Il decimo libro di Marziale costruisce un rapporto contrastivo fra città e campagna quale non si incontra nella precedente opera dell’epigrammista né nella tradizione dell’epigramma classico, e che si collega invece alla scrittura satirica, e in particolare dell’Orazio esametrico. La campagna è vista come un luogo di relax che però i patroni del poeta possono visitare molto di rado, impegnati nella vita officiosa della capitale (cfr. spec. X 12; 30; 51); la città è un luogo stressante, che impedisce di godere pienamente la vita e, per quel che riguarda il poeta, di scrivere versi (spec. X 58; 70). Importante intertesto di quest’ultimo motivo è un segmento dell’epistola oraziana a Floro (epist. II 2, 65 ss.), che ispirerà anche la satira terza di Giovenale: diversamente da Marziale però Giovenale non mette in scena se stesso come vittima del caos cittadino ma lo descrive dall’esterno. La presenza nella poesia satirica di una figura che inscena l’autore del testo, con tratti presentati come autobiografici, forte in Lucilio e Orazio, tende a scomparire in età imperiale (pochi cenni in Persio e in Giovenale): è l’epigramma di Marziale a ereditare questa modalità e a declinarla nel decimo libro con particolare aderenza al modello oraziano. Al di là di singole agnizioni intertestuali si individua dunque di un rapporto più profondo con l’Orazio esametrico, che dà forma sia alla opposizione città-campagna che alla rappresentazione del poeta nel testo.

Identity and irony : Martial’s tenth book, Horace, and tradition of Roman satire / E. Merli (MNEMOSYNE. SUPPLEMENTUM). - In: Flavian Poetry / [a cura di] R.R.Nauta, H.-J.Van Dam, J.J.L.Smolenaars. - Leiden : Brill, 2006. - ISBN 9004147942. - pp. 257-270

Identity and irony : Martial’s tenth book, Horace, and tradition of Roman satire

E. Merli
2006

Abstract

Il decimo libro di Marziale costruisce un rapporto contrastivo fra città e campagna quale non si incontra nella precedente opera dell’epigrammista né nella tradizione dell’epigramma classico, e che si collega invece alla scrittura satirica, e in particolare dell’Orazio esametrico. La campagna è vista come un luogo di relax che però i patroni del poeta possono visitare molto di rado, impegnati nella vita officiosa della capitale (cfr. spec. X 12; 30; 51); la città è un luogo stressante, che impedisce di godere pienamente la vita e, per quel che riguarda il poeta, di scrivere versi (spec. X 58; 70). Importante intertesto di quest’ultimo motivo è un segmento dell’epistola oraziana a Floro (epist. II 2, 65 ss.), che ispirerà anche la satira terza di Giovenale: diversamente da Marziale però Giovenale non mette in scena se stesso come vittima del caos cittadino ma lo descrive dall’esterno. La presenza nella poesia satirica di una figura che inscena l’autore del testo, con tratti presentati come autobiografici, forte in Lucilio e Orazio, tende a scomparire in età imperiale (pochi cenni in Persio e in Giovenale): è l’epigramma di Marziale a ereditare questa modalità e a declinarla nel decimo libro con particolare aderenza al modello oraziano. Al di là di singole agnizioni intertestuali si individua dunque di un rapporto più profondo con l’Orazio esametrico, che dà forma sia alla opposizione città-campagna che alla rappresentazione del poeta nel testo.
Settore L-FIL-LET/04 - Lingua e Letteratura Latina
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