Joan Didion’s «The White Album» – the key essay of the 1979 nonfiction book of the same name – offers the reader a reflection on the ethical and aesthetic predicament of chronicling the countercultural Zeitgeist of 1960s California by imposing a narrative line on «stories without a narrative». To do so, Didion hones her authorial persona as survivor and witness to the end of a decade that finds its metaphorical climax in the Manson Murders. «The White Album» is therefore by all means a narrative of survival: Didion survives her life in «a senseless killing neighborhood» in L.A., the paranoia of her time, her own multiple sclerosis diagnosis, and her overexposed subjectivity. This essay looks at some of the stylistic devices through which Didion weaves her narrative by juxtaposing disparate and highly idiosyncratic images of that season.

Nel saggio «The White Album» da cui prende il nome l’omonima raccolta del 1979, Joan Didion mette a fuoco la propria riflessione etica ed estetica circa la difficoltà epistemologica di raccontare la controcultura californiana della fine degli anni Sessanta in un frangente in cui nessun evento sembra seguire alcun disegno conosciuto. Per farlo Didion mette a punto una voce autoriale che trova legittimazione nel proprio statuto di sopravvissuta e testimone a un decennio finito metaforicamente sui Manson Murders. «The White Album» è la narrazione di una sopravvissuta: Didion sopravvive al «quartiere di omicidi insensati» in cui vive a L.A., alla paranoia del proprio tempo, alla propria dignosi di sclerosi multipla, e alla propria soggettività sovraesposta. Questo saggio guarda ad alcuni dei procedimenti stilistici usati da Didion per imbastire la propria narrazione giustapponendo le immagini disparate e idiosincratiche di quella stagione.

"Tutto era innominabile ma niente era inimmaginabile" : The White Album di Joan Didion / C. Scarpino. - In: CAHIERS D'ÉTUDES ROMANES. - ISSN 0180-684X. - 38:(2019), pp. 129-145. [10.4000/etudesromanes.9052]

"Tutto era innominabile ma niente era inimmaginabile" : The White Album di Joan Didion

C. Scarpino
2019

Abstract

Nel saggio «The White Album» da cui prende il nome l’omonima raccolta del 1979, Joan Didion mette a fuoco la propria riflessione etica ed estetica circa la difficoltà epistemologica di raccontare la controcultura californiana della fine degli anni Sessanta in un frangente in cui nessun evento sembra seguire alcun disegno conosciuto. Per farlo Didion mette a punto una voce autoriale che trova legittimazione nel proprio statuto di sopravvissuta e testimone a un decennio finito metaforicamente sui Manson Murders. «The White Album» è la narrazione di una sopravvissuta: Didion sopravvive al «quartiere di omicidi insensati» in cui vive a L.A., alla paranoia del proprio tempo, alla propria dignosi di sclerosi multipla, e alla propria soggettività sovraesposta. Questo saggio guarda ad alcuni dei procedimenti stilistici usati da Didion per imbastire la propria narrazione giustapponendo le immagini disparate e idiosincratiche di quella stagione.
Joan Didion’s «The White Album» – the key essay of the 1979 nonfiction book of the same name – offers the reader a reflection on the ethical and aesthetic predicament of chronicling the countercultural Zeitgeist of 1960s California by imposing a narrative line on «stories without a narrative». To do so, Didion hones her authorial persona as survivor and witness to the end of a decade that finds its metaphorical climax in the Manson Murders. «The White Album» is therefore by all means a narrative of survival: Didion survives her life in «a senseless killing neighborhood» in L.A., the paranoia of her time, her own multiple sclerosis diagnosis, and her overexposed subjectivity. This essay looks at some of the stylistic devices through which Didion weaves her narrative by juxtaposing disparate and highly idiosyncratic images of that season.
Joan Didion; Non Fiction; WHite Album
Settore L-LIN/11 - Lingue e Letterature Anglo-Americane
https://journals.openedition.org/etudesromanes/9052#text
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