Gli studi di Martin West e di Walter Burkert e, più recentemente, di Johannes Haubold hanno costretto la filologia classica a confrontarsi con le tradizioni letterarie egizie, mesopotamiche e anatoliche -ad esempio gli impressionanti cicli epici venuti fuori dalle tavolette di Hattuša. Al di là dei numerosi quanto problematici aspetti di contatto, che mostrano un quadro internazionale e plurisecolare all’interno del quale si collocano le prime manifestazioni poetiche greche, resta al momento priva di paralleli, e dunque presumibilmente ‘greca’, proprio la ‘invenzione’ delle Muse. Attributo fondamentale e originario delle Muse è la loro predisposizione all’epifania terrena, in luoghi extraurbani, a un individuo dotato di virtù straordinarie, prescelto latore della loro arte, e la tradizione poetica greca ha in Esiodo il primo (di una lunga serie) a svolgere questo ruolo. L’investitura poetica esiodea avviene in uno spazio montano dedicato al pascolo, un ambiente che potrebbe forse avere le sue origini nel ricordo del mondo successivo al crollo della civiltà palaziale micenea e nella rifondazione ellenica a partire dai contesti periferico-rurali. L'articolo prosegue rivisitando le principali tappe di questo cammino di investiture, in cui le Muse sono di volta in vota ripensate, soprattutto in relazione al rapporto tra oralità e scrittura. In Archiloco la prospettiva esiodea è ‘abbassata’ e resa giocosa nell’episodio pario narrato nella sia pur seriore epigrafe di Mnesiepes, e tuttavia mantiene piuttosto intatti i punti cardini della rappresentazione esiodea (un’idea che riappare mutatis mutandis nell’idillio VII teocriteo). Un rovesciamento vero e proprio lo attua Posidippo di Pella, che infrange il modello della ruralità per chiamare le Muse all’interno delle mura cittadine e collocarle in un sistema totalmente dominato dalla scrittura, com’è necessario per l’epigramma, il cui ruolo primario è anzi quello di immortalare tramite la scrittura. In conclusione l'articolo si sofferma sull’oralità di ritorno della rappresentazione (o evocazione) platonica delle Muse, in particolare quella ‘tradizionale’ del Fedro, con lo spazio idilliaco extraurbano, l’ispirazione a comporre oralmente e la condanna esplicita della scrittura, e quella ‘soloniana’ del Timeo-Crizia.

La campagna greca e il codice delle Muse. Iniziazioni poetiche e generi letterari / A. Capra - In: I luoghi delle Muse. La funzione dello spazio nella fondazione e nel rinnovamento dei generi letterari greci / [a cura di] S. Cannavale, L. Miletti, M. Regali. - [s.l] : Academia Verlag, 2021. - ISBN 978-3-89665-916-3. - pp. 19-39

La campagna greca e il codice delle Muse. Iniziazioni poetiche e generi letterari

A. Capra
2021

Abstract

Gli studi di Martin West e di Walter Burkert e, più recentemente, di Johannes Haubold hanno costretto la filologia classica a confrontarsi con le tradizioni letterarie egizie, mesopotamiche e anatoliche -ad esempio gli impressionanti cicli epici venuti fuori dalle tavolette di Hattuša. Al di là dei numerosi quanto problematici aspetti di contatto, che mostrano un quadro internazionale e plurisecolare all’interno del quale si collocano le prime manifestazioni poetiche greche, resta al momento priva di paralleli, e dunque presumibilmente ‘greca’, proprio la ‘invenzione’ delle Muse. Attributo fondamentale e originario delle Muse è la loro predisposizione all’epifania terrena, in luoghi extraurbani, a un individuo dotato di virtù straordinarie, prescelto latore della loro arte, e la tradizione poetica greca ha in Esiodo il primo (di una lunga serie) a svolgere questo ruolo. L’investitura poetica esiodea avviene in uno spazio montano dedicato al pascolo, un ambiente che potrebbe forse avere le sue origini nel ricordo del mondo successivo al crollo della civiltà palaziale micenea e nella rifondazione ellenica a partire dai contesti periferico-rurali. L'articolo prosegue rivisitando le principali tappe di questo cammino di investiture, in cui le Muse sono di volta in vota ripensate, soprattutto in relazione al rapporto tra oralità e scrittura. In Archiloco la prospettiva esiodea è ‘abbassata’ e resa giocosa nell’episodio pario narrato nella sia pur seriore epigrafe di Mnesiepes, e tuttavia mantiene piuttosto intatti i punti cardini della rappresentazione esiodea (un’idea che riappare mutatis mutandis nell’idillio VII teocriteo). Un rovesciamento vero e proprio lo attua Posidippo di Pella, che infrange il modello della ruralità per chiamare le Muse all’interno delle mura cittadine e collocarle in un sistema totalmente dominato dalla scrittura, com’è necessario per l’epigramma, il cui ruolo primario è anzi quello di immortalare tramite la scrittura. In conclusione l'articolo si sofferma sull’oralità di ritorno della rappresentazione (o evocazione) platonica delle Muse, in particolare quella ‘tradizionale’ del Fedro, con lo spazio idilliaco extraurbano, l’ispirazione a comporre oralmente e la condanna esplicita della scrittura, e quella ‘soloniana’ del Timeo-Crizia.
Muse; Esiodo; Archiloco; Posidippo; Platone; iniziazione
Settore L-FIL-LET/02 - Lingua e Letteratura Greca
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