Intense contacts and cultural exchange between different sides of the Alpine watershed, more particularly in the Eastern Alps, existed as far back as the Palaeolithic, in connection with the trade of raw materials, mainly flint stone. These contacts increased from the Neolithic Age, and they were subsequently, in the Roman Era, to be indisputably proved by the existence of proper longand very-long-distance roads systems. Indirect documentary evidence of established road networks, though archaeologically nearly always "invisible", was also found in more ancient times. In particular, manufactured products (e.g., axes and daggers) were unearthed as far away as hundreds of kilometres from where they were originally produced. Secondly, peculiar symbolic and spiritual attitudes - e.g., the steles of the Copper Age, some features of funeral practices, etc. - have emerged broadly across the European territory.

Vere e proprie strade in senso moderno non esistevano nella preistoria, anche se gli scavi archeologici documentano, anche prima dell’età del Bronzo, piste e sentieri, o vere e proprie “vie” all’interno degli abitati, o intorno ad essi, che della viabilità a lunga percorrenza possono essere considerati i prototipi. L’esigenza di disporre di strade più o meno lunghe, tenute in efficienza e strutturate ai margini e alla base per garantirne la durata, trovò soddisfazione solo gradualmente, con l’introduzione della ruota e del carro inizialmente trainato da buoi, e, soprattutto, del cavallo come animale da tiro e da cavalcatura. E tuttavia documentare i manufatti stradali preistorici a livello archeologico è impresa tutt’altro che semplice. Se questa viabilità è per noi per lo più invisibile, nondimeno può essere data per scontata. Lungo questa viabilità viaggiavano uomini, animali, merci, artigiani specializzati, e inoltre idee, modelli di vita. Molto di tutto ciò resta impalpabile a livello archeologico, ma il rinvenimento, a sud e a nord dello spartiacque alpino, di oggetti esotici, cioè prodotti in regioni diverse da quella di rinvenimento e pervenuti nei siti sotto forma di importazione, conferma l’esistenza di contatti e scambi culturali la cui ampiezza ed importanza crescono a mano a mano che si effettuano nuove scoperte. Nell’antica età del Bronzo (2200-1600 ca. a.C.) l’esistenza di rapporti tra la cultura di Polada e le cerchie culturali della Germania meridionale, facenti capo riassuntivamente alla Cultura di Straubing, si manifestano nella circolazione di manufatti metallici e, più raramente, di ceramiche. Spilloni di bronzo tipo “Horkheimernadel” o con ampia testa laminare rinvenuti in vari siti del Trentino Alto Adige documentano contatti con il “Blechkreis” nordalpino. Verso la fine del Bronzo antico beni di prestigio come i pugnali a manico pieno, e inoltre le asce tipo Langquaid, accomunano vasti territori centro- e perialpini. Tali relazioni sono evidenti in Italia settentrionale anche nel rito funebre, il quale a sua volta dipende dalla comune matrice campaniforme delle culture stanziate a sud e a nord dello spartiacque. Nella media età del Bronzo (1600-1350 ca. a.C.) i contatti sembrano riferirsi essenzialmente alla circolazione di manufatti metallici. Un caso eclatante è il rinvenimento, nella palafitta di Ledro, di diademi bronzei confrontabili unicamente con analoghi esemplari rinvenuti in Niederösterreich. Continua in questa età il fenomeno dei c.d. “oggetti enigmatici”, tavolette in terracotta con segni incisi la cui distribuzione tra Italia settentrionale (in particolare l’area circumgardesana) e area danubiana documenta, in vasti territori dell’Europa centro-orientale, l’esistenza di un patrimonio ideologico e formale comune e quindi intensi contatti culturali. Con il Bronzo recente (1350-1150 ca. a.C.) l’imporsi della “koiné” metallurgica di Peschiera e delle relazioni con il mondo miceneo, attestate fino alla bassa pianura veneta, estendono la rete delle relazioni interculturali a buona parte del bacino del Mediterraneo. La navigazione, sia per mare che per via fluviale, assume in questa età un ruolo nuovo. Nel Bronzo finale (1150-950 ca. a.C.) la dialettica tra l’area nordalpina della Cultura dei Campi d’Urne e quella padana e peninsulare della cultura protovillanoviana porta a sintesi originali come la cultura centroalpina di Luco-Meluno diffusa specialmente in Trentino Alto Adige, Tirolo ed Engadina. Il controllo e lo sfruttamento delle miniere di rame del Trentino e dell’Alto Adige rese la Cultura di Luco interlocutore privilegiato del protovillanoviano veneto, e tramite naturale tra questo e il mondo nordalpino.

La viabilità invisibile : Rapporti culturali nelle Alpi orientali (metà del III-metà del II millennio a.C.) / U. Tecchiati - In: Transits : infrastructures et societe de l'Antiquite a nos jours / [a cura di] A. Bonoldi, A.L. Head-König, L. Lorenzetti. - Prima edizione. - Zurigo : Chronos, 2016. - ISBN 9783034013383. - pp. 27-41 (( convegno Transits Infrastructures et société de l’Antiquité à nos jours tenutosi a Bolzano nel 2015.

La viabilità invisibile : Rapporti culturali nelle Alpi orientali (metà del III-metà del II millennio a.C.)

U. Tecchiati
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2016

Abstract

Vere e proprie strade in senso moderno non esistevano nella preistoria, anche se gli scavi archeologici documentano, anche prima dell’età del Bronzo, piste e sentieri, o vere e proprie “vie” all’interno degli abitati, o intorno ad essi, che della viabilità a lunga percorrenza possono essere considerati i prototipi. L’esigenza di disporre di strade più o meno lunghe, tenute in efficienza e strutturate ai margini e alla base per garantirne la durata, trovò soddisfazione solo gradualmente, con l’introduzione della ruota e del carro inizialmente trainato da buoi, e, soprattutto, del cavallo come animale da tiro e da cavalcatura. E tuttavia documentare i manufatti stradali preistorici a livello archeologico è impresa tutt’altro che semplice. Se questa viabilità è per noi per lo più invisibile, nondimeno può essere data per scontata. Lungo questa viabilità viaggiavano uomini, animali, merci, artigiani specializzati, e inoltre idee, modelli di vita. Molto di tutto ciò resta impalpabile a livello archeologico, ma il rinvenimento, a sud e a nord dello spartiacque alpino, di oggetti esotici, cioè prodotti in regioni diverse da quella di rinvenimento e pervenuti nei siti sotto forma di importazione, conferma l’esistenza di contatti e scambi culturali la cui ampiezza ed importanza crescono a mano a mano che si effettuano nuove scoperte. Nell’antica età del Bronzo (2200-1600 ca. a.C.) l’esistenza di rapporti tra la cultura di Polada e le cerchie culturali della Germania meridionale, facenti capo riassuntivamente alla Cultura di Straubing, si manifestano nella circolazione di manufatti metallici e, più raramente, di ceramiche. Spilloni di bronzo tipo “Horkheimernadel” o con ampia testa laminare rinvenuti in vari siti del Trentino Alto Adige documentano contatti con il “Blechkreis” nordalpino. Verso la fine del Bronzo antico beni di prestigio come i pugnali a manico pieno, e inoltre le asce tipo Langquaid, accomunano vasti territori centro- e perialpini. Tali relazioni sono evidenti in Italia settentrionale anche nel rito funebre, il quale a sua volta dipende dalla comune matrice campaniforme delle culture stanziate a sud e a nord dello spartiacque. Nella media età del Bronzo (1600-1350 ca. a.C.) i contatti sembrano riferirsi essenzialmente alla circolazione di manufatti metallici. Un caso eclatante è il rinvenimento, nella palafitta di Ledro, di diademi bronzei confrontabili unicamente con analoghi esemplari rinvenuti in Niederösterreich. Continua in questa età il fenomeno dei c.d. “oggetti enigmatici”, tavolette in terracotta con segni incisi la cui distribuzione tra Italia settentrionale (in particolare l’area circumgardesana) e area danubiana documenta, in vasti territori dell’Europa centro-orientale, l’esistenza di un patrimonio ideologico e formale comune e quindi intensi contatti culturali. Con il Bronzo recente (1350-1150 ca. a.C.) l’imporsi della “koiné” metallurgica di Peschiera e delle relazioni con il mondo miceneo, attestate fino alla bassa pianura veneta, estendono la rete delle relazioni interculturali a buona parte del bacino del Mediterraneo. La navigazione, sia per mare che per via fluviale, assume in questa età un ruolo nuovo. Nel Bronzo finale (1150-950 ca. a.C.) la dialettica tra l’area nordalpina della Cultura dei Campi d’Urne e quella padana e peninsulare della cultura protovillanoviana porta a sintesi originali come la cultura centroalpina di Luco-Meluno diffusa specialmente in Trentino Alto Adige, Tirolo ed Engadina. Il controllo e lo sfruttamento delle miniere di rame del Trentino e dell’Alto Adige rese la Cultura di Luco interlocutore privilegiato del protovillanoviano veneto, e tramite naturale tra questo e il mondo nordalpino.
Intense contacts and cultural exchange between different sides of the Alpine watershed, more particularly in the Eastern Alps, existed as far back as the Palaeolithic, in connection with the trade of raw materials, mainly flint stone. These contacts increased from the Neolithic Age, and they were subsequently, in the Roman Era, to be indisputably proved by the existence of proper longand very-long-distance roads systems. Indirect documentary evidence of established road networks, though archaeologically nearly always "invisible", was also found in more ancient times. In particular, manufactured products (e.g., axes and daggers) were unearthed as far away as hundreds of kilometres from where they were originally produced. Secondly, peculiar symbolic and spiritual attitudes - e.g., the steles of the Copper Age, some features of funeral practices, etc. - have emerged broadly across the European territory.
Settore L-ANT/01 - Preistoria e Protostoria
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