Questa Introduzione alla grammatica giapponese è rivolta agli studenti universitari del Primo Anno di lingua giapponese, e tratta gli argomenti che considero più importanti per dare un’impostazione solida allo studio di questa lingua. L’esigenza di un testo come questo nasce dalla mia insoddisfazione nei confronti delle grammatiche giapponesi in lingua italiana e dell’approccio seguito dai libri di testo di giapponese. Giustificati dal fatto di dover impartire le conoscenze di base della lingua un po’ alla volta e in modo progressivo, questi ultimi non forniscono alcun quadro d’insieme dei fenomeni grammaticali. Invece, richiedono di apprendere – spesso a memoria – una serie di nozioni scollegate tra loro che in un momento successivo ciascuno studente dovrà cercare di integrare in regole generali elaborate individualmente. Il problema è che non è affatto detto che la grammatica così autogenerata sia corretta e completa, né che la sua descrizione dei fenomeni linguistici del giapponese sia compatibile con quella delle altre lingue, che siano quella già nota in quanto lingua madre (o L1) oppure le altre lingue studiate a scuola (come L2). Per cercare di ovviare a questo problema, molte grammatiche di consultazione riconducono la grammatica giapponese alle categorie della grammatica scolastica italiana, cui gli studenti, si presume, dovrebbero essere familiari. Si fa così ricorso, ad esempio, alla nozione di ‘complemento’. Ma questa nozione è fondata sul “significato” delle proposizioni italiane, e nella mia esperienza si è rivelata del tutto inadatta per rendere conto delle relazioni sintattiche e semantiche tra il verbo e gli elementi costitutivi della frase giapponese. Per fare un esempio di altro tipo, sia le grammatiche di consultazione sia i libri di testo affrontano sovente lo studio della morfologia del verbo partendo dalla forma cortese in –masu anziché dalla forma del dizionario. Fa così proprio il Minna no nihongo, libro di testo adottato nel corso di laurea in cui insegno. Apparentemente, questa strategia ha lo scopo di tenere lo studente principiante lontano da ogni possibile generalizzazione che coinvolga conoscenze morfologiche e analisi linguistiche complesse. Ma è fallimentare. Dal momento che non è possibile ricostruire la forma del dizionario a partire dalla derivazione in –masu, tale approccio obbliga gli studenti a imparare a memoria l’intero paradigma di ciascun verbo, di fatto imponendo loro di sostituire la conoscenza della morfologia con quella lessicale. Ciò spinge gli studenti e l’intero sviluppo degli argomenti grammaticali del corso in un “vicolo cieco morfologico”: una volta entrativi, non è più possibile uscirne, a meno di non tornare indietro e ricominciare da capo lo studio del verbo. Con questa Introduzione voglio invece dare fin da subito agli studenti un’ampia cornice di riferimento che successivamente e gradualmente possa essere riempita dai fatti grammaticali di maggiore complessità e livello più avanzato senza che questi entrino in conflitto con le conoscenze già acquisite ma anzi formino con esse un tutto coerente. Una cornice di tale tipo, completa e corretta, potrà permettere addirittura di anticipare le nuove conoscenze, al punto che, una volta incontratele, lo studente non ne sarà sorpreso ma le troverà invece logiche, persino ovvie. Per ottenere questo scopo non potevo seguire l’approccio particolarista della grammatica scolastica. Ho adottato pertanto un approccio universale, fondato sulla linguistica e sulla semantica linguistica. Sebbene l’Introduzione affronti molti dei temi grammaticali del primo anno di corso, il suo filo conduttore principale è l’analisi della relazione che si instaura tra il verbo e gli elementi della sua frase. Più tecnicamente (per usare un linguaggio ancora ostico per un principiante), il tema centrale di questa Introduzione sarà l’assegnazione delle relazioni grammaticali e la realizzazione degli argomenti. Per prima cosa stabilirò una tassonomia di ‘contesti’, ‘situazioni’ e ‘scene’, in ordine decrescente di complessità. Al decrescere della complessità si accompagnano maggiore esperibilità e pertinenza cognitiva. Individuerò allora nel livello della scena l’entità linguisticamente descritta dalla frase. Su questa base, tratterò della proiezione degli argomenti e della realizzazione dei costituenti non argomentali in relazione al numero e al ruolo dei partecipanti alla scena descritta. La valenza verbale risulterà influenzata, ma certamente non condizionata, da questa relazione.

Introduzione alla grammatica giapponese : scene, eventi, verbi, argomenti / S. dalla Chiesa. - [s.l] : LUMI Edizioni Universitarie, 2019. - ISBN 9788867850600.

Introduzione alla grammatica giapponese : scene, eventi, verbi, argomenti

S. dalla Chiesa
2019

Abstract

Questa Introduzione alla grammatica giapponese è rivolta agli studenti universitari del Primo Anno di lingua giapponese, e tratta gli argomenti che considero più importanti per dare un’impostazione solida allo studio di questa lingua. L’esigenza di un testo come questo nasce dalla mia insoddisfazione nei confronti delle grammatiche giapponesi in lingua italiana e dell’approccio seguito dai libri di testo di giapponese. Giustificati dal fatto di dover impartire le conoscenze di base della lingua un po’ alla volta e in modo progressivo, questi ultimi non forniscono alcun quadro d’insieme dei fenomeni grammaticali. Invece, richiedono di apprendere – spesso a memoria – una serie di nozioni scollegate tra loro che in un momento successivo ciascuno studente dovrà cercare di integrare in regole generali elaborate individualmente. Il problema è che non è affatto detto che la grammatica così autogenerata sia corretta e completa, né che la sua descrizione dei fenomeni linguistici del giapponese sia compatibile con quella delle altre lingue, che siano quella già nota in quanto lingua madre (o L1) oppure le altre lingue studiate a scuola (come L2). Per cercare di ovviare a questo problema, molte grammatiche di consultazione riconducono la grammatica giapponese alle categorie della grammatica scolastica italiana, cui gli studenti, si presume, dovrebbero essere familiari. Si fa così ricorso, ad esempio, alla nozione di ‘complemento’. Ma questa nozione è fondata sul “significato” delle proposizioni italiane, e nella mia esperienza si è rivelata del tutto inadatta per rendere conto delle relazioni sintattiche e semantiche tra il verbo e gli elementi costitutivi della frase giapponese. Per fare un esempio di altro tipo, sia le grammatiche di consultazione sia i libri di testo affrontano sovente lo studio della morfologia del verbo partendo dalla forma cortese in –masu anziché dalla forma del dizionario. Fa così proprio il Minna no nihongo, libro di testo adottato nel corso di laurea in cui insegno. Apparentemente, questa strategia ha lo scopo di tenere lo studente principiante lontano da ogni possibile generalizzazione che coinvolga conoscenze morfologiche e analisi linguistiche complesse. Ma è fallimentare. Dal momento che non è possibile ricostruire la forma del dizionario a partire dalla derivazione in –masu, tale approccio obbliga gli studenti a imparare a memoria l’intero paradigma di ciascun verbo, di fatto imponendo loro di sostituire la conoscenza della morfologia con quella lessicale. Ciò spinge gli studenti e l’intero sviluppo degli argomenti grammaticali del corso in un “vicolo cieco morfologico”: una volta entrativi, non è più possibile uscirne, a meno di non tornare indietro e ricominciare da capo lo studio del verbo. Con questa Introduzione voglio invece dare fin da subito agli studenti un’ampia cornice di riferimento che successivamente e gradualmente possa essere riempita dai fatti grammaticali di maggiore complessità e livello più avanzato senza che questi entrino in conflitto con le conoscenze già acquisite ma anzi formino con esse un tutto coerente. Una cornice di tale tipo, completa e corretta, potrà permettere addirittura di anticipare le nuove conoscenze, al punto che, una volta incontratele, lo studente non ne sarà sorpreso ma le troverà invece logiche, persino ovvie. Per ottenere questo scopo non potevo seguire l’approccio particolarista della grammatica scolastica. Ho adottato pertanto un approccio universale, fondato sulla linguistica e sulla semantica linguistica. Sebbene l’Introduzione affronti molti dei temi grammaticali del primo anno di corso, il suo filo conduttore principale è l’analisi della relazione che si instaura tra il verbo e gli elementi della sua frase. Più tecnicamente (per usare un linguaggio ancora ostico per un principiante), il tema centrale di questa Introduzione sarà l’assegnazione delle relazioni grammaticali e la realizzazione degli argomenti. Per prima cosa stabilirò una tassonomia di ‘contesti’, ‘situazioni’ e ‘scene’, in ordine decrescente di complessità. Al decrescere della complessità si accompagnano maggiore esperibilità e pertinenza cognitiva. Individuerò allora nel livello della scena l’entità linguisticamente descritta dalla frase. Su questa base, tratterò della proiezione degli argomenti e della realizzazione dei costituenti non argomentali in relazione al numero e al ruolo dei partecipanti alla scena descritta. La valenza verbale risulterà influenzata, ma certamente non condizionata, da questa relazione.
Settore L-OR/22 - Lingue e Letterature del Giappone e della Corea
Introduzione alla grammatica giapponese : scene, eventi, verbi, argomenti / S. dalla Chiesa. - [s.l] : LUMI Edizioni Universitarie, 2019. - ISBN 9788867850600.
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