The recent publication of Recherches sur l’usage littéraire du langage, the preparatory notes for Merleau-Ponty’s “Monday course” at the Collège de France in 1953, provides further evidence of the turning points of the French philosopher’s reflections during this period. This course, on the style of expression in the work of Stendhal and Valery, is interesting in that it truly reveals to us a unique perspective on the questions that, on the one hand, are related to research made during the previous period at the Sorbonne; and that, on the other hand, fi nd a new echo, a new development in the course on “The Philosophy of Proust” given by Merleau-Ponty in the following year, also at the Collège of France. The problem of the intersubjectivity of the work of art in particular fi nds a crucial complement in this course. Starting from the work on literary language, this offers a path toward thinking the chiasm between author and reader in an unprecedented way that avoids falling back into the fruitless opposition between two poles: one represented by a purely subjective point of view, with its solipsistic excesses, and one that tries to take into account the communication between two subjects, author and reader in this case, by thinking them as an “already given” unity before the gesture of writing and the experience of reading.

La recente pubblicazione delle Recherches sur l’usage littéraire du langage, note preparatorie al “cours du lundi” tenuto da Merleau-Ponty, nel 1953, durante il suo primo anno d’insegnamento al Collège de France, giunge a darci nuova testimonianza a proposito di alcuni decisivi snodi che in quel periodo animano la rifl essione del fi losofo francese. L’interesse che in questo corso egli rivolge allo stile espresso dalle opere di Valéry e Stendhal ci rivela, infatti, un originale punto di vista su questioni che da un lato ereditano la posta in gioco di alcune importanti indagini nate durante la precedente esperienza della Sorbonne e, dall’altro, troveranno una rinnovata eco, e un ulteriore sviluppo, proprio nel corso sulla “fi losofi a di Proust” che Merleau-Ponty affronterà l’anno successivo, sempre al Collège de France. In particolare, il problema dell’intersoggetività dell’opera d’arte trova nel corso in esame una declinazione cruciale, che spinge a pensare, a partire dall’esercizio del linguaggio letterario, il chiasma fra autore e lettore in direzione di una via inedita da tracciare evitando di ricadere in due opposti – e infruttuosi – poli: quello rappresentato da un punto di vista meramente soggettivistico – dalle derive solipsistiche –, e quello che prova a dar conto della comunicazione fra due “soggetti” – autore e lettore, appunto – pensandoli come unità che sarebbero “già date” prima del gesto della scrittura e dell’esperienza della lettura.

Chi scrive? Chi legge? Il chiasma fra autore e lettore a partire dalle ‘Recherches sur l’usage littéraire du langage’ / C. Rozzoni. - In: CHIASMI INTERNATIONAL. - ISSN 1637-6757. - 16:(2014), pp. 325-344.

Chi scrive? Chi legge? Il chiasma fra autore e lettore a partire dalle ‘Recherches sur l’usage littéraire du langage’

C. Rozzoni
2014

Abstract

La recente pubblicazione delle Recherches sur l’usage littéraire du langage, note preparatorie al “cours du lundi” tenuto da Merleau-Ponty, nel 1953, durante il suo primo anno d’insegnamento al Collège de France, giunge a darci nuova testimonianza a proposito di alcuni decisivi snodi che in quel periodo animano la rifl essione del fi losofo francese. L’interesse che in questo corso egli rivolge allo stile espresso dalle opere di Valéry e Stendhal ci rivela, infatti, un originale punto di vista su questioni che da un lato ereditano la posta in gioco di alcune importanti indagini nate durante la precedente esperienza della Sorbonne e, dall’altro, troveranno una rinnovata eco, e un ulteriore sviluppo, proprio nel corso sulla “fi losofi a di Proust” che Merleau-Ponty affronterà l’anno successivo, sempre al Collège de France. In particolare, il problema dell’intersoggetività dell’opera d’arte trova nel corso in esame una declinazione cruciale, che spinge a pensare, a partire dall’esercizio del linguaggio letterario, il chiasma fra autore e lettore in direzione di una via inedita da tracciare evitando di ricadere in due opposti – e infruttuosi – poli: quello rappresentato da un punto di vista meramente soggettivistico – dalle derive solipsistiche –, e quello che prova a dar conto della comunicazione fra due “soggetti” – autore e lettore, appunto – pensandoli come unità che sarebbero “già date” prima del gesto della scrittura e dell’esperienza della lettura.
The recent publication of Recherches sur l’usage littéraire du langage, the preparatory notes for Merleau-Ponty’s “Monday course” at the Collège de France in 1953, provides further evidence of the turning points of the French philosopher’s reflections during this period. This course, on the style of expression in the work of Stendhal and Valery, is interesting in that it truly reveals to us a unique perspective on the questions that, on the one hand, are related to research made during the previous period at the Sorbonne; and that, on the other hand, fi nd a new echo, a new development in the course on “The Philosophy of Proust” given by Merleau-Ponty in the following year, also at the Collège of France. The problem of the intersubjectivity of the work of art in particular fi nds a crucial complement in this course. Starting from the work on literary language, this offers a path toward thinking the chiasm between author and reader in an unprecedented way that avoids falling back into the fruitless opposition between two poles: one represented by a purely subjective point of view, with its solipsistic excesses, and one that tries to take into account the communication between two subjects, author and reader in this case, by thinking them as an “already given” unity before the gesture of writing and the experience of reading.
La publication récente des Recherches sur l’usage littéraire du langage, notes préparatoires au « cours du lundi » donné par Merleau-Ponty en 1953 au Collège de France, apporte de nouvelles preuves des tournants décisifs de la réfl exion du philosophe français à cette période. L’intérêt de ce cours consacré au style de l’expression dans l’œuvre de Valéry et Stendhal est qu’il nous révèle en fait un point de vue original sur les questions qui, d’un côté, sont liées aux enjeux des recherches effectuées durant l’expérience antérieure de la Sorbonne ; et qui, d’un autre côté, trouvent un nouvel écho, un nouveau développement, dans le cours sur la « Philosophie de Proust » donné par Merleau-Ponty l’année suivante, toujours au Collège de France. Le problème de l’intersubjectivité de l’oeuvre d’art en particulier trouve dans ce cours un complément crucial. Celui-ci amène à penser, à partir du travail sur le langage littéraire, le chiasme entre l’auteur et le lecteur d’une façon inédite, qui évite de retomber dans l’opposition infructueuse de deux pôles: celui représenté par un point de vue purement subjectif – avec ses dérives solipsistes -, et celui qui essaie de prendre en compte la communication entre deux sujets – auteur et lecteur en l’occurrence- en les pensant comme une unité « déjà donnée » avant le geste de l’écriture et l’expérience de la lecture.
Settore M-FIL/04 - Estetica
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