In the last years several scholars pointed out the desirability to extend the accommodation beyond disability. Currently, indeed, a duty of reasonable accommodation is exclusively provided in favour of people with disabilities (art. 5 dir. 2000/78/CE). Previous contributions, however, have stressed how the existing lack of a provision on religious accommodation can result not only in a low level of protection of religious freedom, but also in the rise of a hierarchy related to discrimination grounds in which religion and belief seem to be left at the bottom. Recently, also the European Courts (especially the ECtHR) have apparently open to the extension of the concept of reasonable accommodation, in line with the sensitivity of the Supreme Courts of USA and Canada, where the religious accommodation was first stated. Moving from the comparison between the American and Canadian jurisprudences and the European one, this paper argues about the transposability of the religious accommodation in Europe, in order to strengthen, even in the workplace, the protection of the freedom of religion.

Negli ultimi anni diversi studiosi hanno evidenziato l'opportunità di estendere il concetto di reasonable accommodation oltre il fattore discriminatorio della disabilità. Attualmente, infatti, un obbligo di accomodamento ragionevole è previsto esclusivamente a favore dei prestatori affetti da disabilità (art. 5 dir. 2000/78/CE). Tuttavia, precedenti contributi hanno sottolineato come l'attuale mancanza di una disposizione sull'accomodamento religioso possa tradursi non solo in una scarsa tutela della libertà religiosa, ma anche nel consolidamento di una gerarchia dei fattori discriminatori in cui religione e convinzioni personali paiono destinate alle ultime posizioni. Di recente, anche le Corti europee (soprattutto la Corte di Strasburgo) sembrano aver aperto al concetto di accomodamento ragionevole, mostrando una sensibilità analoga a quella delle Corti Supreme di USA e Canada, dove la religious accommodation è stata introdotta per la prima volta. Muovendo dal confronto tra la giurisprudenza americana e canadese e quella europea, questo articolo ragiona sulla possibilità di trasporre il concetto di reasonable accommodation in Europa, al fine di rafforzare, anche nei luoghi di lavoro, la tutela della libertà di religione.

Le frontiere europee della religious accommodation: Spunti di comparazione / G. Pavesi. - In: STATO, CHIESE E PLURALISMO CONFESSIONALE. - ISSN 1971-8543. - 2021:10(2021 May 24), pp. 75-114. [10.13130/1971-8543/15635]

Le frontiere europee della religious accommodation: Spunti di comparazione

G. Pavesi
2021-05-24

Abstract

Negli ultimi anni diversi studiosi hanno evidenziato l'opportunità di estendere il concetto di reasonable accommodation oltre il fattore discriminatorio della disabilità. Attualmente, infatti, un obbligo di accomodamento ragionevole è previsto esclusivamente a favore dei prestatori affetti da disabilità (art. 5 dir. 2000/78/CE). Tuttavia, precedenti contributi hanno sottolineato come l'attuale mancanza di una disposizione sull'accomodamento religioso possa tradursi non solo in una scarsa tutela della libertà religiosa, ma anche nel consolidamento di una gerarchia dei fattori discriminatori in cui religione e convinzioni personali paiono destinate alle ultime posizioni. Di recente, anche le Corti europee (soprattutto la Corte di Strasburgo) sembrano aver aperto al concetto di accomodamento ragionevole, mostrando una sensibilità analoga a quella delle Corti Supreme di USA e Canada, dove la religious accommodation è stata introdotta per la prima volta. Muovendo dal confronto tra la giurisprudenza americana e canadese e quella europea, questo articolo ragiona sulla possibilità di trasporre il concetto di reasonable accommodation in Europa, al fine di rafforzare, anche nei luoghi di lavoro, la tutela della libertà di religione.
In the last years several scholars pointed out the desirability to extend the accommodation beyond disability. Currently, indeed, a duty of reasonable accommodation is exclusively provided in favour of people with disabilities (art. 5 dir. 2000/78/CE). Previous contributions, however, have stressed how the existing lack of a provision on religious accommodation can result not only in a low level of protection of religious freedom, but also in the rise of a hierarchy related to discrimination grounds in which religion and belief seem to be left at the bottom. Recently, also the European Courts (especially the ECtHR) have apparently open to the extension of the concept of reasonable accommodation, in line with the sensitivity of the Supreme Courts of USA and Canada, where the religious accommodation was first stated. Moving from the comparison between the American and Canadian jurisprudences and the European one, this paper argues about the transposability of the religious accommodation in Europe, in order to strengthen, even in the workplace, the protection of the freedom of religion.
reasonable accommodation; freedom of religion and belief; workplace; ECtHR; religious accommodation
Settore IUS/11 - Diritto Canonico e Diritto Ecclesiastico
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