L’interrogativo che guida il lavoro concerne il nesso tra l’identità che ciascuno di noi percepisce come propria e il senso che è in grado di conferire alla propria esistenza. Che un nesso intrinseco sussista tra le due nozioni appare in nuce già nel fatto che l’esistenza il cui senso ricerchiamo è precisamente la nostra, dipende dai nostri atti, indaga la nostra salvezza o felicità, pone il problema della nostra morte, dei nostri progetti, ecc. Che io sia uno o molteplice, irriducibilmente individuale o sovraindividuale, che la mia esistenza sia essenzialmente sincronica o diacronica, che possa preservare l’identità che sembro avere o che debba invece abbandonarla, sono snodi di senso che dipendono direttamente da cosa intendo come Io, o Sé. Che senso la mia esistenza possa avere dipende da chi, o cosa, sia l’Io della cui esistenza mi preoccupo. Il testo è organizzato in tre sezioni, apparentemente piuttosto diseguali per stile e letteratura di riferimento. La prima sezione esamina gli elementi fondativi di ciò che possiamo riconoscere come il Sé, con particolare riferimento al processo ontogenetico che lo porta alla luce, alle dimensioni minimali dell’agire e del sentire, allo strutturarsi delle facoltà cognitive, degli abiti sensomotori ed infine dell’attività riflessiva. Come apparirà chiaro da subito, la cornice ontologica in cui si muove la nostra indagine è quella, messa alla prova in lavori precedenti, che possiamo chiamare, in prima approssimazione, di monismo materialista non riduzionista. Il ‘materialismo’ di cui qui parlo è però piuttosto lontano da ciò che prevalentemente va sotto questo nome (fisicalismo). Il materialismo sotteso a questa discussione è infatti conciliabile con forme di idealismo trascendentale, e supporta l’esistenza di proprietà emergenti. Esso è però propriamente monismo materialistico in quanto rigetta come inintelligibili forme di dualismo mente-corpo e in quanto riconosce la sopravvenienza degli atti mentali su di un sostrato corporeo. La seconda sezione parte dalla costituzione del soggetto capace di riflessione, tratteggiata nella prima, e si pone la questione dell’essenza e della genesi del soggetto morale. Con l’espressione ‘soggetto morale’ intendiamo la forma del soggetto capace di esprimere preferenze di condotta e di deliberare razionalmente circa cosa sia bene o male, giusto o ingiusto. Nella tradizione filosofica siamo soliti riconoscere una soggettività trascendentale come soggettività ‘normale’ che incarna le condizioni di possibilità della conoscenza. Nella tradizione psicologica e gnoseologica siamo parimenti soliti riconoscere facoltà ‘normali’ (memoria, percezione, riflessione, ecc.) che definiscono un ‘nostro pari’ sul piano cognitivo. Qualcosa di simile deve accadere per ciò che nominiamo come soggetto morale: un soggetto può infatti essere cognitivamente normale ma al tempo stesso possiamo essere del tutto impossibilitati a considerarlo un soggetto capace di deliberare razionalmente su bene e male, giusto e ingiusto. Questa impossibilità è il tipo di valutazione che svolgiamo tipicamente di fronte a soggetti affetti da severe patologie psichiatriche. Così come il soggetto trascendentale e cognitivo non coincide con determinazioni biologiche o giuridiche (l’homo sapiens, la persona fisica o giuridica, ecc.), così accade anche per il soggetto morale, che è categoria trasversale alle altre. In quest’ottica la seconda sezione discuterà una selezione di affezioni psicopatologiche con l’intento di determinare sotto quali condizioni noi siamo disposti a riconoscere soggettività morale ad un soggetto cosciente, conoscente e autocosciente. Tale idea di soggettività morale coincide con il nostro giudizio di ‘normalità’ spirituale e psichica. Rispetto alla prima sezione, qui la prospettiva sull’identità personale si sposterà sul giudizio altrui, sul riconoscimento di un’identità da parte di terzi. Questo spostamento, come si vedrà, dipende dalla natura stessa della persona, che viene alla luce sulla scorta di qualificate relazioni intersoggettive. Nella terza sezione, dopo aver determinato le condizioni generali che identificano un Sé, affronteremo direttamente il nesso tra identità e senso motivazionale attribuibile ai nostri atti. Diventano qui prioritari alcuni aspetti del tema dell’identità personale che finora erano stati tralasciati, ovvero il problema della natura ‘reale’ o ‘fittizia’ del Sé, i temi delle ‘maschere’, dell’autoinganno, della ricerca di autenticità, della costruzione culturale o meno di una personalità. Un ruolo di particolare rilievo acquisirà il problema della configurazione narrativa dell’identità personale e del suo nesso con la comprensione della nostra esistenza come storica. L’ambizione ultima del lavoro è quella di definire una cornice di condizioni indispensabili che sono al contempo determinanti dell’identità personale e precondizioni per il conferimento di senso alle nostre azioni. In altri termini si tratta di portare alla luce quella che, sulla scorta di una consolidata tradizione, possiamo chiamare la cornice trascendentale del soggetto morale. Con ciò intendiamo la cornice delle condizioni di possibilità che definiscono la persona come agente morale e come portatrice di senso.

Identità della persona e senso dell’esistenza / A. Zhok. - Milano : Meltemi, 2018 Nov. - ISBN 9788883539176. (LINEE)

Identità della persona e senso dell’esistenza

A. Zhok
2018-11

Abstract

L’interrogativo che guida il lavoro concerne il nesso tra l’identità che ciascuno di noi percepisce come propria e il senso che è in grado di conferire alla propria esistenza. Che un nesso intrinseco sussista tra le due nozioni appare in nuce già nel fatto che l’esistenza il cui senso ricerchiamo è precisamente la nostra, dipende dai nostri atti, indaga la nostra salvezza o felicità, pone il problema della nostra morte, dei nostri progetti, ecc. Che io sia uno o molteplice, irriducibilmente individuale o sovraindividuale, che la mia esistenza sia essenzialmente sincronica o diacronica, che possa preservare l’identità che sembro avere o che debba invece abbandonarla, sono snodi di senso che dipendono direttamente da cosa intendo come Io, o Sé. Che senso la mia esistenza possa avere dipende da chi, o cosa, sia l’Io della cui esistenza mi preoccupo. Il testo è organizzato in tre sezioni, apparentemente piuttosto diseguali per stile e letteratura di riferimento. La prima sezione esamina gli elementi fondativi di ciò che possiamo riconoscere come il Sé, con particolare riferimento al processo ontogenetico che lo porta alla luce, alle dimensioni minimali dell’agire e del sentire, allo strutturarsi delle facoltà cognitive, degli abiti sensomotori ed infine dell’attività riflessiva. Come apparirà chiaro da subito, la cornice ontologica in cui si muove la nostra indagine è quella, messa alla prova in lavori precedenti, che possiamo chiamare, in prima approssimazione, di monismo materialista non riduzionista. Il ‘materialismo’ di cui qui parlo è però piuttosto lontano da ciò che prevalentemente va sotto questo nome (fisicalismo). Il materialismo sotteso a questa discussione è infatti conciliabile con forme di idealismo trascendentale, e supporta l’esistenza di proprietà emergenti. Esso è però propriamente monismo materialistico in quanto rigetta come inintelligibili forme di dualismo mente-corpo e in quanto riconosce la sopravvenienza degli atti mentali su di un sostrato corporeo. La seconda sezione parte dalla costituzione del soggetto capace di riflessione, tratteggiata nella prima, e si pone la questione dell’essenza e della genesi del soggetto morale. Con l’espressione ‘soggetto morale’ intendiamo la forma del soggetto capace di esprimere preferenze di condotta e di deliberare razionalmente circa cosa sia bene o male, giusto o ingiusto. Nella tradizione filosofica siamo soliti riconoscere una soggettività trascendentale come soggettività ‘normale’ che incarna le condizioni di possibilità della conoscenza. Nella tradizione psicologica e gnoseologica siamo parimenti soliti riconoscere facoltà ‘normali’ (memoria, percezione, riflessione, ecc.) che definiscono un ‘nostro pari’ sul piano cognitivo. Qualcosa di simile deve accadere per ciò che nominiamo come soggetto morale: un soggetto può infatti essere cognitivamente normale ma al tempo stesso possiamo essere del tutto impossibilitati a considerarlo un soggetto capace di deliberare razionalmente su bene e male, giusto e ingiusto. Questa impossibilità è il tipo di valutazione che svolgiamo tipicamente di fronte a soggetti affetti da severe patologie psichiatriche. Così come il soggetto trascendentale e cognitivo non coincide con determinazioni biologiche o giuridiche (l’homo sapiens, la persona fisica o giuridica, ecc.), così accade anche per il soggetto morale, che è categoria trasversale alle altre. In quest’ottica la seconda sezione discuterà una selezione di affezioni psicopatologiche con l’intento di determinare sotto quali condizioni noi siamo disposti a riconoscere soggettività morale ad un soggetto cosciente, conoscente e autocosciente. Tale idea di soggettività morale coincide con il nostro giudizio di ‘normalità’ spirituale e psichica. Rispetto alla prima sezione, qui la prospettiva sull’identità personale si sposterà sul giudizio altrui, sul riconoscimento di un’identità da parte di terzi. Questo spostamento, come si vedrà, dipende dalla natura stessa della persona, che viene alla luce sulla scorta di qualificate relazioni intersoggettive. Nella terza sezione, dopo aver determinato le condizioni generali che identificano un Sé, affronteremo direttamente il nesso tra identità e senso motivazionale attribuibile ai nostri atti. Diventano qui prioritari alcuni aspetti del tema dell’identità personale che finora erano stati tralasciati, ovvero il problema della natura ‘reale’ o ‘fittizia’ del Sé, i temi delle ‘maschere’, dell’autoinganno, della ricerca di autenticità, della costruzione culturale o meno di una personalità. Un ruolo di particolare rilievo acquisirà il problema della configurazione narrativa dell’identità personale e del suo nesso con la comprensione della nostra esistenza come storica. L’ambizione ultima del lavoro è quella di definire una cornice di condizioni indispensabili che sono al contempo determinanti dell’identità personale e precondizioni per il conferimento di senso alle nostre azioni. In altri termini si tratta di portare alla luce quella che, sulla scorta di una consolidata tradizione, possiamo chiamare la cornice trascendentale del soggetto morale. Con ciò intendiamo la cornice delle condizioni di possibilità che definiscono la persona come agente morale e come portatrice di senso.
Settore M-FIL/03 - Filosofia Morale
Settore M-FIL/01 - Filosofia Teoretica
Identità della persona e senso dell’esistenza / A. Zhok. - Milano : Meltemi, 2018 Nov. - ISBN 9788883539176. (LINEE)
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