Luigi Marchesi (1754-1829) è tra gli ultimi eredi di una tradizione in procinto di essere abbandonata. La messa al bando della pratica dell’evirazione, frutto di una nuova considerazione dei diritti e della dignità umana, unita al venir meno delle condizioni che l’avevano a lungo resa socialmente accettabile, provocano la scomparsa di una tradizione che datava dalla fine del XVI secolo. Nei primi anni repubblicani i castrati vengono osteggiati sino ad essere espulsi dai teatri; a Milano è solo alla fine del 1802, con la Ginevra di Scozia di Mayr alla Scala, che Marchesi – un tempo idolo del pubblico, ma esiliato ai tempi dell’ingresso di Napoleone a Milano, per essersi rifiutato di cantare in suo onore – può riprendere ad esibirsi sulle scene teatrali. I castrati sarebbero sopravvissuti sino ai primi del Novecento, in un numero esiguo e in un numero ristretto di cori ecclesiastici romani. Ultima espressione della «poetica della meraviglia» barocca (lo stupore inteso come emozione intensa e travolgente), il canto dei castrati uscirà dalla storia quando il romanticismo, fattosi latore di istanze realistiche, inizierà a pretendere corrispondenza tra identità sessuale del personaggio e registro vocale dell’interprete, e uno stile di canto volto all’espressione drammatica.
Luigi Marchesi : il crepuscolo degli evirati cantori / C. Toscani. ((Intervento presentato al convegno Musica, lettere e istituzioni a Milano nell’età di Luigi Marchesi (1754-1829) tenutosi a Milano nel 2015.
Luigi Marchesi : il crepuscolo degli evirati cantori
C. ToscaniPrimo
2015
Abstract
Luigi Marchesi (1754-1829) è tra gli ultimi eredi di una tradizione in procinto di essere abbandonata. La messa al bando della pratica dell’evirazione, frutto di una nuova considerazione dei diritti e della dignità umana, unita al venir meno delle condizioni che l’avevano a lungo resa socialmente accettabile, provocano la scomparsa di una tradizione che datava dalla fine del XVI secolo. Nei primi anni repubblicani i castrati vengono osteggiati sino ad essere espulsi dai teatri; a Milano è solo alla fine del 1802, con la Ginevra di Scozia di Mayr alla Scala, che Marchesi – un tempo idolo del pubblico, ma esiliato ai tempi dell’ingresso di Napoleone a Milano, per essersi rifiutato di cantare in suo onore – può riprendere ad esibirsi sulle scene teatrali. I castrati sarebbero sopravvissuti sino ai primi del Novecento, in un numero esiguo e in un numero ristretto di cori ecclesiastici romani. Ultima espressione della «poetica della meraviglia» barocca (lo stupore inteso come emozione intensa e travolgente), il canto dei castrati uscirà dalla storia quando il romanticismo, fattosi latore di istanze realistiche, inizierà a pretendere corrispondenza tra identità sessuale del personaggio e registro vocale dell’interprete, e uno stile di canto volto all’espressione drammatica.Pubblicazioni consigliate
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