Nella Milano di età sforzesca furono attive due scuole per l’istruzione di base dei putti, ovvero dei ragazzi compresi fra i sette e i quattordici anni di età: le scuole della Cicogna, conosciute anche come scuole Grassi, dal nome del mercante loro fondatore, il bandelliano Tommaso Grassi, e le scuole della Fedeltà, anche in questo caso più note sotto il nome di un altro imprenditore economico milanese, Stefano Taverna. A queste si aggiunsero nel 1501 le scuole Piattine, traenti pure loro il nome dal loro fondatore e finanziatore, Giovan Tommaso Piatti, che invece si rivolgevano a studenti più adulti, in quanto non si occupavano dell’istruzione di base ma di quella superiore. Per quanto tecnicamente non siano ascrivibili all’età sforzesca (Milano era allora sotto il dominio francese, anche se comunque dopo qualche anno vi sarebbe stata una breve restaurazione sforzesca), rientrano comunque anch’esse nel medesimo humus sociale e culturale che portò alla fondazione delle altre istituzioni educative: tutte e tre erano scuole gratuite, fondate e finanziate grazie al denaro di uomini resi ricchi dall’esercizio di una professione e ascesi, nel caso del Grassi e del Piatti nell’élite del patriziato locale) che vennero affidate in gestione a luoghi pii: i consorzi elemosinieri e l’Ospedale Maggiore che, comunque, al tempo, era governato da un capitolo di deputati tratti dai consorzi elemosinieri stessi. Confraternite e ospedali furono nel Medioevo i principali attori di quello che efficacemente è stato definito il “Welfare prima del Welfare”: in assenza di un sistema di assistenza pubblica, garantivano infatti aiuto, tutela e cura ai pauperes, termine che indicava all’epoca non solo le persone indigenti, ma quelle rese deboli e fragili da motivi di carattere biologico e sociologico, oltre che economico: orfani e bambini abbandonati, donne sole, anziani, forestieri, malati. Per quanto nel tardo Medioevo si assista in molte località – e Milano fu tra queste – a una riforma del sistema assistenziale in base a direttive impartite dai pubblici poteri – nel nostro caso il duca – non si può certo ancora parlare di uno stato sociale, e dunque di un Welfare moderno. Si diffuse comunque una cultura condivisa che vedeva nella povertà – economica, morale, culturale – un motivo non solo di ingiustizia, ma soprattutto di pericolo per la tenuta della società intera. Si pensò non solo agli adulti ma anche di giovani. Di qui interventi coordinati intorno a progetti comuni a favore degli esposti, delle fanciulle in età matrimoniale, dei fanciulli da avviare a un lavoro. Milano non fece eccezione. Rispetto all’adesione a un trend comune, l’iniziativa che pare più originale fu quella di fondare istituzioni per l’educazione di base che si occupassero di un segmento abbastanza esteso della società, in una concezione molto precoce in verità del fatto che assistere i poveri significasse non solo vestirli, nutrirli, alloggiarli, ma anche istruirli. Le scuole Grassi e Taverna si occupavano infatti dell’istruzione di circa 400 fanciulli poveri residenti in città ma provenienti anche da località del dominio milanese, probabilmente giunti a Milano a seguito del lavoro dei loro genitori. Su queste, sui loro utenti, sul loro corpo docente, focalizzeremo la nostra attenzione.

Cultura e welfare: l’istruzione gratuita per I giovani nella Milano sforzesca / M. Gazzini (SAGGI). - In: Maestri e pratiche educative in età umanistica : contributi per una storia della didattica / [a cura di] M. Ferrari, M. Morandi, F. Piseri. - Prima edizione. - Brescia : Editrice Morcelliana, 2019. - ISBN 9788828400820. - pp. 141-157

Cultura e welfare: l’istruzione gratuita per I giovani nella Milano sforzesca

M. Gazzini
2019

Abstract

Nella Milano di età sforzesca furono attive due scuole per l’istruzione di base dei putti, ovvero dei ragazzi compresi fra i sette e i quattordici anni di età: le scuole della Cicogna, conosciute anche come scuole Grassi, dal nome del mercante loro fondatore, il bandelliano Tommaso Grassi, e le scuole della Fedeltà, anche in questo caso più note sotto il nome di un altro imprenditore economico milanese, Stefano Taverna. A queste si aggiunsero nel 1501 le scuole Piattine, traenti pure loro il nome dal loro fondatore e finanziatore, Giovan Tommaso Piatti, che invece si rivolgevano a studenti più adulti, in quanto non si occupavano dell’istruzione di base ma di quella superiore. Per quanto tecnicamente non siano ascrivibili all’età sforzesca (Milano era allora sotto il dominio francese, anche se comunque dopo qualche anno vi sarebbe stata una breve restaurazione sforzesca), rientrano comunque anch’esse nel medesimo humus sociale e culturale che portò alla fondazione delle altre istituzioni educative: tutte e tre erano scuole gratuite, fondate e finanziate grazie al denaro di uomini resi ricchi dall’esercizio di una professione e ascesi, nel caso del Grassi e del Piatti nell’élite del patriziato locale) che vennero affidate in gestione a luoghi pii: i consorzi elemosinieri e l’Ospedale Maggiore che, comunque, al tempo, era governato da un capitolo di deputati tratti dai consorzi elemosinieri stessi. Confraternite e ospedali furono nel Medioevo i principali attori di quello che efficacemente è stato definito il “Welfare prima del Welfare”: in assenza di un sistema di assistenza pubblica, garantivano infatti aiuto, tutela e cura ai pauperes, termine che indicava all’epoca non solo le persone indigenti, ma quelle rese deboli e fragili da motivi di carattere biologico e sociologico, oltre che economico: orfani e bambini abbandonati, donne sole, anziani, forestieri, malati. Per quanto nel tardo Medioevo si assista in molte località – e Milano fu tra queste – a una riforma del sistema assistenziale in base a direttive impartite dai pubblici poteri – nel nostro caso il duca – non si può certo ancora parlare di uno stato sociale, e dunque di un Welfare moderno. Si diffuse comunque una cultura condivisa che vedeva nella povertà – economica, morale, culturale – un motivo non solo di ingiustizia, ma soprattutto di pericolo per la tenuta della società intera. Si pensò non solo agli adulti ma anche di giovani. Di qui interventi coordinati intorno a progetti comuni a favore degli esposti, delle fanciulle in età matrimoniale, dei fanciulli da avviare a un lavoro. Milano non fece eccezione. Rispetto all’adesione a un trend comune, l’iniziativa che pare più originale fu quella di fondare istituzioni per l’educazione di base che si occupassero di un segmento abbastanza esteso della società, in una concezione molto precoce in verità del fatto che assistere i poveri significasse non solo vestirli, nutrirli, alloggiarli, ma anche istruirli. Le scuole Grassi e Taverna si occupavano infatti dell’istruzione di circa 400 fanciulli poveri residenti in città ma provenienti anche da località del dominio milanese, probabilmente giunti a Milano a seguito del lavoro dei loro genitori. Su queste, sui loro utenti, sul loro corpo docente, focalizzeremo la nostra attenzione.
Welfare; Cultura; Milano; Medioevo; Scuole gratuite
Settore M-STO/01 - Storia Medievale
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