La Storia esce nel 1974, proponendosi come un romanzo popolare che capovolge il modello del romanzo storico tradizionale. Il rapporto tra realtà e finzione, complesso e modulato da una struttura narrativa che affida gli eventi esterni allo spazio marginale di appendici in carattere tipografico minore, fa emergere per contrasto una separazione etica e ideologica apparentemente elementare: la divisione tra buoni e cattivi, tra vittime e carnefici. All’interno della vicenda drammaticamente declinata sul registro del pathos emotivo e sentimentale, Useppe è l’unico elemento di vitalità che immette nei luoghi spesso chiusi e angusti della narrazione una componente di vivacità ingenua e propositiva, ma anche festosa. La funzione dei giochi di Useppe ruota proprio intorno alla possibilità di deviare dalle regole della storia, dello «scandalo che dura da diecimila anni» (come si legge in copertina), minando dall’interno, con lo stupore della semplicità più pura, le norme che dominano i rapporti umani. In questo senso Useppe gioca anche con le parole, sovvertendo gli impliciti del linguaggio, portando in superficie, attraverso i dubbi, le domande, le ipotesi controfattuali, le convenzioni della comunicazione tra gli individui. Ma il bambino non può sopravvivere al male della storia, la sua forza creativa inventa una realtà allegra, disubbidiente, che non può che soccombere.
L'invenzione della realtà : i giochi di Useppe ne "La Storia" di Elsa Morante / L. Neri. - In: ACME. - ISSN 0001-494X. - 69:1(2016), pp. 95-100. [10.13130/2282-0035/7412]
L'invenzione della realtà : i giochi di Useppe ne "La Storia" di Elsa Morante
L. Neri
2016
Abstract
La Storia esce nel 1974, proponendosi come un romanzo popolare che capovolge il modello del romanzo storico tradizionale. Il rapporto tra realtà e finzione, complesso e modulato da una struttura narrativa che affida gli eventi esterni allo spazio marginale di appendici in carattere tipografico minore, fa emergere per contrasto una separazione etica e ideologica apparentemente elementare: la divisione tra buoni e cattivi, tra vittime e carnefici. All’interno della vicenda drammaticamente declinata sul registro del pathos emotivo e sentimentale, Useppe è l’unico elemento di vitalità che immette nei luoghi spesso chiusi e angusti della narrazione una componente di vivacità ingenua e propositiva, ma anche festosa. La funzione dei giochi di Useppe ruota proprio intorno alla possibilità di deviare dalle regole della storia, dello «scandalo che dura da diecimila anni» (come si legge in copertina), minando dall’interno, con lo stupore della semplicità più pura, le norme che dominano i rapporti umani. In questo senso Useppe gioca anche con le parole, sovvertendo gli impliciti del linguaggio, portando in superficie, attraverso i dubbi, le domande, le ipotesi controfattuali, le convenzioni della comunicazione tra gli individui. Ma il bambino non può sopravvivere al male della storia, la sua forza creativa inventa una realtà allegra, disubbidiente, che non può che soccombere.File | Dimensione | Formato | |
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