Introduzione. Con il termine di stenosi esofagea (SE) si definisce una riduzione intrinseca del lume del viscere che determina l’insorgenza di una sintomatologia di tipo ostruttivo. In letteratura vengono descritte numerose tecniche chirurgiche per il trattamento di SE1. Un trattamento conservativo poco invasivo è la risoluzione di SE tramite dilatazione meccanica con dilatatori o palloncini a pressione idrostatica. In medicina umana e nella clinica dei piccoli animali questa tecnica è ampiamente utilizzata. Per quanto riguarda il cavallo, invece, in letteratura sono riportati solo tre casi di utilizzo di questa metodica. Descrizione del caso. Il caso clinico 1 riguarda una femmina sella italiano di 9 anni, riferita per accertamenti in seguito a disfagia persistente e presenza di una tumefazione alla base del collo. L’anamnesi riferiva l’esecuzione di ripetuti sondaggi rinogastrici per una colica da costipazione occorsa venti giorni circa prima del ricovero. L’esame esofagoscopico ha rilevato la presenza di un’estesa area iperemica ampiamente disepitalizzata seguita da un restringimento anulare del lume del viscere di circa 8 mm di diametro a 90 cm circa dalle narici. L’esame radiografico con pasto opaco ha permesso di confermare la presenza di SE singola nel terzo distale della porzione cervicale dell’esofago. Per la dilatazione dell’esofago si è optato per l’impiego di un palloncino per acalasia cardiale ad uso umano (diametro 40 mm, lunghezza 100 mm). Dopo sedazione con detomidina (0,01 mg/kg IV), sotto controllo endoscopico, il palloncino veniva posizionato all’altezza della stenosi e dilatato progressivamente mediante iniezione di acqua tiepida (100 ml), fino a percepire la massima resistenza, e mantenuto in sede per cinque minuti. Il trattamento è stato ripetuto quotidianamente fino a quando la stenosi non ha più opposto resistenza al passaggio dell’endoscopio e il paziente ha potuto nutrirsi con fieno e mangime senza manifestare sintomatologia, per un totale di sedici trattamenti. Il caso clinico 2 è un Pony Belga castrone di 9 anni, ricoverato per disfagia e impossibilità ad assumere alimenti solidi. In anamnesi veniva riportata l’insorgenza di una lesione ascessuale nel solco giugulare sinistro secondaria ad iniezione di fenilbutazone e la successiva comparsa, dopo circa trenta giorni, di episodi di rigurgito. L’esame esofagoscopico evidenziava, a 65 cm circa dalle narici, in corrispondenza della tumefazione nella regione cervicale media, la presenza di una SE anulare, di circa 5 mm di diametro, con ampie aree di disepitelizzazione della mucosa. L’esame radiografico con mezzo di contrasto confermava la presenza di SE singola nel terzo medio della porzione cervicale dell’esofago. In questo caso il protocollo di trattamento ha previsto l’utilizzo quotidiano di un primo palloncino (diametro 18 mm, lunghezza 55 mm) per venticinque giorni; in seguito è stato usato un secondo palloncino (diametro 30 mm, lunghezza 80 mm) per quindici giorni; infine un terzo palloncino (diametro 35 mm, lunghezza 80 mm) per venti giorni. Al termine del trattamento l’animale era in grado di alimentarsi normalmente con alimento solido e, all’esame endoscopico, la regione della stenosi si presentava normalmente canalizzata ed epitelizzata. Conclusioni. I casi clinici descritti nel presente lavoro contribuiscono ad ampliare la scarsa casistica presente in letteratura relativa al trattamento conservativo di SE nel paziente equino. Nella nostra esperienza il trattamento dilatativo si è dimostrato efficace permettendo ad entrambi i pazienti di riprendere ad alimentarsi autonomamente con cibo solido senza più manifestare rigurgito o disfagia e di ritornare al normale livello di attività sportiva precedente all’insorgenza della sintomatologia. Inoltre, questo tipo di approccio è stato ottimamente tollerato da entrambi i pazienti. In conclusione, è possibile affermare che la dilatazione idropneumatica, in accordo con quanto osservato nella clinica dei piccoli animali e dell’uomo, rappresenta una valida tecnica alternativa all’intervento chirurgico che può essere utilizzata con successo, a breve e lungo termine, in caso di SE acquisite nel cavallo.

Trattamento conservativo delle stenosi esofagee acquisite nel cavallo tramite dilatazione idropneumatica : due casi clinici / L. Stucchi, E. Zucca, G. Stancari, B. Conturba, E. Ferro, M. Gualtieri, F. Ferrucci. ((Intervento presentato al 20. convegno Congresso Multisala SIVE tenutosi a Milano nel 2014.

Trattamento conservativo delle stenosi esofagee acquisite nel cavallo tramite dilatazione idropneumatica : due casi clinici

L. Stucchi;E. Zucca;G. Stancari;B. Conturba;E. Ferro;M. Gualtieri;F. Ferrucci
2014-02

Abstract

Introduzione. Con il termine di stenosi esofagea (SE) si definisce una riduzione intrinseca del lume del viscere che determina l’insorgenza di una sintomatologia di tipo ostruttivo. In letteratura vengono descritte numerose tecniche chirurgiche per il trattamento di SE1. Un trattamento conservativo poco invasivo è la risoluzione di SE tramite dilatazione meccanica con dilatatori o palloncini a pressione idrostatica. In medicina umana e nella clinica dei piccoli animali questa tecnica è ampiamente utilizzata. Per quanto riguarda il cavallo, invece, in letteratura sono riportati solo tre casi di utilizzo di questa metodica. Descrizione del caso. Il caso clinico 1 riguarda una femmina sella italiano di 9 anni, riferita per accertamenti in seguito a disfagia persistente e presenza di una tumefazione alla base del collo. L’anamnesi riferiva l’esecuzione di ripetuti sondaggi rinogastrici per una colica da costipazione occorsa venti giorni circa prima del ricovero. L’esame esofagoscopico ha rilevato la presenza di un’estesa area iperemica ampiamente disepitalizzata seguita da un restringimento anulare del lume del viscere di circa 8 mm di diametro a 90 cm circa dalle narici. L’esame radiografico con pasto opaco ha permesso di confermare la presenza di SE singola nel terzo distale della porzione cervicale dell’esofago. Per la dilatazione dell’esofago si è optato per l’impiego di un palloncino per acalasia cardiale ad uso umano (diametro 40 mm, lunghezza 100 mm). Dopo sedazione con detomidina (0,01 mg/kg IV), sotto controllo endoscopico, il palloncino veniva posizionato all’altezza della stenosi e dilatato progressivamente mediante iniezione di acqua tiepida (100 ml), fino a percepire la massima resistenza, e mantenuto in sede per cinque minuti. Il trattamento è stato ripetuto quotidianamente fino a quando la stenosi non ha più opposto resistenza al passaggio dell’endoscopio e il paziente ha potuto nutrirsi con fieno e mangime senza manifestare sintomatologia, per un totale di sedici trattamenti. Il caso clinico 2 è un Pony Belga castrone di 9 anni, ricoverato per disfagia e impossibilità ad assumere alimenti solidi. In anamnesi veniva riportata l’insorgenza di una lesione ascessuale nel solco giugulare sinistro secondaria ad iniezione di fenilbutazone e la successiva comparsa, dopo circa trenta giorni, di episodi di rigurgito. L’esame esofagoscopico evidenziava, a 65 cm circa dalle narici, in corrispondenza della tumefazione nella regione cervicale media, la presenza di una SE anulare, di circa 5 mm di diametro, con ampie aree di disepitelizzazione della mucosa. L’esame radiografico con mezzo di contrasto confermava la presenza di SE singola nel terzo medio della porzione cervicale dell’esofago. In questo caso il protocollo di trattamento ha previsto l’utilizzo quotidiano di un primo palloncino (diametro 18 mm, lunghezza 55 mm) per venticinque giorni; in seguito è stato usato un secondo palloncino (diametro 30 mm, lunghezza 80 mm) per quindici giorni; infine un terzo palloncino (diametro 35 mm, lunghezza 80 mm) per venti giorni. Al termine del trattamento l’animale era in grado di alimentarsi normalmente con alimento solido e, all’esame endoscopico, la regione della stenosi si presentava normalmente canalizzata ed epitelizzata. Conclusioni. I casi clinici descritti nel presente lavoro contribuiscono ad ampliare la scarsa casistica presente in letteratura relativa al trattamento conservativo di SE nel paziente equino. Nella nostra esperienza il trattamento dilatativo si è dimostrato efficace permettendo ad entrambi i pazienti di riprendere ad alimentarsi autonomamente con cibo solido senza più manifestare rigurgito o disfagia e di ritornare al normale livello di attività sportiva precedente all’insorgenza della sintomatologia. Inoltre, questo tipo di approccio è stato ottimamente tollerato da entrambi i pazienti. In conclusione, è possibile affermare che la dilatazione idropneumatica, in accordo con quanto osservato nella clinica dei piccoli animali e dell’uomo, rappresenta una valida tecnica alternativa all’intervento chirurgico che può essere utilizzata con successo, a breve e lungo termine, in caso di SE acquisite nel cavallo.
Settore VET/08 - Clinica Medica Veterinaria
Settore VET/09 - Clinica Chirurgica Veterinaria
Società Italiana Veterinari per Equini
SIVE
Trattamento conservativo delle stenosi esofagee acquisite nel cavallo tramite dilatazione idropneumatica : due casi clinici / L. Stucchi, E. Zucca, G. Stancari, B. Conturba, E. Ferro, M. Gualtieri, F. Ferrucci. ((Intervento presentato al 20. convegno Congresso Multisala SIVE tenutosi a Milano nel 2014.
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