A partire dal 1983 sono state condotte 21 campagne di scavo al Forcello di Bagnolo San Vito, in un’area posta verso il centro dell’abitato (settori R-S 17-19). Lo scavo ha un’estensione di circa 950 m2, la potenza del deposito archeologico varia da 130 a 160 cm (escluso l’agrario). Sono state riconosciute in sequenza stratigrafica 9 fasi, denominate A-I a partire dall’alto. L’area è interessata da due blocchi di abitazioni separate da un canale largo 8 m. Il blocco nord-occidentale, la cui estensione complessiva è di 440 m2, è stato integralmente scavato fino alla fase F compresa (fine VI secolo). Su un’area più limitata, di circa 124 m2, lo scavo si è approfondito fino alle fasi H e I (terzo quarto del VI secolo). Il blocco sud-orientale è stato indagato in maniera più limitata: su una fascia di 55 m2 si è giunti fino all’inizio della fase E, mentre nel settembre 2011 è iniziato lo scavo di un livello di crollo per incendio riferibile alla fase C, per ora indagato solo per 25 m2. E’ in corso un lavoro di verifica della sequenza stratigrafica e di definizione della cronologia delle singole fasi. Le unità stratigrafiche e gli elementi strutturali registrati sono oltre 3000, i materiali culturali particolarmente abbondanti, la sola ceramica supera le 4 t di peso, i frammenti di ceramica attica ammontano a più di 17000 unità . La revisione dei dati si prefigge lo scopo di ottenere una seriazione in cui al dato stratigrafico si affianchi la distinzione tra materiali in deposizione primaria e materiali in deposizione secondaria (riempimenti di buche e di fosse di scarico, riporti di livellamento e di bonifica, ecc.). Si tratta quindi di un lavoro non breve e alcuni risultati oggi presentati debbono essere considerati ancora preliminari, sia pure nell’ambito di un quadro generale ormai consolidato. Le date assolute a.C. proposte per le singole fasi in cui si articola la sequenza stratigrafica del Forcello dipendono principalmente dalla presenza in ogni fase di abbondante ceramica attica e di anfore greche da trasporto. Nella sequenza del Forcello vi sono due capisaldi fondamentali a cui tutta la sequenza può essere agganciata: le fasi F e C. Si tratta in entrambi i casi di strutture distrutte da un incendio, con i materiali rimasti in situ e sigillati da riporti stesi per livellare e bonificare l’area in vista di nuove costruzioni. La fase F ha restituito molta ceramica attica a figure nere e a vernice nera non figurata, fra cui un cratere a colonnette del gruppo di Leagros, due lekythoi del gruppo del Gallo, una coppa ad occhioni, molte coppe del tipo Bloesch C nelle varianti più antiche e un amphoriskos di Fikellura. Il pezzo più recente è una lekythos a f.n. della classe di Atene 581/1, databile intorno al 500 a.C. L’incendio che ha distrutto le case della fase F deve essersi verificato non molto tempo dopo il 500 a.C., tenendo conto anche della cronologia delle fasi successive. La casa in R 17 della fase C nonostante la piccola area fino ad ora scavata ha già restituito abbondante ceramica attica, fra cui un cratere a colonnette a figure rosse in gran parte ricomponibile ed attribuibile a un tardo manierista, verso il 450-440 a.C., mentre dal vespaio di uno dei focolari della casa in R 19 provengono i frammenti di un’anfora samia della metà del V secolo. La ceramica attica più recente finora rinvenuta al Forcello, sempre in giacitura secondaria, risale alla fine del V e ai primi decenni del IV secolo. La comunicazione prenderà in considerazione i materiali paleoveneti e golasecchiani, ceramiche e bronzi, provenienti dalle diverse fasi del Forcello, cercando di stabilire delle correlazioni cronologiche tra questi ambiti culturali. Di grande importanza sono le fibule tardo hallstattiane (Ha D 3) dei tipi dP 1, dZ 3 e F 1, provenienti dalle fasi E e D e databili quindi entro la prima metà del V secolo a.C. Dalla fase C provengono due fibule antico La Tène in ferro, di cui purtroppo non si conserva la staffa, mentre una fibula in bronzo di tipo F 4, con staffa ripiegata a coppa cava e molla bilaterale, è posteriore alla fase D. Tra i materiali di vetro hanno interesse ai fini delle correlazioni cronologiche le perle con filature oculiformi stratificate (Schichtaugenperlen) sia di piccole dimensioni con sfondo turchese che di maggiori dimensioni con sfondo giallo. Queste ultime provengono soltanto dalle fasi recenti dell’abitato e sono documentate a nord delle Alpi nei contesti antico La Tène. Non mancano, infine, materiali provenienti dal mondo centro-alpino, fra cui alcuni frammenti ceramici decorati a occhi di dado e impressioni a cordicella dalla casa di fase C in R 19.

Materiali paleoveneti, golasecchiani e tardo-hallstattiani e antico La Tène dal Forcello di Bagnolo San Vito: un contributo alla cronologia assoluta e alle correlazioni cronologiche tra diversi ambiti culturali / R.C. de Marinis, S. Casini, M. Rapi. ((Intervento presentato al 36. convegno Les Celtes et le Nord de l'Italie. I Celti e l'Italia del Nord. XXXVIe Colloque International de l’Association Française pour l’Étude de l’Age du Fer tenutosi a Verona nel 2012.

Materiali paleoveneti, golasecchiani e tardo-hallstattiani e antico La Tène dal Forcello di Bagnolo San Vito: un contributo alla cronologia assoluta e alle correlazioni cronologiche tra diversi ambiti culturali

R.C. de Marinis;M. Rapi
2012

Abstract

A partire dal 1983 sono state condotte 21 campagne di scavo al Forcello di Bagnolo San Vito, in un’area posta verso il centro dell’abitato (settori R-S 17-19). Lo scavo ha un’estensione di circa 950 m2, la potenza del deposito archeologico varia da 130 a 160 cm (escluso l’agrario). Sono state riconosciute in sequenza stratigrafica 9 fasi, denominate A-I a partire dall’alto. L’area è interessata da due blocchi di abitazioni separate da un canale largo 8 m. Il blocco nord-occidentale, la cui estensione complessiva è di 440 m2, è stato integralmente scavato fino alla fase F compresa (fine VI secolo). Su un’area più limitata, di circa 124 m2, lo scavo si è approfondito fino alle fasi H e I (terzo quarto del VI secolo). Il blocco sud-orientale è stato indagato in maniera più limitata: su una fascia di 55 m2 si è giunti fino all’inizio della fase E, mentre nel settembre 2011 è iniziato lo scavo di un livello di crollo per incendio riferibile alla fase C, per ora indagato solo per 25 m2. E’ in corso un lavoro di verifica della sequenza stratigrafica e di definizione della cronologia delle singole fasi. Le unità stratigrafiche e gli elementi strutturali registrati sono oltre 3000, i materiali culturali particolarmente abbondanti, la sola ceramica supera le 4 t di peso, i frammenti di ceramica attica ammontano a più di 17000 unità . La revisione dei dati si prefigge lo scopo di ottenere una seriazione in cui al dato stratigrafico si affianchi la distinzione tra materiali in deposizione primaria e materiali in deposizione secondaria (riempimenti di buche e di fosse di scarico, riporti di livellamento e di bonifica, ecc.). Si tratta quindi di un lavoro non breve e alcuni risultati oggi presentati debbono essere considerati ancora preliminari, sia pure nell’ambito di un quadro generale ormai consolidato. Le date assolute a.C. proposte per le singole fasi in cui si articola la sequenza stratigrafica del Forcello dipendono principalmente dalla presenza in ogni fase di abbondante ceramica attica e di anfore greche da trasporto. Nella sequenza del Forcello vi sono due capisaldi fondamentali a cui tutta la sequenza può essere agganciata: le fasi F e C. Si tratta in entrambi i casi di strutture distrutte da un incendio, con i materiali rimasti in situ e sigillati da riporti stesi per livellare e bonificare l’area in vista di nuove costruzioni. La fase F ha restituito molta ceramica attica a figure nere e a vernice nera non figurata, fra cui un cratere a colonnette del gruppo di Leagros, due lekythoi del gruppo del Gallo, una coppa ad occhioni, molte coppe del tipo Bloesch C nelle varianti più antiche e un amphoriskos di Fikellura. Il pezzo più recente è una lekythos a f.n. della classe di Atene 581/1, databile intorno al 500 a.C. L’incendio che ha distrutto le case della fase F deve essersi verificato non molto tempo dopo il 500 a.C., tenendo conto anche della cronologia delle fasi successive. La casa in R 17 della fase C nonostante la piccola area fino ad ora scavata ha già restituito abbondante ceramica attica, fra cui un cratere a colonnette a figure rosse in gran parte ricomponibile ed attribuibile a un tardo manierista, verso il 450-440 a.C., mentre dal vespaio di uno dei focolari della casa in R 19 provengono i frammenti di un’anfora samia della metà del V secolo. La ceramica attica più recente finora rinvenuta al Forcello, sempre in giacitura secondaria, risale alla fine del V e ai primi decenni del IV secolo. La comunicazione prenderà in considerazione i materiali paleoveneti e golasecchiani, ceramiche e bronzi, provenienti dalle diverse fasi del Forcello, cercando di stabilire delle correlazioni cronologiche tra questi ambiti culturali. Di grande importanza sono le fibule tardo hallstattiane (Ha D 3) dei tipi dP 1, dZ 3 e F 1, provenienti dalle fasi E e D e databili quindi entro la prima metà del V secolo a.C. Dalla fase C provengono due fibule antico La Tène in ferro, di cui purtroppo non si conserva la staffa, mentre una fibula in bronzo di tipo F 4, con staffa ripiegata a coppa cava e molla bilaterale, è posteriore alla fase D. Tra i materiali di vetro hanno interesse ai fini delle correlazioni cronologiche le perle con filature oculiformi stratificate (Schichtaugenperlen) sia di piccole dimensioni con sfondo turchese che di maggiori dimensioni con sfondo giallo. Queste ultime provengono soltanto dalle fasi recenti dell’abitato e sono documentate a nord delle Alpi nei contesti antico La Tène. Non mancano, infine, materiali provenienti dal mondo centro-alpino, fra cui alcuni frammenti ceramici decorati a occhi di dado e impressioni a cordicella dalla casa di fase C in R 19.
18-mag-2012
Settore L-ANT/01 - Preistoria e Protostoria
Association Française pour l’Étude de l’Age du Fer
Université de Bourgogne
Università degli Studi di Verona
Materiali paleoveneti, golasecchiani e tardo-hallstattiani e antico La Tène dal Forcello di Bagnolo San Vito: un contributo alla cronologia assoluta e alle correlazioni cronologiche tra diversi ambiti culturali / R.C. de Marinis, S. Casini, M. Rapi. ((Intervento presentato al 36. convegno Les Celtes et le Nord de l'Italie. I Celti e l'Italia del Nord. XXXVIe Colloque International de l’Association Française pour l’Étude de l’Age du Fer tenutosi a Verona nel 2012.
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