
C. Vergani
2022
Abstract
Partendo dalla ricostruzione storica della risposta del mondo sanitario milanese nella prima guerra mondiale, e tenendo come filo guida la storia degli Ospedali Chirurgici Mobili del Comitato Milanese della Croce Rossa, si è esposto l’impatto di questa iniziativa sull’incubo sanitario che l’Italia dovette affrontare allo scoppio della guerra: la necessità di implementare un sistema sanitario militare al fronte e sul territorio, e di mantenere attivo il sistema sanitario civile. Due sistemi sanitari contemporanei, che integrandosi dovevano condividere le stesse risorse e che vide il diretto coinvolgimento dell’iniziativa privata, diretta dalle Autorità pubbliche comunali e nazionali. Paradigmatica fu l’esperienza degli Ospedali Chirurgici Mobili della Croce Rossa, diretti all’assistenza dei feriti cavitari, specialmente per i feriti all’addome. Le sanità militari di tutti gli eserciti erano entrate in guerra con l’ordine di non operare i feriti addominali. L’esperienza delle guerre precedenti insegnava che qualcuno non operato riusciva a sopravvivere, mentre gli operati morivano tutti. Ciò non avveniva nella vita civile. Il problema era logistico: i medici militari non erano chirurghi addominali, i feriti erano soccorsi dopo molte ore, gli ambienti operatori non erano idonei. Baldo Rossi, chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano sviluppò la costituzione di Ospedali Chirurgici Mobili trasportati su camion che, dotati di personale specializzato e di mezzi adeguati, avrebbero dovuto portarsi a ridosso del fronte nei momenti di offensiva. I comandi militari approvarono l’iniziativa. Rossi, trovò i fondi necessari per costruire tre unità mediante sottoscrizione pubblica e con l’aiuto della Cariplo. La sanità militare su questo modello implementò altre sette Ambulanze Chirurgiche d’Armata, tutte dirette da insigni chirurghi. La loro azione al fronte fu una vera epopea. Presso il solo ospedale mobile N° 1 “Città di Milano” furono curati oltre 4000 malati, salvando innumerevoli vite. Le altre unità non furono da meno. L’iniziativa fu considerata tra le innovazioni sanitarie più significative della guerra. La ricaduta postbellica dell’esperienza maturata fu cospicua. I fattori chiave della buona riuscita furono lo spirito d’iniziativa personale di Rossi, la buona comunicazione del progetto, ben articolato e dettagliatamente sviluppato, la capacità di attrazione fondi, la sensibilità dei donatori, l’intelligenza dei comandi e l’abnegazione degli operatori, l’effettiva integrazione fra l’iniziativa privata e la parte pubblica militare e civile, nonostante le difficoltà e gli immancabili attriti. Le modalità e i fattori che ne determinarono il successo appaiono estremamente attuali. Tale esperienza viene presentata a un uditorio di chirurghi d’emergenza della Scuola Romana sottolineando l’apporto delle figure chirurgiche carismatiche dell’epoca con particolare analisi della scuola romana di chirurgia. Segue dibattito interattivo con l’uditorio.| File | Dimensione | Formato | |
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