Sommario Con il presente studio gli autori hanno valutato il differente protocollo terapeutico nella correzione delle malocclusioni di III classe scheletrica con ridotta dimensione verticale (deep-bite) rispetto alla pianificazione terapeutica delle disgnazie caratterizzate da aumentata dimensione verticale (open-bite) in fase dinamica di crescita e a fine crescita. Intercettando precocemente le malocclusioni, e valutando l’aspetto elettrokinisiografico nel bambino possiamo evitare terapie di compromesso future e quindi recidive, danni iatrogeni, problemi disfunzionale ed interventi chirurgici avanzati. Le terze classi scheletriche open-bite sono disgnazie in cui la terapia ortopedica ortodontica, spesso anche in fasedinamica di crescita non trova possibilità di applicazione clinica. Gli Autori sottolineano l’importanza della elettromiografia e della kinesiografia per effettuare una diagnosi corretta e per valutare l’efficacia della terapia. Scopo del lavoro E’ mettere in evidenza l’intima correlazione tra le funzioni: posturale, respiratoria e masticatoria dell’organismo con la morfologia dell’apparato stomatognatico in particolare nelle disgnazie scheletriche open-bite. Inoltre viene introdotto un concetto tridimensionale nell’approccio diagnostico e terapeutico in odontoiatria, considerando le tre componenti dentale-scheletrica-muscolare; sottolineando l’importanza della kinesiografia (CMS) e dell’elettromiografia (EMG) nell’effettuare una diagnosi corretta, come supporto terapeutico e per valutare l’efficacia del trattamento. Materiali e Metodi In passato le limitazioni tecnologiche hanno confinato l’ortodontista ad un protocollo diagnostico e terapeutico basato sull’analisi cefalometrica riferita alla posizione intercuspidale dentale. Nel corso di questi ultimi anni si è evidenziata l’insufficienza di tale protocollo, in quanto l’ortodontista non può accontentarsi dei soli parametri dentali e cefalometrici, ma deve trattare l’occlusione in base ad un equilibrio funzionale e dinamico di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico. Da tempo si conosce l’importanza del ruolo del sistema neuro-muscolare nel determinare i problemi di crescita e sviluppo strutturali della mandibola e della maxilla (Jankelson 1975). L’introduzione dell’elettromiografia e della kinesiografia nella pratica clinica permette all’ortodontista di ottenere riferimenti diagnostici occlusali e cefalometrici a partire da una posizione normale rilassata dal punto di vista neuromuscolare ed articolare. Discussione La pratica clinica degli ortodontisti deve includere un concetto dinamico delle interrelazioni tra la morfologia oro-facciale, la posizione dei denti, le articolazioni tempo-mandibolari, l’integrità posturale, la pervietà nasale e lo stato dei muscoli cervicali e cranio-mandibolari Una variazione in alcuni di questi fattori può indurre un cambiamento in tutti gli altri sistemi. Basti pensare al ruolo altamente dinamico giocato dalla posizione spaziale ortologica della mandibola nel bilanciamento della postura craniovertebrale, per comprendere ancora meglio il significato biologico della complessa problematica ortopedica e stomatognatica, strettamente correlata con lo stato di salute generale (Giannì). L’ortodontista deve essere un osservatore e un diagnostico non solo delle strutture dentarie, ma anche dello stato nasorespiratorio e posturale del paziente. La conoscenza dell’influenza delle aberrazioni nasali e posturali aumenterà la prevedibilità del trattamento ortodontico, che permetterà all’ortodontista di individuare la cause che contribuiscono alla recidiva ortodontica. Gli obiettivi del trattamento includono un adeguato spazio per una normale funzione della lingua, una corretta dimensione verticale, una buona pervietà delle vie aeree nasali e una corretta postura cervicale e della testa. Le III classi scheletriche open-bite sono caratterizzate dall’aumento della dimensione verticale scheletrica anteriore e dalla crescita in post-rotazione della mandibola. Il trattamento correttivo, in fase dinamica di crescita, deve avere come obiettivi: lo stimolo del mascellare superiore, il controllo della crescita mandibolare ed il cambiamento della direzionalità vettoriale di crescita in ante-rotazione. Risultati L’utilizzo della trazione postero-anteriore risponde solo in parte agli scopi sopra enunciati. La sua azione è favorevole a livello di entrambi i mascellari, ma sfavorevole per la correzione della dimensione verticale. L’azione della maschera di Delaire infatti, ostacolando la crescita verso l’ avanti della mandibola, non permette di correggere l’open-bite scheletrico per mancato avanzamento del fulcro rotatorio gnatico. Quindi, il risultato finale è soddisfacente per la III classe scheletrica, ma negativo per l’open-bite scheletrico. I risultati ottenuti hanno confermato che solo l’intervento chirurgico può correggere completamente la dimensione verticale scheletrica aumentata. Disgnazie scheletriche open-bite in fase dinamica di crescita. Nella maggior parte dei casi si è ottenuto un miglioramento dei rapporti occlusali a livello dento-alveolare, senza tuttavia correggere in ugual misura la base scheletrica soprattutto sul piano verticale. Le conseguenze sono state tendenza alla recidiva, disturbi funzionali, artropatie. L’utilizzo della trazione postero-anteriore risponde solo in parte agli scopi sopra enunciati. La sua azione è favorevole a livello di entrambi i mascellari, ma sfavorevole per la correzione della dimensione verticale. L’azione della maschera di Delaire infatti, ostacolando la crescita verso l’ avanti della mandibola, non permette di correggere l’open-bite scheletrico per mancato avanzamento del fulcro rotatorio gnatico. Qiundi il risultato finale è soddisfacente per la III classe scheletrica, ma negativo per l’open-bite scheletrico. I risultati ottenuti hanno confermato che solo l’intervento chirurgico può correggere completamente la dimensione verticale scheletrica aumentata. Conclusioni L’obiettivo finale della terapia ortodontica è il trattamento di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico, dentale, scheletrica, articolare e neuromuscolare, in modo da creare condizioni adatte per una corretta funzione sinergica. E’ possibile concludere che il controllo della dimensione verticale è uno degli obiettivi fondamentali sia dell’ortodontista durante il trattamento ortopedico dei pazienti in fase di crescita e nel corso della preparazione pre-chirurgica delle arcate dentali, sia del chirurgo maxillo facciale in fase di progettazione dell’intervento. Le III classi scheletriche open-bite sono disgnazie in cui la terapia ortopedica-ortodontica, anche in fase dinamica di crescita, non trova possibilità di applicazione clinica quando non vengono diagnosticate ed intercettate precocemente e risolte immediatamente soprattutto sul piano verticale. Il risultato finale di ogni trattamento ortognatodontico deve comportare il ripristino delle basi ossee con la componente dentaria e il complesso neuromuscolare con particolare riguardo alla dimensione verticale scheletrica. La considerazione dei parametri di miglioramento estetico, importantissimo nella correzione di alcune forme disgnatiche, non deve mai prescindere da una valutazione primaria di natura funzionale. Solo in tale modo il rischio di recidiva può essere evitato ed è possibile ottenere un risultato stabile nel tempo. Il successo della terapia ortodontica è ottenuto tramite l’eliminazione delle forze muscolari che agiscono sui denti. Quando questo obiettivo è raggiunto, il problema della recidiva diventa minimo. La capacità di posizionare la mandibola ortodonticamente in una posizione muscolare e una articolare compatibili, le quali sono sinergiche con l’occlusione dentale, può essere realizzata routinariamente con l’elettromiografia e la kinesiografia.

Valutazioni elettrochinesiografiche nel trattamento dell’open-bite scheletrico / U. Garagiola, V. Ghiglione - In: 14. Congresso nazionale della Società italiana chirurgia maxillo-facciale (SICMF) : Parma (Italy) 9-11 giugno 2005 / [a cura di] E. Sesenna. - Disco ottico. - Parma : MEDIMOND, 2005 Jun. - ISBN 9788875871901. - pp. 169-173 (( Intervento presentato al 14. convegno Congresso Nazionale Società Italiana di Chirurgia Maxillo Facciale tenutosi a Parma nel 2005.

Valutazioni elettrochinesiografiche nel trattamento dell’open-bite scheletrico

U. Garagiola
Primo
;
2005

Abstract

Sommario Con il presente studio gli autori hanno valutato il differente protocollo terapeutico nella correzione delle malocclusioni di III classe scheletrica con ridotta dimensione verticale (deep-bite) rispetto alla pianificazione terapeutica delle disgnazie caratterizzate da aumentata dimensione verticale (open-bite) in fase dinamica di crescita e a fine crescita. Intercettando precocemente le malocclusioni, e valutando l’aspetto elettrokinisiografico nel bambino possiamo evitare terapie di compromesso future e quindi recidive, danni iatrogeni, problemi disfunzionale ed interventi chirurgici avanzati. Le terze classi scheletriche open-bite sono disgnazie in cui la terapia ortopedica ortodontica, spesso anche in fasedinamica di crescita non trova possibilità di applicazione clinica. Gli Autori sottolineano l’importanza della elettromiografia e della kinesiografia per effettuare una diagnosi corretta e per valutare l’efficacia della terapia. Scopo del lavoro E’ mettere in evidenza l’intima correlazione tra le funzioni: posturale, respiratoria e masticatoria dell’organismo con la morfologia dell’apparato stomatognatico in particolare nelle disgnazie scheletriche open-bite. Inoltre viene introdotto un concetto tridimensionale nell’approccio diagnostico e terapeutico in odontoiatria, considerando le tre componenti dentale-scheletrica-muscolare; sottolineando l’importanza della kinesiografia (CMS) e dell’elettromiografia (EMG) nell’effettuare una diagnosi corretta, come supporto terapeutico e per valutare l’efficacia del trattamento. Materiali e Metodi In passato le limitazioni tecnologiche hanno confinato l’ortodontista ad un protocollo diagnostico e terapeutico basato sull’analisi cefalometrica riferita alla posizione intercuspidale dentale. Nel corso di questi ultimi anni si è evidenziata l’insufficienza di tale protocollo, in quanto l’ortodontista non può accontentarsi dei soli parametri dentali e cefalometrici, ma deve trattare l’occlusione in base ad un equilibrio funzionale e dinamico di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico. Da tempo si conosce l’importanza del ruolo del sistema neuro-muscolare nel determinare i problemi di crescita e sviluppo strutturali della mandibola e della maxilla (Jankelson 1975). L’introduzione dell’elettromiografia e della kinesiografia nella pratica clinica permette all’ortodontista di ottenere riferimenti diagnostici occlusali e cefalometrici a partire da una posizione normale rilassata dal punto di vista neuromuscolare ed articolare. Discussione La pratica clinica degli ortodontisti deve includere un concetto dinamico delle interrelazioni tra la morfologia oro-facciale, la posizione dei denti, le articolazioni tempo-mandibolari, l’integrità posturale, la pervietà nasale e lo stato dei muscoli cervicali e cranio-mandibolari Una variazione in alcuni di questi fattori può indurre un cambiamento in tutti gli altri sistemi. Basti pensare al ruolo altamente dinamico giocato dalla posizione spaziale ortologica della mandibola nel bilanciamento della postura craniovertebrale, per comprendere ancora meglio il significato biologico della complessa problematica ortopedica e stomatognatica, strettamente correlata con lo stato di salute generale (Giannì). L’ortodontista deve essere un osservatore e un diagnostico non solo delle strutture dentarie, ma anche dello stato nasorespiratorio e posturale del paziente. La conoscenza dell’influenza delle aberrazioni nasali e posturali aumenterà la prevedibilità del trattamento ortodontico, che permetterà all’ortodontista di individuare la cause che contribuiscono alla recidiva ortodontica. Gli obiettivi del trattamento includono un adeguato spazio per una normale funzione della lingua, una corretta dimensione verticale, una buona pervietà delle vie aeree nasali e una corretta postura cervicale e della testa. Le III classi scheletriche open-bite sono caratterizzate dall’aumento della dimensione verticale scheletrica anteriore e dalla crescita in post-rotazione della mandibola. Il trattamento correttivo, in fase dinamica di crescita, deve avere come obiettivi: lo stimolo del mascellare superiore, il controllo della crescita mandibolare ed il cambiamento della direzionalità vettoriale di crescita in ante-rotazione. Risultati L’utilizzo della trazione postero-anteriore risponde solo in parte agli scopi sopra enunciati. La sua azione è favorevole a livello di entrambi i mascellari, ma sfavorevole per la correzione della dimensione verticale. L’azione della maschera di Delaire infatti, ostacolando la crescita verso l’ avanti della mandibola, non permette di correggere l’open-bite scheletrico per mancato avanzamento del fulcro rotatorio gnatico. Quindi, il risultato finale è soddisfacente per la III classe scheletrica, ma negativo per l’open-bite scheletrico. I risultati ottenuti hanno confermato che solo l’intervento chirurgico può correggere completamente la dimensione verticale scheletrica aumentata. Disgnazie scheletriche open-bite in fase dinamica di crescita. Nella maggior parte dei casi si è ottenuto un miglioramento dei rapporti occlusali a livello dento-alveolare, senza tuttavia correggere in ugual misura la base scheletrica soprattutto sul piano verticale. Le conseguenze sono state tendenza alla recidiva, disturbi funzionali, artropatie. L’utilizzo della trazione postero-anteriore risponde solo in parte agli scopi sopra enunciati. La sua azione è favorevole a livello di entrambi i mascellari, ma sfavorevole per la correzione della dimensione verticale. L’azione della maschera di Delaire infatti, ostacolando la crescita verso l’ avanti della mandibola, non permette di correggere l’open-bite scheletrico per mancato avanzamento del fulcro rotatorio gnatico. Qiundi il risultato finale è soddisfacente per la III classe scheletrica, ma negativo per l’open-bite scheletrico. I risultati ottenuti hanno confermato che solo l’intervento chirurgico può correggere completamente la dimensione verticale scheletrica aumentata. Conclusioni L’obiettivo finale della terapia ortodontica è il trattamento di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico, dentale, scheletrica, articolare e neuromuscolare, in modo da creare condizioni adatte per una corretta funzione sinergica. E’ possibile concludere che il controllo della dimensione verticale è uno degli obiettivi fondamentali sia dell’ortodontista durante il trattamento ortopedico dei pazienti in fase di crescita e nel corso della preparazione pre-chirurgica delle arcate dentali, sia del chirurgo maxillo facciale in fase di progettazione dell’intervento. Le III classi scheletriche open-bite sono disgnazie in cui la terapia ortopedica-ortodontica, anche in fase dinamica di crescita, non trova possibilità di applicazione clinica quando non vengono diagnosticate ed intercettate precocemente e risolte immediatamente soprattutto sul piano verticale. Il risultato finale di ogni trattamento ortognatodontico deve comportare il ripristino delle basi ossee con la componente dentaria e il complesso neuromuscolare con particolare riguardo alla dimensione verticale scheletrica. La considerazione dei parametri di miglioramento estetico, importantissimo nella correzione di alcune forme disgnatiche, non deve mai prescindere da una valutazione primaria di natura funzionale. Solo in tale modo il rischio di recidiva può essere evitato ed è possibile ottenere un risultato stabile nel tempo. Il successo della terapia ortodontica è ottenuto tramite l’eliminazione delle forze muscolari che agiscono sui denti. Quando questo obiettivo è raggiunto, il problema della recidiva diventa minimo. La capacità di posizionare la mandibola ortodonticamente in una posizione muscolare e una articolare compatibili, le quali sono sinergiche con l’occlusione dentale, può essere realizzata routinariamente con l’elettromiografia e la kinesiografia.
Settore MED/28 - Malattie Odontostomatologiche
giu-2005
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