This essay aims to highlight the uncanny rewriting of London as a postcolonial nightmare in Harare North (2009), a remarkable first novel by the London-based Zimbabwean writer, journalist, musician, academic and political activist Brian Chikwava. The novel, entitled after the name by which London is known among the Zimbabwean diaspora, re-draws and invests with uncanny overtones the map of Brixton, a formerly disadvantaged area which has now acquired the status of cosmopolitan cultural quarter and vibrant site of diversity. By inscribing the themes of illegal immigration, civil war, homelessness, unbelonging and internecine aggression within a landscape that is so central to the imaginative and discursive construction of London as a world city, Chikwava brings to life the nightmarish vision (underpinning much current anti-immigration rhetoric) of a future in which the cosmopolis is infiltrated by the postcolony and possibly undone through social dismembering and infectious necropolitics.

Il saggio analizza la trasformazione narrativa della geografia di Londra in Harare North (2009), romanzo dello scrittore zimbabwano Brian Chikwava, emigrato in Gran Bretagna. L’opera, il cui titolo riprende il nome attribuito alla capitale dagli esuli dello Zimbabwe, ridisegna con modalità originali e inquietanti il territorio di Brixton, ex quartiere ghetto ora assunto nel discorso pubblico a emblema spaziale di cosmopolitismo utopico e convivenza multietnica. Iscrivendo i temi dell’immigrazione illegale e della violenza fratricida in questo paesaggio così centrale all’immaginario cosmopolita della città, Chikwava mette in scena con efficacia perturbante l’incubo di un futuro caratterizzato dall’infiltrazione e revisione della cosmopoli ad opera della ‘postcolonia’ che sottende gran parte della retorica anti-immigrazione odierna. Ciò avviene dando vita a un protagonista negativo opportunamente anonimo, che, parassita del sistema di asilo britannico, finisce con il perdersi entro le sacche di ‘esclusione’ in cui le ‘vite di scarto’ dei clandestini si consumano. Narratore opportunista e inaffidabile, emanazione spettrale della violenza disgregatrice della decolonizzazione nel suo paese, egli cede ai demoni della propria esperienza sradicata e scissa, consentendo loro di infestare il paesaggio multiculturale di Brixton, tanto decantato come laboratorio del futuro, per dissociarne le strutture relazionali e trasformarlo in una replica impazzita della postcolonia Zimbabwana.

Entangled futurities : utopia cosmopolita e incubo postcoloniale nella Londra di Brian Chikwava / L. De Michelis - In: Il futuro come intreccio : tempo e profezia nella tradizione letteraria moderna e contemporanea / [a cura di] C. Consiglio. - Messina : Mesogea, 2013. - ISBN 978-88-469-2127-7. - pp. 247-263

Entangled futurities : utopia cosmopolita e incubo postcoloniale nella Londra di Brian Chikwava

L. De Michelis
2013

Abstract

This essay aims to highlight the uncanny rewriting of London as a postcolonial nightmare in Harare North (2009), a remarkable first novel by the London-based Zimbabwean writer, journalist, musician, academic and political activist Brian Chikwava. The novel, entitled after the name by which London is known among the Zimbabwean diaspora, re-draws and invests with uncanny overtones the map of Brixton, a formerly disadvantaged area which has now acquired the status of cosmopolitan cultural quarter and vibrant site of diversity. By inscribing the themes of illegal immigration, civil war, homelessness, unbelonging and internecine aggression within a landscape that is so central to the imaginative and discursive construction of London as a world city, Chikwava brings to life the nightmarish vision (underpinning much current anti-immigration rhetoric) of a future in which the cosmopolis is infiltrated by the postcolony and possibly undone through social dismembering and infectious necropolitics.
Il saggio analizza la trasformazione narrativa della geografia di Londra in Harare North (2009), romanzo dello scrittore zimbabwano Brian Chikwava, emigrato in Gran Bretagna. L’opera, il cui titolo riprende il nome attribuito alla capitale dagli esuli dello Zimbabwe, ridisegna con modalità originali e inquietanti il territorio di Brixton, ex quartiere ghetto ora assunto nel discorso pubblico a emblema spaziale di cosmopolitismo utopico e convivenza multietnica. Iscrivendo i temi dell’immigrazione illegale e della violenza fratricida in questo paesaggio così centrale all’immaginario cosmopolita della città, Chikwava mette in scena con efficacia perturbante l’incubo di un futuro caratterizzato dall’infiltrazione e revisione della cosmopoli ad opera della ‘postcolonia’ che sottende gran parte della retorica anti-immigrazione odierna. Ciò avviene dando vita a un protagonista negativo opportunamente anonimo, che, parassita del sistema di asilo britannico, finisce con il perdersi entro le sacche di ‘esclusione’ in cui le ‘vite di scarto’ dei clandestini si consumano. Narratore opportunista e inaffidabile, emanazione spettrale della violenza disgregatrice della decolonizzazione nel suo paese, egli cede ai demoni della propria esperienza sradicata e scissa, consentendo loro di infestare il paesaggio multiculturale di Brixton, tanto decantato come laboratorio del futuro, per dissociarne le strutture relazionali e trasformarlo in una replica impazzita della postcolonia Zimbabwana.
Londra ; Brixton ; cosmopoli ; postcolonia ; diaspora zimbabwana ; narrativa inglese 21° secolo ; scritture migranti
Settore L-LIN/10 - Letteratura Inglese
2013
Book Part (author)
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2434/227199
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
  • OpenAlex ND
social impact