Coronary thrombosis was recognized since 19th century as clinical entity with bad outcomes; only in 1912 it was reported that acute myocardial infarction had to been distinguished from angina pectoris. First diagnostic test was electrocardiogram, while white blood cells count and erythrocytes sedimentation rate were the only available laboratory tests Late in the 60s and 70s glutammic oxaloacetic and glutamic pyravate transaminase, lactate dehydrogenase and creatine kinase were added to biomarkers pool to provide a diagnosis of myocardial infarction related to myocardial cells injury. Only in 1987 assays for cardiac troponin were developed to assess structural damage of myocardial cells and in 2010 high sensibility troponins first dosage kits became available. It is well known that the population with chronic kidney disease (CKD) is at greater risk for cardiovascular disease and death than the general population. The use and interpretation of high sensitivity cardiac troponin (hs-cTn) assays have been particularly challenging in these patients with the majority having elevated levels at baseline Aim of this review is to evaluate hs-cTn in patients with CKD for the diagnosis of AMI and for the prognostic significance of elevated levels in CKD patients without AMI.

Sin dagli albori della medicina moderna, la trombosi coronarica è stata riconosciuta come entità clinica a se stante anche se, all’epoca alla quale ci si riferisce, veniva considerata una patologia dell’esito irrimediabilmente infausto. Il primo test diagnostico utilizzato per la diagnosi di infarto del miocardio (IMA) fu l’elettrocardiogramma (ECG) e la diagnostica di laboratorio era inizialmente affidata solo all’esame emocromocitometrico ed alla valutazione della velocità di eritrosedimentazione (VES). Con il passare degli anni è diventata routinaria la valutazione delle transaminasi epatiche, successivamente abbandonata in favore del dosaggio enzimatico di LDH e CPK con i relativi isoenzimi. La svolta è arrivata alla fine degli anni ’80 con il dosaggio delle troponine sieriche e, negli ultimi anni, l’avvento successivo delle tecniche di dosaggio della troponina ad alta sensibilità (hs – cTn) ha comportato la possibilità di ottenere diagnosi più rapide e precise di sindrome coronarica acuta. Il paziente affetto da malattia renale cronica, notoriamente ad alto rischio per lo sviluppo di patologia cardiovascolare, presenta sovente livelli di troponina superiori a quelli considerati di riferimento anche in assenza di sintomatologia correlabile a sindrome coronarica acuta e quest’aspetto risulta, allo stato attuale, quello meno chiaro dal punto di vista eziopatogenetico. Scopo della presente rassegna è quello di valutare il valore del dosaggio della troponina sierica per la diagnosi di sindrome coronarica acuta nei pazienti affetti da malattia renale cronica e, soprattutto, di dare un’interpretazione della persistenza di livelli elevati di troponina sierica anche in assenza di coronaropatia.

Malattia renale cronica e sindrome coronarica acuta : il ruolo della troponina = Troponins and chronic kidney disease / L. Di Lullo, V. Barbera, A. Santoboni, A. Bellasi, M. Cozzolino, A. De Pascalis, R. Rivera, A. Balducci, D. Russo, C. Ronco. - In: GIORNALE ITALIANO DI NEFROLOGIA. - ISSN 1724-5990. - 32:4(2015 Jul).

Malattia renale cronica e sindrome coronarica acuta : il ruolo della troponina = Troponins and chronic kidney disease

A. Bellasi;M. Cozzolino;
2015-07

Abstract

Sin dagli albori della medicina moderna, la trombosi coronarica è stata riconosciuta come entità clinica a se stante anche se, all’epoca alla quale ci si riferisce, veniva considerata una patologia dell’esito irrimediabilmente infausto. Il primo test diagnostico utilizzato per la diagnosi di infarto del miocardio (IMA) fu l’elettrocardiogramma (ECG) e la diagnostica di laboratorio era inizialmente affidata solo all’esame emocromocitometrico ed alla valutazione della velocità di eritrosedimentazione (VES). Con il passare degli anni è diventata routinaria la valutazione delle transaminasi epatiche, successivamente abbandonata in favore del dosaggio enzimatico di LDH e CPK con i relativi isoenzimi. La svolta è arrivata alla fine degli anni ’80 con il dosaggio delle troponine sieriche e, negli ultimi anni, l’avvento successivo delle tecniche di dosaggio della troponina ad alta sensibilità (hs – cTn) ha comportato la possibilità di ottenere diagnosi più rapide e precise di sindrome coronarica acuta. Il paziente affetto da malattia renale cronica, notoriamente ad alto rischio per lo sviluppo di patologia cardiovascolare, presenta sovente livelli di troponina superiori a quelli considerati di riferimento anche in assenza di sintomatologia correlabile a sindrome coronarica acuta e quest’aspetto risulta, allo stato attuale, quello meno chiaro dal punto di vista eziopatogenetico. Scopo della presente rassegna è quello di valutare il valore del dosaggio della troponina sierica per la diagnosi di sindrome coronarica acuta nei pazienti affetti da malattia renale cronica e, soprattutto, di dare un’interpretazione della persistenza di livelli elevati di troponina sierica anche in assenza di coronaropatia.
Coronary thrombosis was recognized since 19th century as clinical entity with bad outcomes; only in 1912 it was reported that acute myocardial infarction had to been distinguished from angina pectoris. First diagnostic test was electrocardiogram, while white blood cells count and erythrocytes sedimentation rate were the only available laboratory tests Late in the 60s and 70s glutammic oxaloacetic and glutamic pyravate transaminase, lactate dehydrogenase and creatine kinase were added to biomarkers pool to provide a diagnosis of myocardial infarction related to myocardial cells injury. Only in 1987 assays for cardiac troponin were developed to assess structural damage of myocardial cells and in 2010 high sensibility troponins first dosage kits became available. It is well known that the population with chronic kidney disease (CKD) is at greater risk for cardiovascular disease and death than the general population. The use and interpretation of high sensitivity cardiac troponin (hs-cTn) assays have been particularly challenging in these patients with the majority having elevated levels at baseline Aim of this review is to evaluate hs-cTn in patients with CKD for the diagnosis of AMI and for the prognostic significance of elevated levels in CKD patients without AMI.
emodialisi; malattia renale cronica; sindrome coronarica acuta; troponina ad alta sensibilità; acute coronary syndrome; chronic kidney disease; hemodialysis; high sensibility troponins
Settore MED/14 - Nefrologia
mar-2015
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