L’intervista al dio Giano, la prima con una divinità informante, risulta, come si sa, programmatica di più aspetti del poema calendariale. L’analisi del serrato dialogo intertestuale che si stabilisce fra i vv. 235-54 di fasti 1 e i vv. 314-27 e 355-8 di Eneide 8 (durante la passeggiata di Enea ed Evandro) dimostra che questo importante episodio anticipa, fra l’altro, numerose tecniche di ripresa e variazione dell’Eneide poi presenti nel corso del poema: memoria incipitaria, correzione di dati antiquari, Weiterdichten. Il rapporto dei fasti con l’epos virgiliano assume una dimensione sia letteraria (insieme di omaggio e di dialogo fra generi diversi) che antiquaria (di correzione e razionalizzazione di singoli dettagli). Nel concedere spazio a Giano, l’Ovidio dei fasti colma una casella lasciata quasi del tutto in bianco dall’Eneide, sviluppando alla sua maniera uno spunto contenuto molto in sintesi, e non senza ambiguità, nel testo virgiliano: Giano narra ora la propria verità, cogliendo quell’occasione per esprimersi che il genere epico (l’Eneide ma, si badi, anche le ovidiane metamorfosi) gli aveva negato. La presenza forte del dio bifronte nel Lazio primitivo va a oscurare, ma non a cancellare, il ruolo assunto in Virgilio da Saturno: operazione mossa prima di tutto dal dialogo con la tradizione letteraria, ma che di fatto finisce col complicare, e quindi col mettere potenzialmente in discussione, la più lineare facies dell’Ur-Latium presentata dall’Eneide.

I fasti, l’Eneide e il Lazio primitivo: l’esempio di Giano / E. Merli (TESTI E STUDI DI CULTURA CLASSICA). - In: Vates operose dierum : studi sui Fasti di Ovidio / [a cura di] G. La Bua. - Pisa : ETS, 2010. - ISBN 9788846727510. - pp. 17-36

I fasti, l’Eneide e il Lazio primitivo: l’esempio di Giano

E. Merli
2010

Abstract

L’intervista al dio Giano, la prima con una divinità informante, risulta, come si sa, programmatica di più aspetti del poema calendariale. L’analisi del serrato dialogo intertestuale che si stabilisce fra i vv. 235-54 di fasti 1 e i vv. 314-27 e 355-8 di Eneide 8 (durante la passeggiata di Enea ed Evandro) dimostra che questo importante episodio anticipa, fra l’altro, numerose tecniche di ripresa e variazione dell’Eneide poi presenti nel corso del poema: memoria incipitaria, correzione di dati antiquari, Weiterdichten. Il rapporto dei fasti con l’epos virgiliano assume una dimensione sia letteraria (insieme di omaggio e di dialogo fra generi diversi) che antiquaria (di correzione e razionalizzazione di singoli dettagli). Nel concedere spazio a Giano, l’Ovidio dei fasti colma una casella lasciata quasi del tutto in bianco dall’Eneide, sviluppando alla sua maniera uno spunto contenuto molto in sintesi, e non senza ambiguità, nel testo virgiliano: Giano narra ora la propria verità, cogliendo quell’occasione per esprimersi che il genere epico (l’Eneide ma, si badi, anche le ovidiane metamorfosi) gli aveva negato. La presenza forte del dio bifronte nel Lazio primitivo va a oscurare, ma non a cancellare, il ruolo assunto in Virgilio da Saturno: operazione mossa prima di tutto dal dialogo con la tradizione letteraria, ma che di fatto finisce col complicare, e quindi col mettere potenzialmente in discussione, la più lineare facies dell’Ur-Latium presentata dall’Eneide.
Settore L-FIL-LET/04 - Lingua e Letteratura Latina
2010
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