Nonostante i primi vaccini antinfluenzali siano stati approvati al commercio più di 70 anni fa, il raggiungimento di una protezione a largo spettro del vaccino antinfluenzale è ancora oggi un obiettivo lontano. Inoltre, negli ultimi dieci anni, l’efficacia del vaccino stagionale è andata via via diminuendo e, in particolare, l’efficacia contro i virus A(H3N2) è stata stimata intorno al 33%. L’efficacia non ottimale può essere associata al fatto che i ceppi virali circolanti siano antigeneticamente diversi rispetto a quelli contenuti nella composizione vaccinale, risultato di una non sempre accurata previsione dei futuri ceppi stagionali o di una diversità antigenica dei ceppi co-circolanti. Alcuni studi hanno attribuito la non ottimale efficacia del vaccino nei confronti di A(H3N2) al processo produttivo dei vaccini, basato sulla crescita dei virus in uova embrionate di pollo. Infatti, per quanto le uova forniscano un mezzo economico per la crescita del virus influenzale, l’abbondanza di recettori di tipo aviario sulla membrana corio-allantoidea può portare alla selezione di varianti virali che presentano un’aumentata affinità di legame con i recettori di tipo aviario (NeuAcα2-3Gal), legandosi poco efficientemente ai recettori di tipo umano (NeuAcα2-6Gal). È stato inoltre dimostrato che le mutazioni adattative alla crescita in uovo presenti nell’emoagglutinina (HA) hanno un impatto importante sull’antigenicità virale, portando a una riduzione dell’efficacia dei vaccini. In particolare, la mutazione aminoacidica L194P, riscontrata frequentemente nell’HA di virus A(H3N2) cresciuti in uova, modifica le caratteristiche antigeniche della glicoproteina. Per cercare di ovviare alla possibilità di instaurare mutazioni adattative nei ceppi cresciuti in uovo e migliorare l’efficacia vaccinale, negli ultimi anni, la produzione di vaccini si sta orientando sulla preparazione dei ceppi virali attraverso propagazione in linee cellulari. In Italia, l’efficacia del vaccino nella stagione 2016-2017 è risultata non ottimale. Una delle spiegazioni potrebbe essere la netta predominanza (>93% dei ceppi circolanti) di virus A(H3N2) in quella stagione. L’analisi filogenetica dei virus A(H3N2) identificati nella stagione 2016-2017 può permettere il confronto con il ceppo vaccinale coltivato su uova embrionate di pollo o con quello cresciuto su cellule. Questo studio cercherà quindi di comprendere se la scarsa efficacia vaccinale possa essere attribuita al processo produttivo del vaccino.

Mismatch vaccinale: tutta colpa delle uova? / E. Pariani, A. Orsi, C. Galli, P.L. Lai, P. Canepa, D. Panatto - In: I primi 40 anni del servizio sanitario nazionale: il contributo dell’igiene alla salute e all’equità[s.l] : Planning, 2018 Oct 17. - ISBN 9788894263824. - pp. 637-637 (( Intervento presentato al 51. convegno Congresso Nazionale SITi tenutosi a Riva del Garda nel 2018.

Mismatch vaccinale: tutta colpa delle uova?

E. Pariani
Primo
;
A. Orsi;C. Galli;
2018-10-17

Abstract

Nonostante i primi vaccini antinfluenzali siano stati approvati al commercio più di 70 anni fa, il raggiungimento di una protezione a largo spettro del vaccino antinfluenzale è ancora oggi un obiettivo lontano. Inoltre, negli ultimi dieci anni, l’efficacia del vaccino stagionale è andata via via diminuendo e, in particolare, l’efficacia contro i virus A(H3N2) è stata stimata intorno al 33%. L’efficacia non ottimale può essere associata al fatto che i ceppi virali circolanti siano antigeneticamente diversi rispetto a quelli contenuti nella composizione vaccinale, risultato di una non sempre accurata previsione dei futuri ceppi stagionali o di una diversità antigenica dei ceppi co-circolanti. Alcuni studi hanno attribuito la non ottimale efficacia del vaccino nei confronti di A(H3N2) al processo produttivo dei vaccini, basato sulla crescita dei virus in uova embrionate di pollo. Infatti, per quanto le uova forniscano un mezzo economico per la crescita del virus influenzale, l’abbondanza di recettori di tipo aviario sulla membrana corio-allantoidea può portare alla selezione di varianti virali che presentano un’aumentata affinità di legame con i recettori di tipo aviario (NeuAcα2-3Gal), legandosi poco efficientemente ai recettori di tipo umano (NeuAcα2-6Gal). È stato inoltre dimostrato che le mutazioni adattative alla crescita in uovo presenti nell’emoagglutinina (HA) hanno un impatto importante sull’antigenicità virale, portando a una riduzione dell’efficacia dei vaccini. In particolare, la mutazione aminoacidica L194P, riscontrata frequentemente nell’HA di virus A(H3N2) cresciuti in uova, modifica le caratteristiche antigeniche della glicoproteina. Per cercare di ovviare alla possibilità di instaurare mutazioni adattative nei ceppi cresciuti in uovo e migliorare l’efficacia vaccinale, negli ultimi anni, la produzione di vaccini si sta orientando sulla preparazione dei ceppi virali attraverso propagazione in linee cellulari. In Italia, l’efficacia del vaccino nella stagione 2016-2017 è risultata non ottimale. Una delle spiegazioni potrebbe essere la netta predominanza (>93% dei ceppi circolanti) di virus A(H3N2) in quella stagione. L’analisi filogenetica dei virus A(H3N2) identificati nella stagione 2016-2017 può permettere il confronto con il ceppo vaccinale coltivato su uova embrionate di pollo o con quello cresciuto su cellule. Questo studio cercherà quindi di comprendere se la scarsa efficacia vaccinale possa essere attribuita al processo produttivo del vaccino.
Settore MED/42 - Igiene Generale e Applicata
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