Il volume esplora l’uso, nel dibattito politico di Roma e nella relativa tradizione storiografica, del concetto di regnum, inteso sia nel senso di monarchia che in quello di tirannide, in fonti di terzo e secondo secolo a. C., e dimostra come la stigmatizzazione dell’istituto monarchico, che si crede da sempre esistente a Roma, non appaia che saltuariamente nelle fonti di fine terzo secolo (peraltro di ambito teatrale) e si affermi nella più tarda storiografia di II secolo a.C. solo in conseguenza del contemporaneo dibattito politico interno a Roma. L’emergere di figure per qualche motivo dotate di poteri “straordinari”, nel senso di non ricadenti entro le normali strutture giuridiche dello stato repubblicano, come il Temporeggiatore e l’Africano, o ancora il ricorso eccessivo, ancorché giustificato dall’emergenza annibalica, alla carica di dittatore, introdussero nel discorso politico l’accusa di adfectatio regni, cioè di aspirazione tirannica, intesa come minaccia al regolare funzionamento delle istituzioni repubblicane. L’accusa di aspirazione monarchica / tirannica si saldò ben presto a quella di demagogia, cosicché quest’ultima fu vista come uno strumento tramite cui sovvertire lo stato repubblicano in una monarchia . Tracce frammentarie ma esplicite di tale accezione dei concetti di demagogia e monarchia/tirannide emergono non solo nel dibattito politico di Roma medio repubblicana, ma anche nella riflessione polibiana sull’anakyklosis applicata proprio all’interpretazione che lo storico megapolitano dà dell’ascesa del dominio di Roma ed infine nella coeva riconsiderazione storiografica di alcuni episodi del passato di Roma, sia monarchico che repubblicano. La ricerca mostra infatti come la dialettica tra alcuni temi principali, monarchia e la sua quasi inevitabile corruzione in tirannide, demagogia e istituzioni repubblicane ritornino costantemente nella risistemazione storiografica, proprio dell’annalistica di età medio e tardo repubblicana, di alcuni eventi salienti della storia di Roma, rivelando nel contempo l’applicazione di cliché storiografico-interpretativi la cui codificazione si può far risalire al periodo tra la fine del III secolo e l’inizio del II secolo a. C., quando cioè il concetto di regnum irruppe nel discorso politico romano. Fu quindi in questo lasso di tempo che il concetto di regnum assunse una connotazione negativa, a scapito di accezioni neutre o addirittura positive che ne caratterizzavano l’uso nelle fonti degli ultimi decenni del III secolo a. C. E tuttavia, un’ulteriore prova di come tale concetto conservasse una posizione ambigua dell’immaginario ideologico romano è fornita dal fatto che nella politica estera di età medio repubblicana i Romani non si presentarono mai come acerrimi nemici delle monarchie, ma anzi intrattennero con re, ed in particolare con i regni ellenistici, ottimi rapporti diplomatici e politici. Sarà solo una certa parte della storiografia, coeva (si pensi a Catone) ma più spesso di età tardo repubblicana, che amerà presentare i Romani come l’antitesi par excellence di ogni forma monarchica.

L’odium regni a Roma tra realtà politica e finzione storiografica / F. Russo. - Pisa : Pisa University Press, 2015. - ISBN 9788867416011. (NUOVA BIBLIOTECA DI STUDI CLASSICI E ORIENTALI)

L’odium regni a Roma tra realtà politica e finzione storiografica

F. Russo
Primo
2015

Abstract

Il volume esplora l’uso, nel dibattito politico di Roma e nella relativa tradizione storiografica, del concetto di regnum, inteso sia nel senso di monarchia che in quello di tirannide, in fonti di terzo e secondo secolo a. C., e dimostra come la stigmatizzazione dell’istituto monarchico, che si crede da sempre esistente a Roma, non appaia che saltuariamente nelle fonti di fine terzo secolo (peraltro di ambito teatrale) e si affermi nella più tarda storiografia di II secolo a.C. solo in conseguenza del contemporaneo dibattito politico interno a Roma. L’emergere di figure per qualche motivo dotate di poteri “straordinari”, nel senso di non ricadenti entro le normali strutture giuridiche dello stato repubblicano, come il Temporeggiatore e l’Africano, o ancora il ricorso eccessivo, ancorché giustificato dall’emergenza annibalica, alla carica di dittatore, introdussero nel discorso politico l’accusa di adfectatio regni, cioè di aspirazione tirannica, intesa come minaccia al regolare funzionamento delle istituzioni repubblicane. L’accusa di aspirazione monarchica / tirannica si saldò ben presto a quella di demagogia, cosicché quest’ultima fu vista come uno strumento tramite cui sovvertire lo stato repubblicano in una monarchia . Tracce frammentarie ma esplicite di tale accezione dei concetti di demagogia e monarchia/tirannide emergono non solo nel dibattito politico di Roma medio repubblicana, ma anche nella riflessione polibiana sull’anakyklosis applicata proprio all’interpretazione che lo storico megapolitano dà dell’ascesa del dominio di Roma ed infine nella coeva riconsiderazione storiografica di alcuni episodi del passato di Roma, sia monarchico che repubblicano. La ricerca mostra infatti come la dialettica tra alcuni temi principali, monarchia e la sua quasi inevitabile corruzione in tirannide, demagogia e istituzioni repubblicane ritornino costantemente nella risistemazione storiografica, proprio dell’annalistica di età medio e tardo repubblicana, di alcuni eventi salienti della storia di Roma, rivelando nel contempo l’applicazione di cliché storiografico-interpretativi la cui codificazione si può far risalire al periodo tra la fine del III secolo e l’inizio del II secolo a. C., quando cioè il concetto di regnum irruppe nel discorso politico romano. Fu quindi in questo lasso di tempo che il concetto di regnum assunse una connotazione negativa, a scapito di accezioni neutre o addirittura positive che ne caratterizzavano l’uso nelle fonti degli ultimi decenni del III secolo a. C. E tuttavia, un’ulteriore prova di come tale concetto conservasse una posizione ambigua dell’immaginario ideologico romano è fornita dal fatto che nella politica estera di età medio repubblicana i Romani non si presentarono mai come acerrimi nemici delle monarchie, ma anzi intrattennero con re, ed in particolare con i regni ellenistici, ottimi rapporti diplomatici e politici. Sarà solo una certa parte della storiografia, coeva (si pensi a Catone) ma più spesso di età tardo repubblicana, che amerà presentare i Romani come l’antitesi par excellence di ogni forma monarchica.
Settore L-ANT/03 - Storia Romana
L’odium regni a Roma tra realtà politica e finzione storiografica / F. Russo. - Pisa : Pisa University Press, 2015. - ISBN 9788867416011. (NUOVA BIBLIOTECA DI STUDI CLASSICI E ORIENTALI)
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