Since the end of World War II intercountry adoptions became an integral part of adoption practice and child welfare services in the United States. One of the American organizations more actively involved in intercountry adoptions, on direct mandate of the US Committee for the Care of European Children, was the Chatholic Committee for Refugees-National Catholic Welfare Conference, entrusted with the Catholic children’s care. From 1946 to 1950, it was mainly in charge of children from refugee camps (about 850 cases, of which, however, only 4 concerning Italian children). However, since 1951, the majority of cases handled by the Catholic Committee for Refugee (Ccr), in cooperation with the Catholic Relief Service (Crs), involved minors from Italy (although they could not be considered “refugees”). The massive campaign for adoptions, carried out in that period within the American Catholic community, had created a huge demand for European children: Italy became then the ideal supply basin, for its particular economic and social characteristics and for the “flexibility” shown by the Government, convinced that intercountry adoptions could be an excellent solution for little ones not to experience misery and abandonment in Italy. Thanks to the Ccr and Crs, from 1951 to 1960, more than 2,000 children were welcomed by US families, mostly of Italian origin, creating a sort of unusual “migration chain”, since often, in the application forms, the intended parents specified they wanted only children from Italy.

A partire dalla conclusione della Seconda guerra mondiale, le adozioni da paesi stranieri diventarono una parte integrante nelle procedure dei servizi per l’infanzia negli Stati Uniti. Una delle organizzazioni che si dimostrò più attivamente coinvolta nelle adozioni internazionali, su diretto mandato dello US Committee for the Care of European Children, fu il Chatholic Committee for Refugees-National Catholic Welfare Conference, a cui venne affidata la tutela dei bambini cattolici. Dal 1946 al 1950, esso si occupò soprattutto di minori provenienti da campi profughi (850 casi circa, di cui, però, soltanto 4 riguardavano bambini italiani). Tuttavia, a partire dal 1951, la maggior parte dei casi trattati dal Catholic Committee for Refugee (Ccr), in stretta collaborazione con il Catholic Relief Service (Crs), riguardarono minori provenienti dall’Italia (anche se non potevano essere considerati “rifugiati”). La massiccia campagna per le adozioni, portata avanti in quegli anni presso la comunità cattolica americana, aveva creato di fatto un’ingente domanda di bambini europei: l’Italia divenne il bacino di offerta ideale, per le sue particolari caratteristiche economiche e sociali e per la “flessibilità” dimostrata dal nostro governo, convinto che la via delle adozioni internazionali fosse un’ottima soluzione affinché questi piccoli non sperimentassero miseria e abbandono in Italia. Grazie al Ccr e al Crs, tra il 1951 e il 1960, oltre 2.000 bambini vennero accolti da famiglie statunitensi, in maggioranza di origine italiana, creando una sorta di inedita “catena migratoria”, dal momento che spesso, nei moduli di richiesta, gli aspiranti genitori specificavano di volere solo piccoli provenienti dalla Penisola.

L'adozione di bambini italiani negli Stati Uniti : l'operato del Catholic Relief Service e del Catholic Committee for Refugee, 1951-1961 / S. Cassamagnaghi. - In: ITALIA CONTEMPORANEA. - ISSN 0392-1077. - 2017:284(2017 Aug), pp. 67-93. [10.3280/IC2017-284003]

L'adozione di bambini italiani negli Stati Uniti : l'operato del Catholic Relief Service e del Catholic Committee for Refugee, 1951-1961

S. Cassamagnaghi
2017

Abstract

A partire dalla conclusione della Seconda guerra mondiale, le adozioni da paesi stranieri diventarono una parte integrante nelle procedure dei servizi per l’infanzia negli Stati Uniti. Una delle organizzazioni che si dimostrò più attivamente coinvolta nelle adozioni internazionali, su diretto mandato dello US Committee for the Care of European Children, fu il Chatholic Committee for Refugees-National Catholic Welfare Conference, a cui venne affidata la tutela dei bambini cattolici. Dal 1946 al 1950, esso si occupò soprattutto di minori provenienti da campi profughi (850 casi circa, di cui, però, soltanto 4 riguardavano bambini italiani). Tuttavia, a partire dal 1951, la maggior parte dei casi trattati dal Catholic Committee for Refugee (Ccr), in stretta collaborazione con il Catholic Relief Service (Crs), riguardarono minori provenienti dall’Italia (anche se non potevano essere considerati “rifugiati”). La massiccia campagna per le adozioni, portata avanti in quegli anni presso la comunità cattolica americana, aveva creato di fatto un’ingente domanda di bambini europei: l’Italia divenne il bacino di offerta ideale, per le sue particolari caratteristiche economiche e sociali e per la “flessibilità” dimostrata dal nostro governo, convinto che la via delle adozioni internazionali fosse un’ottima soluzione affinché questi piccoli non sperimentassero miseria e abbandono in Italia. Grazie al Ccr e al Crs, tra il 1951 e il 1960, oltre 2.000 bambini vennero accolti da famiglie statunitensi, in maggioranza di origine italiana, creando una sorta di inedita “catena migratoria”, dal momento che spesso, nei moduli di richiesta, gli aspiranti genitori specificavano di volere solo piccoli provenienti dalla Penisola.
Since the end of World War II intercountry adoptions became an integral part of adoption practice and child welfare services in the United States. One of the American organizations more actively involved in intercountry adoptions, on direct mandate of the US Committee for the Care of European Children, was the Chatholic Committee for Refugees-National Catholic Welfare Conference, entrusted with the Catholic children’s care. From 1946 to 1950, it was mainly in charge of children from refugee camps (about 850 cases, of which, however, only 4 concerning Italian children). However, since 1951, the majority of cases handled by the Catholic Committee for Refugee (Ccr), in cooperation with the Catholic Relief Service (Crs), involved minors from Italy (although they could not be considered “refugees”). The massive campaign for adoptions, carried out in that period within the American Catholic community, had created a huge demand for European children: Italy became then the ideal supply basin, for its particular economic and social characteristics and for the “flexibility” shown by the Government, convinced that intercountry adoptions could be an excellent solution for little ones not to experience misery and abandonment in Italy. Thanks to the Ccr and Crs, from 1951 to 1960, more than 2,000 children were welcomed by US families, mostly of Italian origin, creating a sort of unusual “migration chain”, since often, in the application forms, the intended parents specified they wanted only children from Italy.
Adozioni internazionali; Italia; Stati Uniti; International Adoptions; Italy; United States
Settore M-STO/04 - Storia Contemporanea
ago-2017
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