This article addresses the decision-making process that to place before the award of the Milan Universal Exhibition of 2015 (called precisely Expo Milano 2015), namely the "genesis" of Expo. It aims also to investigate the recent experience that led to the first application and then the allocation for the Milan Universal Exhibition of 2015, in order to understand how the dichotomy continuity/discontinuity of the complex public policy (and its disconnected performance) often depends on factors of a political nature on decisions within the same majority of government, national, regional and local. As evidence, in this case, the characteristics of politics (the competition for political power) create the conditions for a change in the decision-making process by means of consensus and cooperation in the first phase. While they become conflicting in the next step and they also generate radical changes in the decisions taken by the various political actors, often with negative consequences for the implementation and sustainability of the public policy in the same matter. The paper is intended to explain a decision that for the whole period of time was found to be fragmented and not very linear: over the years there have been unclear paths, not always shared between central and peripheral institutions, which often prevented to enhance the effectiveness of local and administrative and regional political actions.

ExpoMilano2015 ha preso il via il 1° maggio 2015 con una solenne cerimonia istituzionale e con la partecipazione coinvolgente di centinaia di migliaia di visitatori. La verifica e la valutazione della bontà dell’esposizione universale avranno come oggetto, oltre alla natura della tematica scelta (Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita), proprio le opere infrastrutturali e gli economics dell’evento (legacy materiale e immateriale); la gestione dei flussi di visitatori in entrata e uscita dall’area Expo e la fruibilità del sito espositivo; il sistema dei trasporti milanesi e il collegamento con l’area Expo; la capacità di accoglienza da parte di Milano anche per il cosiddetto “fuori Expo”; la destinazione d’uso delle strutture dopo l’evento; l’impatto socio-economico (diretto e indiretto) dell’esposizione nel breve-medio-lungo periodo (dal 2012 al 2020), nonché l’impatto ambientale dell’investimento sulla base del principio di sostenibilità e così via. Tuttavia, le vicende degli ultimi sette anni (a partire dal 31 marzo 2008, giorno dell’assegnazione dell’esposizione universale a Milano da parte del Bureau International des Esposition – BIE) intorno a Expo ci portano a ritenere che ExpoMilano2015 sia da considerarsi una politica pubblica estremamente complessa e per certi aspetti anche “commissariata" . Dal punto di vista cronologico, dopo l’uscita di scena del governo Berlusconi nel novembre del 2011, cui si sono succeduti governi senza una chiara legittimazione popolare (Monti, Letta, Renzi) che hanno negoziato via via alcuni decisioni strategiche con i rappresentanti locali e regionali, il timone dell’opera è stato gestito prevalentemente da due figure ‘tecniche’, per l’appunto due commissari, Giuseppe Sala, commissario unico di Expo e Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. In questo lavoro si intende illustrare un processo decisionale che per tutto l’arco di tempo è risultato essere frammentato e poco lineare: da un lato l’azione del Comune di Milano (e in parte della Regione Lombardia) è stata accolta positivamente quando anche non stimolata direttamente dal Governo Italiano; dall’altro si riscontra invece un tentativo del Governo (più o meno forte e più o meno esplicito, come si è verificato dopo il 31 marzo 2008, ma anche durante il primo incontro di preparazione dell’evento: il 7 febbraio 2015 all’Hangar Bicocca di Milano) di ribadire la piena titolarità della propria competenza sull’evento Expo 2015, cercando quindi di coordinare (o di controllare?) in modo più stringente le iniziative milanesi (e lombarde). Nel corso di questi anni si sono verificati percorsi poco chiari, non sempre condivisi e compartecipati tra il livello centrale e gli enti periferici, che spesso hanno impedito di esaltare l’efficacia politico-amministrativa internazionale dell’azione locale e regionale. Il presente articolo non affronta il processo decisionale avvenuto dopo l’aggiudicazione dell’evento, bensì quello che l’ha preceduto, vale a dire la “genesi” di Expo. Si intende in tal modo approfondire la recente esperienza che ha portato prima alla candidatura e poi all’assegnazione per il capoluogo lombardo dell’esposizione universale del 2015 (chiamata per l’appunto ExpoMilano2015), al fine di comprendere come la dicotomia continuità/discontinuità di una politica pubblica (e il suo andamento sconnesso) dipenda spesso da fattori di natura politica in ordine alle decisioni in seno alla stessa maggioranza di governo, sia esso nazionale, regionale o locale. A dimostrazione, in questo caso, di quanto le caratteristiche della politics (la competizione per il potere politico) creino i presupposti per una variazione del processo decisionale che da consensuale e collaborativo nella prima fase, trasformano il policy network in un affastellato conflittuale nella fase successiva e tale da generare anche radicali mutamenti nelle decisioni prese dai diversi attori politici, con conseguenze spesso negative per la realizzazione e la sostenibilità stessa dell’opera pubblica in questione.

Expo Milano 2015: genesi di una politica pubblica complessa / N. Pasini. - In: AMMINISTRARE. - ISSN 0044-8141. - Anno XLV - AGOSTO-DICEMBRE 2015:N.2/3 -(2015 Aug), pp. 181-204.

Expo Milano 2015: genesi di una politica pubblica complessa

N. Pasini
Primo
2015-08

Abstract

ExpoMilano2015 ha preso il via il 1° maggio 2015 con una solenne cerimonia istituzionale e con la partecipazione coinvolgente di centinaia di migliaia di visitatori. La verifica e la valutazione della bontà dell’esposizione universale avranno come oggetto, oltre alla natura della tematica scelta (Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita), proprio le opere infrastrutturali e gli economics dell’evento (legacy materiale e immateriale); la gestione dei flussi di visitatori in entrata e uscita dall’area Expo e la fruibilità del sito espositivo; il sistema dei trasporti milanesi e il collegamento con l’area Expo; la capacità di accoglienza da parte di Milano anche per il cosiddetto “fuori Expo”; la destinazione d’uso delle strutture dopo l’evento; l’impatto socio-economico (diretto e indiretto) dell’esposizione nel breve-medio-lungo periodo (dal 2012 al 2020), nonché l’impatto ambientale dell’investimento sulla base del principio di sostenibilità e così via. Tuttavia, le vicende degli ultimi sette anni (a partire dal 31 marzo 2008, giorno dell’assegnazione dell’esposizione universale a Milano da parte del Bureau International des Esposition – BIE) intorno a Expo ci portano a ritenere che ExpoMilano2015 sia da considerarsi una politica pubblica estremamente complessa e per certi aspetti anche “commissariata" . Dal punto di vista cronologico, dopo l’uscita di scena del governo Berlusconi nel novembre del 2011, cui si sono succeduti governi senza una chiara legittimazione popolare (Monti, Letta, Renzi) che hanno negoziato via via alcuni decisioni strategiche con i rappresentanti locali e regionali, il timone dell’opera è stato gestito prevalentemente da due figure ‘tecniche’, per l’appunto due commissari, Giuseppe Sala, commissario unico di Expo e Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. In questo lavoro si intende illustrare un processo decisionale che per tutto l’arco di tempo è risultato essere frammentato e poco lineare: da un lato l’azione del Comune di Milano (e in parte della Regione Lombardia) è stata accolta positivamente quando anche non stimolata direttamente dal Governo Italiano; dall’altro si riscontra invece un tentativo del Governo (più o meno forte e più o meno esplicito, come si è verificato dopo il 31 marzo 2008, ma anche durante il primo incontro di preparazione dell’evento: il 7 febbraio 2015 all’Hangar Bicocca di Milano) di ribadire la piena titolarità della propria competenza sull’evento Expo 2015, cercando quindi di coordinare (o di controllare?) in modo più stringente le iniziative milanesi (e lombarde). Nel corso di questi anni si sono verificati percorsi poco chiari, non sempre condivisi e compartecipati tra il livello centrale e gli enti periferici, che spesso hanno impedito di esaltare l’efficacia politico-amministrativa internazionale dell’azione locale e regionale. Il presente articolo non affronta il processo decisionale avvenuto dopo l’aggiudicazione dell’evento, bensì quello che l’ha preceduto, vale a dire la “genesi” di Expo. Si intende in tal modo approfondire la recente esperienza che ha portato prima alla candidatura e poi all’assegnazione per il capoluogo lombardo dell’esposizione universale del 2015 (chiamata per l’appunto ExpoMilano2015), al fine di comprendere come la dicotomia continuità/discontinuità di una politica pubblica (e il suo andamento sconnesso) dipenda spesso da fattori di natura politica in ordine alle decisioni in seno alla stessa maggioranza di governo, sia esso nazionale, regionale o locale. A dimostrazione, in questo caso, di quanto le caratteristiche della politics (la competizione per il potere politico) creino i presupposti per una variazione del processo decisionale che da consensuale e collaborativo nella prima fase, trasformano il policy network in un affastellato conflittuale nella fase successiva e tale da generare anche radicali mutamenti nelle decisioni prese dai diversi attori politici, con conseguenze spesso negative per la realizzazione e la sostenibilità stessa dell’opera pubblica in questione.
This article addresses the decision-making process that to place before the award of the Milan Universal Exhibition of 2015 (called precisely Expo Milano 2015), namely the "genesis" of Expo. It aims also to investigate the recent experience that led to the first application and then the allocation for the Milan Universal Exhibition of 2015, in order to understand how the dichotomy continuity/discontinuity of the complex public policy (and its disconnected performance) often depends on factors of a political nature on decisions within the same majority of government, national, regional and local. As evidence, in this case, the characteristics of politics (the competition for political power) create the conditions for a change in the decision-making process by means of consensus and cooperation in the first phase. While they become conflicting in the next step and they also generate radical changes in the decisions taken by the various political actors, often with negative consequences for the implementation and sustainability of the public policy in the same matter. The paper is intended to explain a decision that for the whole period of time was found to be fragmented and not very linear: over the years there have been unclear paths, not always shared between central and peripheral institutions, which often prevented to enhance the effectiveness of local and administrative and regional political actions.
Expo; politica pubblica; governance; multilivello; istituzioni; policy-making; decision-making;
Settore SPS/04 - Scienza Politica
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