Abruzzian Romani can be considered a rather conservative Romani dialect; phonological units, morphology and lexicon have undergone very slight modification with respect to early Romani. Of course Abruzzian Romani shows also some t innovations, especially in the domain of the phonological rules, which appear totally borrowed from Abruzzese dialect. One can observe: 1) Propagation of /u/ in syllables having a velar obstruent in the onset: cfr. [u 'kwaʃtə] “the stick”, , [tu 'xwasə] “you eat”. 2) Prosthetic [a-] in words beginning in consonant; cfr. [ad'de:lə] “it rains”, [appə'ne:le] “he/she says” 3) Epithetic vowel [-ə] in lexemes etymologically ending in consonant: cfr. ['jekkə] “one”, ['rattə] “night”. 4) Reduction to [ə] of unstressed final vowels: cfr. ['maŋgə] “to us”, ['kokwələ] “bone”. 5) Fortition + voicing of /s/ after nasal consonant: cfr. [ke'rentsənə] “they were doing” < [ke'rentsənə]. 6) Palatalization of the alveolar fricative /s/ before alveolar stops: cfr. ['graʃtə] “horse”, ['vaʃtə] “hand”. 7) Devoicing of intervocalic /d/ in post-tonic position: cfr. ['ga:tə] “shirt”, ['kli:tə] “key”. All these phonological rules can be described only as processes acting on phonological features and not on phonological units; consequently they cannot have been induced through lexical loanwords. Very clear in this respect are the imitation of the Abruzzese prosodic structure and the propagation of /u/, which in Abruzzian Romani affects also /x/, a phonological unit unknown to Abruzzese. Abruzzian Romani speakers, all bilingual with Abruzzese, seem to use a unique set of phonological rules (corresponding to that of Abruzzese), applying them to two different phonemic inventories.

La romanì d'Abruzzo può essere considerata un varietà di romanì alquanto conservativa. Le unità fonologiche, la morfologia e il lessico hanno conosciuto solo modesti cambiamenti rispetto alla Early Romani. Naturalmente non mancano innovazioni e le più rilevanti si annoverano nel dominio delle regole fonologiche che appaiono totalmente importate dall'abruzzese. Tra queste si possono citare: 1) Propagginazione di /u/ in sillabe con un'ostruente velare nell'attacco: cfr. [u 'kwaʃtə] “il bastone”, [tu 'xwasə] “tu mangi”. 2) Prostesi di [a-] in parole inizianti in consonante; cfr. [ad'de:lə] “piove”, [appə'ne:le] “dice” 3) Epitesi della vocale [-ə] in parole etimologicamente terminanti in consonante: cfr. ['jekkə] “uno”, ['rattə] “notte”. 4) Riduzione a [ə] delle vocali finali non accentate: cfr. ['maŋgə] “a noi”, ['kokwələ] “osso”. 5) Fortizione e sonorizzazione di /s/ dopo nasale: cfr. [ke'rentsənə] “facevano” < [ke'rentsənə]. 6) Palatalizzazione di /s/ davanti a occlusive alveolari: cfr. ['graʃtə] “cavallo”, ['vaʃtə] “mano”. 7) Desonorizzazione di /d/ intervocalico in posizione post-tonica: cfr. ['ga:tə] “camicia”, ['kli:tə] “chiave”. Tutte queste regole fonologiche possono essere descritte solo come processi che agiscono su tratti fonologici e non su unità fonologiche; di conseguenza esse non possono essere state indotte attraverso prestiti lessicali dall'abruzzese. Assai chiare al proposito sono l'imitazione della struttura prosodica della parola abruzzese e la propagginazione di /u/, che nella romanì d'Abruzzo colpisce anche /x/, un'unità fonologica ignota all'abruzzese. I parlanti della romanì d'Abruzzo sono tutti bilingui e sembrano usare un unico set di regole fonologiche (corrispondenti a quelle dell'abruzzese) che però applicano a due diversi inventari fonemici, quello abruzzese e quello romanì.

Italo-Romance Phonological Rules and Indo-Aryan Lexicon : The Case of Abruzzian Romani / A. Scala (LANGUAGE AND LINGUISTICS E-BOOKS ONLINE). - In: Advances in Italian Dialectology / [a cura di] R. D'Alessandro, D. Pescarini. - Prima edizione. - Leiden : Brill, 2018. - ISBN 9789004354388. - pp. 165-187 [10.1163/9789004354395_009]

Italo-Romance Phonological Rules and Indo-Aryan Lexicon : The Case of Abruzzian Romani

A. Scala
2018

Abstract

La romanì d'Abruzzo può essere considerata un varietà di romanì alquanto conservativa. Le unità fonologiche, la morfologia e il lessico hanno conosciuto solo modesti cambiamenti rispetto alla Early Romani. Naturalmente non mancano innovazioni e le più rilevanti si annoverano nel dominio delle regole fonologiche che appaiono totalmente importate dall'abruzzese. Tra queste si possono citare: 1) Propagginazione di /u/ in sillabe con un'ostruente velare nell'attacco: cfr. [u 'kwaʃtə] “il bastone”, [tu 'xwasə] “tu mangi”. 2) Prostesi di [a-] in parole inizianti in consonante; cfr. [ad'de:lə] “piove”, [appə'ne:le] “dice” 3) Epitesi della vocale [-ə] in parole etimologicamente terminanti in consonante: cfr. ['jekkə] “uno”, ['rattə] “notte”. 4) Riduzione a [ə] delle vocali finali non accentate: cfr. ['maŋgə] “a noi”, ['kokwələ] “osso”. 5) Fortizione e sonorizzazione di /s/ dopo nasale: cfr. [ke'rentsənə] “facevano” < [ke'rentsənə]. 6) Palatalizzazione di /s/ davanti a occlusive alveolari: cfr. ['graʃtə] “cavallo”, ['vaʃtə] “mano”. 7) Desonorizzazione di /d/ intervocalico in posizione post-tonica: cfr. ['ga:tə] “camicia”, ['kli:tə] “chiave”. Tutte queste regole fonologiche possono essere descritte solo come processi che agiscono su tratti fonologici e non su unità fonologiche; di conseguenza esse non possono essere state indotte attraverso prestiti lessicali dall'abruzzese. Assai chiare al proposito sono l'imitazione della struttura prosodica della parola abruzzese e la propagginazione di /u/, che nella romanì d'Abruzzo colpisce anche /x/, un'unità fonologica ignota all'abruzzese. I parlanti della romanì d'Abruzzo sono tutti bilingui e sembrano usare un unico set di regole fonologiche (corrispondenti a quelle dell'abruzzese) che però applicano a due diversi inventari fonemici, quello abruzzese e quello romanì.
Abruzzian Romani can be considered a rather conservative Romani dialect; phonological units, morphology and lexicon have undergone very slight modification with respect to early Romani. Of course Abruzzian Romani shows also some t innovations, especially in the domain of the phonological rules, which appear totally borrowed from Abruzzese dialect. One can observe: 1) Propagation of /u/ in syllables having a velar obstruent in the onset: cfr. [u 'kwaʃtə] “the stick”, , [tu 'xwasə] “you eat”. 2) Prosthetic [a-] in words beginning in consonant; cfr. [ad'de:lə] “it rains”, [appə'ne:le] “he/she says” 3) Epithetic vowel [-ə] in lexemes etymologically ending in consonant: cfr. ['jekkə] “one”, ['rattə] “night”. 4) Reduction to [ə] of unstressed final vowels: cfr. ['maŋgə] “to us”, ['kokwələ] “bone”. 5) Fortition + voicing of /s/ after nasal consonant: cfr. [ke'rentsənə] “they were doing” &lt; [ke'rentsənə]. 6) Palatalization of the alveolar fricative /s/ before alveolar stops: cfr. ['graʃtə] “horse”, ['vaʃtə] “hand”. 7) Devoicing of intervocalic /d/ in post-tonic position: cfr. ['ga:tə] “shirt”, ['kli:tə] “key”. All these phonological rules can be described only as processes acting on phonological features and not on phonological units; consequently they cannot have been induced through lexical loanwords. Very clear in this respect are the imitation of the Abruzzese prosodic structure and the propagation of /u/, which in Abruzzian Romani affects also /x/, a phonological unit unknown to Abruzzese. Abruzzian Romani speakers, all bilingual with Abruzzese, seem to use a unique set of phonological rules (corresponding to that of Abruzzese), applying them to two different phonemic inventories.
Romani; Abruzzian Romani; phonological rules; borrowing; language contact
Settore L-LIN/01 - Glottologia e Linguistica
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