Several factors influence the choice of phosphate binder for patients, including older age, male gender, post-menopause, diabetes, low bone turnover, vascular/valvular calcification and inflammation. Unlike calcium-based phosphate binders, non-calcium-based phosphate binders, such as sevelamer and lanthanum carbonate, have been able to reduce the progression of bone disease to adynamic bone among patients with CKD. New iron-based phosphate binders are now available. With multiple options available for the reduction of phosphate, the focus has been on agents that do not contain calcium. This is because it is thought that calcium itself functions as a substrate for calcification.

L'iperfosforemia osservata in pazienti in stadio terminale di malattia renale (CKD) si associa ad un aumento di morbilità e mortalità cardiovascolare. I chelanti del fosforo, somministrati per via orale, sono prescritti a questi pazienti per prevenire l'assorbimento intestinale del fosforo assunto con la dieta e di conseguenza per ridurne i livelli sierici. Ai chelanti del fosforo attualmente disponibili si associano diversi problemi come il bilancio positivo di calcio per i chelanti del fosforo a base di calcio, o i costi troppo elevati per quanto riguarda i chelanti del fosforo non a base di calcio. I chelanti del fosforo a base di ferro rappresentano una nuova classe di chelanti del fosforo. Molti chelanti del fosforo a base di ferro sono stati testati tramite studi clinici. Il citrato ferrico (JTT-751) e l'ossi-idrossido sucroferrico (PA21) sono i due chelanti a base di ferro che sono stati approvati in campo clinico dopo essere risultati sicuri ed efficaci nel ridurre i livelli di fosfato sierico. Il ferro presente nel citrato ferrico viene parzialmente assorbito, diversamente da quello dell'ossi-idrossido sucroferrico. L'utilizzo del citrato ferrico può avere come risultato un'importante riduzione dell’utilizzo di agenti stimolanti l'eritropoiesi (ESA) e ferro endovena, con conseguente riduzione di costi. L'ossi-idrossido sucroferrico si dimostrò efficace nell'abbassare i livelli di fosforo sierico nei pazienti in dialisi con un'efficacia simile a quella del sevelamer carbonato, ma con ridotto carico di pillole e migliore aderenza terapeutica. Il citrato ferrico potrebbe essere più adatto nel trattamento dell'iperfosforemia cronica nei pazienti con insufficienza renale cronica che necessitano di supplementazione marziale; tuttavia il suo utilizzo potrebbe essere ostacolato da un potenziale sovraccarico di alluminio, in quanto il citrato ne facilita l'assorbimento. L'ossi-idrossido sucroferrico, il solo approvato in Europa al momento, potrebbe essere più adatto ai pazienti con insufficienza renale cronica e iperfosforemia che non richiedano supplementazione di ferro, con minore carico di pillole.

Chelanti del fosforo a base di ferro : quali nuovi vantaggi? = Iron-based Phosphate Binders for ESRD Patients / M. Cozzolino, M. Mangano, L. Magagnoli, L. Di Lullo, A. Galassi, D. Brancaccio, A. Bellasi. - In: GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA. - ISSN 1724-5990. - 33:4(2016).

Chelanti del fosforo a base di ferro : quali nuovi vantaggi? = Iron-based Phosphate Binders for ESRD Patients

M. Cozzolino;A. Galassi;D. Brancaccio;A. Bellasi
2016

Abstract

L'iperfosforemia osservata in pazienti in stadio terminale di malattia renale (CKD) si associa ad un aumento di morbilità e mortalità cardiovascolare. I chelanti del fosforo, somministrati per via orale, sono prescritti a questi pazienti per prevenire l'assorbimento intestinale del fosforo assunto con la dieta e di conseguenza per ridurne i livelli sierici. Ai chelanti del fosforo attualmente disponibili si associano diversi problemi come il bilancio positivo di calcio per i chelanti del fosforo a base di calcio, o i costi troppo elevati per quanto riguarda i chelanti del fosforo non a base di calcio. I chelanti del fosforo a base di ferro rappresentano una nuova classe di chelanti del fosforo. Molti chelanti del fosforo a base di ferro sono stati testati tramite studi clinici. Il citrato ferrico (JTT-751) e l'ossi-idrossido sucroferrico (PA21) sono i due chelanti a base di ferro che sono stati approvati in campo clinico dopo essere risultati sicuri ed efficaci nel ridurre i livelli di fosfato sierico. Il ferro presente nel citrato ferrico viene parzialmente assorbito, diversamente da quello dell'ossi-idrossido sucroferrico. L'utilizzo del citrato ferrico può avere come risultato un'importante riduzione dell’utilizzo di agenti stimolanti l'eritropoiesi (ESA) e ferro endovena, con conseguente riduzione di costi. L'ossi-idrossido sucroferrico si dimostrò efficace nell'abbassare i livelli di fosforo sierico nei pazienti in dialisi con un'efficacia simile a quella del sevelamer carbonato, ma con ridotto carico di pillole e migliore aderenza terapeutica. Il citrato ferrico potrebbe essere più adatto nel trattamento dell'iperfosforemia cronica nei pazienti con insufficienza renale cronica che necessitano di supplementazione marziale; tuttavia il suo utilizzo potrebbe essere ostacolato da un potenziale sovraccarico di alluminio, in quanto il citrato ne facilita l'assorbimento. L'ossi-idrossido sucroferrico, il solo approvato in Europa al momento, potrebbe essere più adatto ai pazienti con insufficienza renale cronica e iperfosforemia che non richiedano supplementazione di ferro, con minore carico di pillole.
Several factors influence the choice of phosphate binder for patients, including older age, male gender, post-menopause, diabetes, low bone turnover, vascular/valvular calcification and inflammation. Unlike calcium-based phosphate binders, non-calcium-based phosphate binders, such as sevelamer and lanthanum carbonate, have been able to reduce the progression of bone disease to adynamic bone among patients with CKD. New iron-based phosphate binders are now available. With multiple options available for the reduction of phosphate, the focus has been on agents that do not contain calcium. This is because it is thought that calcium itself functions as a substrate for calcification.
dialysis; hyperphosphatemia; iron-based phosphate binders; secondary hyperparathyroidism; chelanti del fosforo a base di ferro; dialisi cronica; iperfosforemia; iperparatiroidismo secondario
Settore MED/14 - Nefrologia
GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA
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