This work examines the representation of diversity, xenophobia, racism, and exclusionary practices in two recent science fiction TV series: Humans (Sam Vincent and Jonathan Brackley, Channel 4 and AMC, UK and USA, 3 seasons, 24 episodes, 2015-2018) and The Aliens (Fintan Ryan, E4, 1 season, 6 episodes, 2016). Both series are set in the United Kingdom and represent an alternative present in which another sentient humanoid species exists alongside humans: androids in one case, aliens in the other. In both series, the group of non-humans is confined to a subaltern position in society, and the main non-human characters face discrimination and racism in their everyday life: this makes them clear symbols for migrants and ethnic minorities in countries of the Global North today. Based on this metaphor, my aim is to analyse the two series using a cultural approach, to determine whether they bring any innovation to the representation of difference within the science fiction genre. In the Introduction, I explain the reasons behind my choice of this research topic and provide the theoretical framework for my analysis. I then provide a general overview of the tropes of the alien and the android as symbols of racial difference, based on the current state of the art in science fiction studies, film and television studies, cultural studies, and migration studies. I highlight how the representation of aliens and androids in science fiction cinema, in particular, has often been considered oversimplified, portraying non-humans univocally as either positive or negative characters. I suggest that contemporary TV series might provide more complex representations of diversity, since TV series in the twenty-first century have been praised for their potential to tell multifaceted and multi-perspectival stories. In the first chapter, I explain why Humans and The Aliens were chosen for my analysis, and I explore the portrayal of difference in the two series, focusing on how the creation and enforcement of otherness, the social status of non-humans, and the rendering of spatialities of abjection mirror social issues related to the current condition of migrants in the Global North, specifically in the United Kingdom and in the United States. In the second chapter, I provide an analysis of the characterisation of non-humans in the two series, examining the representational strategies through which they are given voice and agency, and demonstrating how the length and structure of the narrative do indeed allow for the presence of multiple, often contrasting points of view and the creation of intense bonding with the audience. I hence expand on affective narrative in Humans and The Aliens, arguing that it presents some novelties in the science fiction genre and that these novelties are possibly connected to the ‘affective turn’ noted by philosophers and scholars across the Humanities, which has recently acquired increasing momentum in the fields of cultural studies, political communication, and discourse and media theory. In the Conclusions, I argue that Humans and The Aliens are innovative in their representation of difference within the science fiction genre; this complex and effective representation is allowed by the specificity of the narrative medium and is coherent with recent cultural and communicative trends. Finally, I suggest some questions and issues that might be addressed by future research in this field.

Questa tesi si propone di esaminare la rappresentazione di diversità, xenofobia, razzismo e pratiche di esclusione in due serie TV di fantascienza di recente produzione: Humans (Sam Vincent e Jonathan Brackley, Channel 4 e AMC, UK e USA, 3 stagioni, 24 episodi, 2015-2018) e The Aliens (Fintan Ryan, E4, 1 stagione, 6 episodi, 2016). Entrambe le serie sono ambientate nel Regno Unito, in un presente alternativo in cui oltre agli umani è presente un’altra specie umanoide senziente: androidi nel primo caso, alieni nel secondo. In entrambe le serie, il gruppo di non-umani è costretto ad una posizione sociale subalterna e i protagonisti non-umani subiscono discriminazione e razzismo da parte degli umani: in questo modo, si rappresenta metaforicamente la condizione dei migranti e delle minoranze etniche nel Nord Globale di oggi. Partendo da questa simbologia, il mio scopo è di analizzare Humans e The Aliens attraverso un approccio culturalista, per determinare se queste due serie presentino particolari innovazioni nella rappresentazione della diversità all’interno del genere fantascientifico. Nell’introduzione spiego i motivi che mi hanno portata a scegliere questo argomento di studio e fornisco una cornice metodologica per la mia analisi. Traccio poi un quadro generale dei tropi dell’alieno e dell’androide come metafore di alterità, basandomi sull’attuale stato dell’arte nei principali campi di studio coinvolti: fantascienza, cinema e televisione, studi culturali, studi sulle migrazioni. Evidenzio che nel cinema, in particolare, la rappresentazione di alieni e androidi è stata spesso considerata eccessivamente semplificata e binaria, con personaggi non-umani presentati come univocamente positivi o negativi. Ipotizzo, quindi, che le serie TV contemporanee, che sono spesso lodate per la loro capacità di raccontare storie corali e sfaccettate, possano fornire rappresentazioni della diversità più complesse, in cui si dà spazio a molteplici punti di vista e a una pluralità di prospettive. Nel primo capitolo spiego il motivo per cui ho scelto Humans e The Aliens e analizzo la rappresentazione della diversità nelle due serie, concentrandomi sulla costruzione e imposizione dell’alterità, sullo status sociale dei personaggi non-umani, sulle spazialità dell’abiezione, e su come tutti questi aspetti possano essere letti come metafora della condizione dei migranti nel Nord Globale, in particolare nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Nel secondo capitolo analizzo la caratterizzazione di androidi e alieni nelle due serie, dimostrando attraverso quali strategie questi personaggi vengano arricchiti di voce e agency, e come la lunghezza e l’organizzazione temporale della narrazione permettano effettivamente di presentare punti di vista diversi e in contrasto tra loro. Esamino poi la narrazione affettiva in Humans e The Aliens, che ritengo innovativa rispetto a casi precedenti nella fantascienza, e traccio una possibile connessione con la recente rilevanza dell’affetto notata già da tempo da studiosi di molte discipline filosofiche, psicologiche e umanistiche e divenuta sempre più importante in tempi recenti nell’ambito degli studi culturali, dell’analisi del discorso, della comunicazione politica e della teoria dei media. Nelle conclusioni confermo che Humans e The Aliens presentano alcune interessanti innovazioni nella rappresentazione della diversità all’interno del genere fantascientifico; queste innovazioni sono rese possibili dalla specificità del mezzo narrativo utilizzato e sono coerenti con tendenze culturali e comunicative recenti. Infine, suggerisco alcune domande e questioni rimaste da esplorare e propongo possibili sviluppi di ricerca futuri.

HUMANS AND NON-HUMANS: REPRESENTATION OF DIVERSITY AND EXCLUSIONARY PRACTICES IN TWENTY-FIRST CENTURY BRITISH SCIENCE FICTION TV SERIES / I. Villa ; tutor: L.A. De Michelis ; coordinatore: M.V. Calvi. - Milano : Università degli studi di Milano. Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali, 2021 Jun 24. ((33. ciclo, Anno Accademico 2020.

HUMANS AND NON-HUMANS: REPRESENTATION OF DIVERSITY AND EXCLUSIONARY PRACTICES IN TWENTY-FIRST CENTURY BRITISH SCIENCE FICTION TV SERIES

VILLA, ILARIA
2021-06-24

Abstract

Questa tesi si propone di esaminare la rappresentazione di diversità, xenofobia, razzismo e pratiche di esclusione in due serie TV di fantascienza di recente produzione: Humans (Sam Vincent e Jonathan Brackley, Channel 4 e AMC, UK e USA, 3 stagioni, 24 episodi, 2015-2018) e The Aliens (Fintan Ryan, E4, 1 stagione, 6 episodi, 2016). Entrambe le serie sono ambientate nel Regno Unito, in un presente alternativo in cui oltre agli umani è presente un’altra specie umanoide senziente: androidi nel primo caso, alieni nel secondo. In entrambe le serie, il gruppo di non-umani è costretto ad una posizione sociale subalterna e i protagonisti non-umani subiscono discriminazione e razzismo da parte degli umani: in questo modo, si rappresenta metaforicamente la condizione dei migranti e delle minoranze etniche nel Nord Globale di oggi. Partendo da questa simbologia, il mio scopo è di analizzare Humans e The Aliens attraverso un approccio culturalista, per determinare se queste due serie presentino particolari innovazioni nella rappresentazione della diversità all’interno del genere fantascientifico. Nell’introduzione spiego i motivi che mi hanno portata a scegliere questo argomento di studio e fornisco una cornice metodologica per la mia analisi. Traccio poi un quadro generale dei tropi dell’alieno e dell’androide come metafore di alterità, basandomi sull’attuale stato dell’arte nei principali campi di studio coinvolti: fantascienza, cinema e televisione, studi culturali, studi sulle migrazioni. Evidenzio che nel cinema, in particolare, la rappresentazione di alieni e androidi è stata spesso considerata eccessivamente semplificata e binaria, con personaggi non-umani presentati come univocamente positivi o negativi. Ipotizzo, quindi, che le serie TV contemporanee, che sono spesso lodate per la loro capacità di raccontare storie corali e sfaccettate, possano fornire rappresentazioni della diversità più complesse, in cui si dà spazio a molteplici punti di vista e a una pluralità di prospettive. Nel primo capitolo spiego il motivo per cui ho scelto Humans e The Aliens e analizzo la rappresentazione della diversità nelle due serie, concentrandomi sulla costruzione e imposizione dell’alterità, sullo status sociale dei personaggi non-umani, sulle spazialità dell’abiezione, e su come tutti questi aspetti possano essere letti come metafora della condizione dei migranti nel Nord Globale, in particolare nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Nel secondo capitolo analizzo la caratterizzazione di androidi e alieni nelle due serie, dimostrando attraverso quali strategie questi personaggi vengano arricchiti di voce e agency, e come la lunghezza e l’organizzazione temporale della narrazione permettano effettivamente di presentare punti di vista diversi e in contrasto tra loro. Esamino poi la narrazione affettiva in Humans e The Aliens, che ritengo innovativa rispetto a casi precedenti nella fantascienza, e traccio una possibile connessione con la recente rilevanza dell’affetto notata già da tempo da studiosi di molte discipline filosofiche, psicologiche e umanistiche e divenuta sempre più importante in tempi recenti nell’ambito degli studi culturali, dell’analisi del discorso, della comunicazione politica e della teoria dei media. Nelle conclusioni confermo che Humans e The Aliens presentano alcune interessanti innovazioni nella rappresentazione della diversità all’interno del genere fantascientifico; queste innovazioni sono rese possibili dalla specificità del mezzo narrativo utilizzato e sono coerenti con tendenze culturali e comunicative recenti. Infine, suggerisco alcune domande e questioni rimaste da esplorare e propongo possibili sviluppi di ricerca futuri.
DE MICHELIS, LIDIA ANNA
CALVI, MARIA VITTORIA
science fiction; aliens; androids; TV series; migrants; racism; xenophobia; otherness
Settore L-LIN/10 - Letteratura Inglese
HUMANS AND NON-HUMANS: REPRESENTATION OF DIVERSITY AND EXCLUSIONARY PRACTICES IN TWENTY-FIRST CENTURY BRITISH SCIENCE FICTION TV SERIES / I. Villa ; tutor: L.A. De Michelis ; coordinatore: M.V. Calvi. - Milano : Università degli studi di Milano. Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali, 2021 Jun 24. ((33. ciclo, Anno Accademico 2020.
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