The “crimmigration” in the Italian system: between choices of incrimination and the use of administrative detention. This paper aims to study the criminalization of the migratory phenomenon in Italy. In particular, the work verifies the applicability to the Italian legal system of the so-called crimmigration, i.e., a phenomenon of overlap or intersection between criminal law and immigration law. Originally observed and studied in the United States – where, in 2006, Juliet Stumpf coined the name – this phenomenon translates, on the one hand, into a tightening of the instruments available to States for the management of irregular migratory flows and, on the other hand, in a progressive orientation of migration policies in a repressive and excluding sense. Following the three ‘guidelines’ (direttrici) in which the doctrine on the subject usually articulates the phenomenon (i.e.: the use of criminal sanctions to punish conducts of violation of the legislation on immigration, the provision of administrative consequences relating to the legitimacy of the stay deriving from criminal convictions and the use of privative or restrictive measures of personal freedom) the study reconstructs the regulatory and jurisprudential developments in the field of contrasting irregular immigration in our country, noting how this securitarian approach is now prevalent also in Italy. The results of the research lead to three main observations. In the first place, following the El Dridi judgment of the European Court of Justice of 2011 and the stringent indications coming from European law, the criminalization ‘in the strict sense’ of irregular migration is today a path practically abandoned by the legislator. The provision of ad hoc crimes for irregular foreigners and the use of criminal sanctions are, in fact, being replaced by more agile and effective tools such as the administrative measures (typical of the second ‘guideline’). Alongside the many forms of expulsion, in fact, an ever-increasing and uneven number of crimes, if committed by a foreigner, affect his stay in Italy or his own entry, recalling the contents of the ‘membership theory’ formulated overseas. Secondly, a new line of repressive intervention with the typical criminal tools seems to emerge (defined as a possible ‘fourth guideline’) against those who, even for pure solidarity purposes, support the aliens in their illegal migratory path. In particular, the definition includes the incrimination of the conduct of assistance of the NGOs active in the Mediterranean, both in the forms of aiding (pursuant to art. 12 t.u.imm.) as well as the recent (and short-lived) sanctions for violating the entry bans in the Italian territorial sea. Thirdly, in conjunction with the gradual abandonment of criminal detention, various forms of administrative deprivation of personal freedom of irregular migrants have acquired an increasingly central role (in the CPRs, in hotspots, in the transit areas of airports, and, lastly, on quarantine ships). Precisely from the analysis of the discipline of administrative detention in Italy and of the many criticalities of this instrument – which, as observed by the most authoritative doctrine on the subject, has ‘sinister affinities’ with the prison sentence – the paper shows the interference between criminal substance and administrative form, confirming how today in Italy a hybrid system is moving forward, next to the penal system and being inspired by its techniques and instruments but without importing its guarantees, sacrificed in the name of needs of greater effectiveness and speed in contrast to irregular immigration.

La “crimmigration” nel sistema italiano: tra scelte di incriminazione e ricorso al trattenimento amministrativo. Il presente elaborato si pone l’obiettivo di studiare la criminalizzazione del fenomeno migratorio in Italia. In particolare, il lavoro verifica l’applicabilità al sistema giuridico italiano della cd. crimmigration, ossia di un fenomeno di sovrapposizione o intersezione tra diritto penale e diritto dell’immigrazione. Originariamente osservato e studiato negli Stati Uniti – dove, nel 2006, Juliet Stumpf ne ha coniato il nome – tale fenomeno si traduce, da un lato, in un inasprimento degli strumenti a disposizione degli Stati per la gestione dei flussi migratori irregolari e, dall’altro lato, in un progressivo orientarsi delle politiche migratorie in senso repressivo ed escludente. Seguendo le tre ‘direttrici’ in cui la dottrina in materia è solita articolare il fenomeno (ossia: l’uso della sanzione penale per punire condotte di violazione della normativa in tema di immigrazione, la previsione di conseguenze amministrative relative alla legittimità del soggiorno derivanti da condanne penali e il ricorso a misure privative o limitative della libertà personale di tipo) lo studio ricostruisce gli sviluppi normativi e giurisprudenziali in materia di contrasto all’immigrazione irregolare nel nostro Paese, constatando come l’approccio securitario delle politiche migratorie in cui si sostanzia la crimmigration sia ormai prevalente e costante nel tempo anche in Italia. Gli esiti della ricerca conducono a tre osservazioni. In primo luogo, a seguito della sentenza El Dridi della Corte di Giustizia del 2011 e delle stringenti indicazioni provenienti dal diritto dell’Unione europea, la criminalizzazione in senso stretto della migrazione irregolare risulta oggi una strada praticamente abbandonata dal legislatore. Alla previsione di reati ad hoc per lo straniero irregolare e all’uso della sanzione penale si stanno, infatti, sostituendo strumenti più agili ed efficaci come le misure amministrative tipiche della seconda direttrice. Accanto alle molteplici forme di espulsione, infatti, un numero sempre crescente e disomogeneo di reati, se commessi dallo straniero, incidono sulla sua permanenza in Italia o sul suo stesso ingresso, richiamando alla mente i contenuti della membership theory formulata oltreoceano. In secondo luogo, sembra invece affiorare una nuova direttrice di intervento repressivo (definita quale possibile ‘quarta direttrice’) che dispiega gli strumenti tipici dell’arsenale sanzionatorio penale nei confronti non più direttamente degli irregolari, ma di coloro che, anche a fini meramente solidaristici, ne supportano in qualsiasi modo il percorso migratorio. Rientrano in questa definizione, in particolare, le incriminazioni delle condotte di assistenza ai migranti contestate alle ONG attive nel Mediterraneo nelle forme del favoreggiamento ex art. 12 t.u.imm. nonché la recente (e poco longeva) incriminazione della violazione dei divieti di ingresso e sosta nel mare territoriale italiano, creati appositamente per contrastare l’attracco nei porti italiani delle navi delle ONG di ritorno da operazioni di salvataggio. In terzo luogo, in concomitanza con il progressivo abbandono della sanzione detentiva, hanno acquisito un ruolo sempre più centrale diverse forme di privazione amministrativa della libertà personale dei migranti irregolari (nei CPR, negli hotspot, nelle zone di transito degli aeroporti e, da ultimo, sulle navi-quarantena). Proprio dall’analisi della disciplina della detenzione amministrativa in Italia e delle molteplici criticità di questo strumento – che, come osservato dalla più autorevole dottrina in materia, con la pena detentiva presenta ‘sinistre affinità’ – emerge con chiarezza l’interferenza tra sostanza penale e forma amministrativa, confermando come oggi in Italia si stia facendo spazio un sistema ibrido, confinante con quello penale, che a questi si ispira nelle tecniche e negli strumenti senza al contempo importarne le garanzie, sacrificate in nome di esigenze di maggiore efficacia e speditezza nel contrasto all’immigrazione irregolare.

LA 'CRIMMIGRATION' NEL SISTEMA ITALIANO: TRA SCELTE DI INCRIMINAZIONE E RICORSO AL TRATTENIMENTO AMMINISTRATIVO / G. Mentasti ; tutor: G.L. Gatta ; co-tutor: E. Dolcini. - : . Università degli Studi di Milano, 2021 Jun 24. ((33. ciclo, Anno Accademico 2020. [10.13130/mentasti-giulia_phd2021-06-24].

LA 'CRIMMIGRATION' NEL SISTEMA ITALIANO: TRA SCELTE DI INCRIMINAZIONE E RICORSO AL TRATTENIMENTO AMMINISTRATIVO

G. Mentasti
2021-06-24

Abstract

La “crimmigration” nel sistema italiano: tra scelte di incriminazione e ricorso al trattenimento amministrativo. Il presente elaborato si pone l’obiettivo di studiare la criminalizzazione del fenomeno migratorio in Italia. In particolare, il lavoro verifica l’applicabilità al sistema giuridico italiano della cd. crimmigration, ossia di un fenomeno di sovrapposizione o intersezione tra diritto penale e diritto dell’immigrazione. Originariamente osservato e studiato negli Stati Uniti – dove, nel 2006, Juliet Stumpf ne ha coniato il nome – tale fenomeno si traduce, da un lato, in un inasprimento degli strumenti a disposizione degli Stati per la gestione dei flussi migratori irregolari e, dall’altro lato, in un progressivo orientarsi delle politiche migratorie in senso repressivo ed escludente. Seguendo le tre ‘direttrici’ in cui la dottrina in materia è solita articolare il fenomeno (ossia: l’uso della sanzione penale per punire condotte di violazione della normativa in tema di immigrazione, la previsione di conseguenze amministrative relative alla legittimità del soggiorno derivanti da condanne penali e il ricorso a misure privative o limitative della libertà personale di tipo) lo studio ricostruisce gli sviluppi normativi e giurisprudenziali in materia di contrasto all’immigrazione irregolare nel nostro Paese, constatando come l’approccio securitario delle politiche migratorie in cui si sostanzia la crimmigration sia ormai prevalente e costante nel tempo anche in Italia. Gli esiti della ricerca conducono a tre osservazioni. In primo luogo, a seguito della sentenza El Dridi della Corte di Giustizia del 2011 e delle stringenti indicazioni provenienti dal diritto dell’Unione europea, la criminalizzazione in senso stretto della migrazione irregolare risulta oggi una strada praticamente abbandonata dal legislatore. Alla previsione di reati ad hoc per lo straniero irregolare e all’uso della sanzione penale si stanno, infatti, sostituendo strumenti più agili ed efficaci come le misure amministrative tipiche della seconda direttrice. Accanto alle molteplici forme di espulsione, infatti, un numero sempre crescente e disomogeneo di reati, se commessi dallo straniero, incidono sulla sua permanenza in Italia o sul suo stesso ingresso, richiamando alla mente i contenuti della membership theory formulata oltreoceano. In secondo luogo, sembra invece affiorare una nuova direttrice di intervento repressivo (definita quale possibile ‘quarta direttrice’) che dispiega gli strumenti tipici dell’arsenale sanzionatorio penale nei confronti non più direttamente degli irregolari, ma di coloro che, anche a fini meramente solidaristici, ne supportano in qualsiasi modo il percorso migratorio. Rientrano in questa definizione, in particolare, le incriminazioni delle condotte di assistenza ai migranti contestate alle ONG attive nel Mediterraneo nelle forme del favoreggiamento ex art. 12 t.u.imm. nonché la recente (e poco longeva) incriminazione della violazione dei divieti di ingresso e sosta nel mare territoriale italiano, creati appositamente per contrastare l’attracco nei porti italiani delle navi delle ONG di ritorno da operazioni di salvataggio. In terzo luogo, in concomitanza con il progressivo abbandono della sanzione detentiva, hanno acquisito un ruolo sempre più centrale diverse forme di privazione amministrativa della libertà personale dei migranti irregolari (nei CPR, negli hotspot, nelle zone di transito degli aeroporti e, da ultimo, sulle navi-quarantena). Proprio dall’analisi della disciplina della detenzione amministrativa in Italia e delle molteplici criticità di questo strumento – che, come osservato dalla più autorevole dottrina in materia, con la pena detentiva presenta ‘sinistre affinità’ – emerge con chiarezza l’interferenza tra sostanza penale e forma amministrativa, confermando come oggi in Italia si stia facendo spazio un sistema ibrido, confinante con quello penale, che a questi si ispira nelle tecniche e negli strumenti senza al contempo importarne le garanzie, sacrificate in nome di esigenze di maggiore efficacia e speditezza nel contrasto all’immigrazione irregolare.
GATTA, GIAN LUIGI
LUZZATI, CLAUDIO RAFFAELE
The “crimmigration” in the Italian system: between choices of incrimination and the use of administrative detention. This paper aims to study the criminalization of the migratory phenomenon in Italy. In particular, the work verifies the applicability to the Italian legal system of the so-called crimmigration, i.e., a phenomenon of overlap or intersection between criminal law and immigration law. Originally observed and studied in the United States – where, in 2006, Juliet Stumpf coined the name – this phenomenon translates, on the one hand, into a tightening of the instruments available to States for the management of irregular migratory flows and, on the other hand, in a progressive orientation of migration policies in a repressive and excluding sense. Following the three ‘guidelines’ (direttrici) in which the doctrine on the subject usually articulates the phenomenon (i.e.: the use of criminal sanctions to punish conducts of violation of the legislation on immigration, the provision of administrative consequences relating to the legitimacy of the stay deriving from criminal convictions and the use of privative or restrictive measures of personal freedom) the study reconstructs the regulatory and jurisprudential developments in the field of contrasting irregular immigration in our country, noting how this securitarian approach is now prevalent also in Italy. The results of the research lead to three main observations. In the first place, following the El Dridi judgment of the European Court of Justice of 2011 and the stringent indications coming from European law, the criminalization ‘in the strict sense’ of irregular migration is today a path practically abandoned by the legislator. The provision of ad hoc crimes for irregular foreigners and the use of criminal sanctions are, in fact, being replaced by more agile and effective tools such as the administrative measures (typical of the second ‘guideline’). Alongside the many forms of expulsion, in fact, an ever-increasing and uneven number of crimes, if committed by a foreigner, affect his stay in Italy or his own entry, recalling the contents of the ‘membership theory’ formulated overseas. Secondly, a new line of repressive intervention with the typical criminal tools seems to emerge (defined as a possible ‘fourth guideline’) against those who, even for pure solidarity purposes, support the aliens in their illegal migratory path. In particular, the definition includes the incrimination of the conduct of assistance of the NGOs active in the Mediterranean, both in the forms of aiding (pursuant to art. 12 t.u.imm.) as well as the recent (and short-lived) sanctions for violating the entry bans in the Italian territorial sea. Thirdly, in conjunction with the gradual abandonment of criminal detention, various forms of administrative deprivation of personal freedom of irregular migrants have acquired an increasingly central role (in the CPRs, in hotspots, in the transit areas of airports, and, lastly, on quarantine ships). Precisely from the analysis of the discipline of administrative detention in Italy and of the many criticalities of this instrument – which, as observed by the most authoritative doctrine on the subject, has ‘sinister affinities’ with the prison sentence – the paper shows the interference between criminal substance and administrative form, confirming how today in Italy a hybrid system is moving forward, next to the penal system and being inspired by its techniques and instruments but without importing its guarantees, sacrificed in the name of needs of greater effectiveness and speed in contrast to irregular immigration.
detenzione amministrativa; immigrazione; espulsioni;
Settore IUS/17 - Diritto Penale
LA 'CRIMMIGRATION' NEL SISTEMA ITALIANO: TRA SCELTE DI INCRIMINAZIONE E RICORSO AL TRATTENIMENTO AMMINISTRATIVO / G. Mentasti ; tutor: G.L. Gatta ; co-tutor: E. Dolcini. - : . Università degli Studi di Milano, 2021 Jun 24. ((33. ciclo, Anno Accademico 2020. [10.13130/mentasti-giulia_phd2021-06-24].
Doctoral Thesis
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