Marina Apollonio (1940) was part of the historical movement of ‘programmed art’ of the 1960s. She shares with other exponents of the optical-kinetic period a vision towards a strongly depersonalized art, in opposition to the concepts of expressive abstraction and informality. Her works are ‘calculated’ so that, in the viewer's perception, they transform into dynamic objects and spaces. The article presents the analysis of a practise-based research and the artistic collaboration between Marina Apollonio and the author. In 2021, the visual work Fusione Circolare was adapted and combined with Endings, an electroacoustic music piece composed using sounds from the run-out grooves of vinyl records. Several sound fragments were juxtaposed in a layered mosaic, forming a complex and oscillating musical text that is somehow reminiscent of mid-twentieth century musique concrète and turntable music, as well as rooted in the polyrhythmic architectures of EDM and techno music. The visual-kinetic part is a double spiral of black and white lines. A straight line radius crosses it from the center to the perimeter, indicating the beginning and the end of the cyclic period. When rotating at the right speed, the visual and the musical texts are synchronized and share a common cyclical time and continuous pulsation (tactus). What we see is both a Hörpartitur, a graphical/conceptual score, and a visual manifestation of the music. It thus becomes impossible to separate the musical part from the optical-kinetic part of the work: the moving shapes seem to dictate – rather than just describe – the organization of the sounds we hear.

Marina Apollonio (1940), tra le protagoniste dell’arte cinetica e programmata internazionale, è ancora oggi in attività. Condivide con altri esponenti dei movimenti ottico-cinetici la spinta verso un’arte fortemente depersonalizzata – in netta opposizione al concetto di astrazione espressiva e alle correnti informali – realizzando opere ‘calcolate’ che, nella visione dello spettatore, si trasformano in oggetti e spazi dinamici. L’articolo presenta l’analisi idiografica della collaborazione artistica tra Marina Apollonio e l’autore. Nel 2021, l’opera Fusione circolare viene adattata e abbinata al brano di musica elettroacustica Endings, sviluppato a partire dai crepitii contenuti nel solco finale dei dischi fonografici. Tali frammenti sonori, giustapposti su più livelli come tessere di un mosaico a strati, restituiscono un testo musicale complesso e oscillante, in equilibrio tra la musique concrète di metà Novecento, la turntable music e le architetture poliritmiche della techno music. La parte visivo-cinetica è una doppia spirale bianca e nera. Come il raggio di un cerchio spiraliforme, una retta la attraversa dal centro fino al perimetro. Quando messa in rotazione alla giusta velocità, l’opera si fonde inestricabilmente con la musica, ne condivide il tempo ciclico e la pulsazione del tactus. Ciò che vediamo muoversi costituisce sia una Hörpartitur, un partitura d’ascolto grafico-concettuale, sia una manifestazione visiva della musica. L’opera rappresenta visivamente l’organizzazione del suono e, al tempo stesso, le forme in rotazione sembrano dettare – più che semplicemente descrivere – la musica che udiamo.

Marina Apollonio: Fusione circolare/Endings. Tra arte cinetica e testo musicale elettroacustico / G. Bottin. - In: LA RIVISTA DI ENGRAMMA. - ISSN 1826-901X. - 2022:193(2022 Jul), pp. 11-32.

Marina Apollonio: Fusione circolare/Endings. Tra arte cinetica e testo musicale elettroacustico

G. Bottin
2022

Abstract

Marina Apollonio (1940), tra le protagoniste dell’arte cinetica e programmata internazionale, è ancora oggi in attività. Condivide con altri esponenti dei movimenti ottico-cinetici la spinta verso un’arte fortemente depersonalizzata – in netta opposizione al concetto di astrazione espressiva e alle correnti informali – realizzando opere ‘calcolate’ che, nella visione dello spettatore, si trasformano in oggetti e spazi dinamici. L’articolo presenta l’analisi idiografica della collaborazione artistica tra Marina Apollonio e l’autore. Nel 2021, l’opera Fusione circolare viene adattata e abbinata al brano di musica elettroacustica Endings, sviluppato a partire dai crepitii contenuti nel solco finale dei dischi fonografici. Tali frammenti sonori, giustapposti su più livelli come tessere di un mosaico a strati, restituiscono un testo musicale complesso e oscillante, in equilibrio tra la musique concrète di metà Novecento, la turntable music e le architetture poliritmiche della techno music. La parte visivo-cinetica è una doppia spirale bianca e nera. Come il raggio di un cerchio spiraliforme, una retta la attraversa dal centro fino al perimetro. Quando messa in rotazione alla giusta velocità, l’opera si fonde inestricabilmente con la musica, ne condivide il tempo ciclico e la pulsazione del tactus. Ciò che vediamo muoversi costituisce sia una Hörpartitur, un partitura d’ascolto grafico-concettuale, sia una manifestazione visiva della musica. L’opera rappresenta visivamente l’organizzazione del suono e, al tempo stesso, le forme in rotazione sembrano dettare – più che semplicemente descrivere – la musica che udiamo.
Marina Apollonio (1940) was part of the historical movement of ‘programmed art’ of the 1960s. She shares with other exponents of the optical-kinetic period a vision towards a strongly depersonalized art, in opposition to the concepts of expressive abstraction and informality. Her works are ‘calculated’ so that, in the viewer's perception, they transform into dynamic objects and spaces. The article presents the analysis of a practise-based research and the artistic collaboration between Marina Apollonio and the author. In 2021, the visual work Fusione Circolare was adapted and combined with Endings, an electroacoustic music piece composed using sounds from the run-out grooves of vinyl records. Several sound fragments were juxtaposed in a layered mosaic, forming a complex and oscillating musical text that is somehow reminiscent of mid-twentieth century musique concrète and turntable music, as well as rooted in the polyrhythmic architectures of EDM and techno music. The visual-kinetic part is a double spiral of black and white lines. A straight line radius crosses it from the center to the perimeter, indicating the beginning and the end of the cyclic period. When rotating at the right speed, the visual and the musical texts are synchronized and share a common cyclical time and continuous pulsation (tactus). What we see is both a Hörpartitur, a graphical/conceptual score, and a visual manifestation of the music. It thus becomes impossible to separate the musical part from the optical-kinetic part of the work: the moving shapes seem to dictate – rather than just describe – the organization of the sounds we hear.
kinetic art; locked groove; turntable music: synesthesia: programmed art; op art; techno music; edm
Settore L-ART/07 - Musicologia e Storia della Musica
Settore L-ART/03 - Storia dell'Arte Contemporanea
http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=4727
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