L’effettiva circolazione di Toxoplasma gondii nelle popolazioni di ungulati selvatici e la definizione del relativo quadro epidemiologico sono aspetti tutt’ora da approfondire. In effetti tali problematiche, a prescindere da una valenza faunistica, vanno valutate in rapporto sia alle possibili interazioni tra specie selvatiche e domestiche, che al potenziale rischio zoonosico. Peraltro questo problema va considerato in rapporto alle nuove direttive UE in tema di commercializzazione delle carni di selvaggina (Reg. CE 853/2004, recepimento da parte della Regione Lombardia delle linee guida applicative Reg. 8537047ce) e al consistente aumento demografico degli ungulati selvatici, con conseguente disponibilità di ingenti quantitativi di carne. Sulla base di queste considerazioni, durante gli abbattimenti contenitivi del cervo (Cervus elaphus) in Val Furva nel Parco Nazionale dello Stelvio, è stato avviato un monitoraggio su T.gondii nel gennaio-febbraio 2012. L’indagine è stata condotta a livello sieroepidemiologico, utilizzando un kit commerciale ELISA multi specie per la ricerca degli anticorpi anti-T. gondii, seguita da un’analisi molecolare sui soggetti risultati positivi, tramite pcr, per mettere in evidenza il DNA del patogeno da tessuto cardiaco e nervoso. Dall’indagine di 24 sieri implementati da 62 estratti di carne (spremuto cardiaco), per un totale di 86 soggetti, è emersa una prevalenza del 25% (22/86). Il valore è stato quindi analizzato in relazione a sesso ed età: 27% (14/52) nelle femmine, 23% (8/34) nei maschi; 9% (3/34) nei piccoli (animali di sei mesi), 25% (2/8) nei soggetti di un anno e 38% (17/44) negli adulti. La pcr sui tessuti dei soggetti positivi è tutt’ora in corso ma dall’analisi dei primi 10 individui non è risultata nessuna positività. I dati emersi provano la circolazione del patogeno nell’area di studio: in particolare l’aumento della prevalenza con l’età, dato confermato anche a livello statistico (GLM p<0.05), depone per una trasmissione orizzontale di T.gondii, legata all’assunzione di oocisti. Peraltro le positività riscontrate nei piccoli non escludono anche un’eventuale trasmissione verticale. Rispetto al rischio d’infezione legato all’età va considerato che l’elevata densità di animali nell’area di studio e la sua ridotta superficie comportano, specialmente nella stagione invernale, l’utilizzo di aree antropizzate con presenza del gatto ospite definitivo di T.gondii ed eliminatore delle oocisti nell’ambiente. Relativamente al potenziale rischio zoonosico legato al consumo di carne dei soggetti abbattuti, documentato in altre realtà territoriali ed alle negatività emerse finora dall’analisi molecolare, a prescindere dall’esito delle indagini sui campioni rimanenti sui tessuti degli individui sieropositivi, vanno considerate le difficoltà di isolamento del DNA patogeno per la sporadica localizzazione delle cisti di T.gondii nei tessuti infetti e quindi la necessità di disporre di un consistente campione. In questo senso, alla luce della primaria valenza sanitaria del protozoo, emerge l’esigenza di approfondire i dati finora scaturiti, considerando tra l’altro che la prevalenza riscontrata nell’area di studio è superiore a quella riportata nel cervo in altri contesti.

Monitoraggio di Toxoplasma gondii nei cervi (Cervus elaphus) della Valfurva (Parco Nazionale dello Stelvio) : quadro epidemiologico e potenziale rischio zoonosico / N. Formenti, A. Scarì, L. Pedrotti, M.C. Cerutti, A. Gaffuri, P. Lanfranchi - In: Ricerche Naturalistiche in provincia di Sondrio[s.l] : Museo Civico Morbegno, 2012 Oct. - pp. 1-1 (( Intervento presentato al 3. convegno Workshop sulle Ricerche Naturalistiche in provincia di Sondrio tenutosi a Morbegno nel 2012.

Monitoraggio di Toxoplasma gondii nei cervi (Cervus elaphus) della Valfurva (Parco Nazionale dello Stelvio) : quadro epidemiologico e potenziale rischio zoonosico

N. Formenti
Primo
;
M.C. Cerutti;P. Lanfranchi
Ultimo
2012-10

Abstract

L’effettiva circolazione di Toxoplasma gondii nelle popolazioni di ungulati selvatici e la definizione del relativo quadro epidemiologico sono aspetti tutt’ora da approfondire. In effetti tali problematiche, a prescindere da una valenza faunistica, vanno valutate in rapporto sia alle possibili interazioni tra specie selvatiche e domestiche, che al potenziale rischio zoonosico. Peraltro questo problema va considerato in rapporto alle nuove direttive UE in tema di commercializzazione delle carni di selvaggina (Reg. CE 853/2004, recepimento da parte della Regione Lombardia delle linee guida applicative Reg. 8537047ce) e al consistente aumento demografico degli ungulati selvatici, con conseguente disponibilità di ingenti quantitativi di carne. Sulla base di queste considerazioni, durante gli abbattimenti contenitivi del cervo (Cervus elaphus) in Val Furva nel Parco Nazionale dello Stelvio, è stato avviato un monitoraggio su T.gondii nel gennaio-febbraio 2012. L’indagine è stata condotta a livello sieroepidemiologico, utilizzando un kit commerciale ELISA multi specie per la ricerca degli anticorpi anti-T. gondii, seguita da un’analisi molecolare sui soggetti risultati positivi, tramite pcr, per mettere in evidenza il DNA del patogeno da tessuto cardiaco e nervoso. Dall’indagine di 24 sieri implementati da 62 estratti di carne (spremuto cardiaco), per un totale di 86 soggetti, è emersa una prevalenza del 25% (22/86). Il valore è stato quindi analizzato in relazione a sesso ed età: 27% (14/52) nelle femmine, 23% (8/34) nei maschi; 9% (3/34) nei piccoli (animali di sei mesi), 25% (2/8) nei soggetti di un anno e 38% (17/44) negli adulti. La pcr sui tessuti dei soggetti positivi è tutt’ora in corso ma dall’analisi dei primi 10 individui non è risultata nessuna positività. I dati emersi provano la circolazione del patogeno nell’area di studio: in particolare l’aumento della prevalenza con l’età, dato confermato anche a livello statistico (GLM p<0.05), depone per una trasmissione orizzontale di T.gondii, legata all’assunzione di oocisti. Peraltro le positività riscontrate nei piccoli non escludono anche un’eventuale trasmissione verticale. Rispetto al rischio d’infezione legato all’età va considerato che l’elevata densità di animali nell’area di studio e la sua ridotta superficie comportano, specialmente nella stagione invernale, l’utilizzo di aree antropizzate con presenza del gatto ospite definitivo di T.gondii ed eliminatore delle oocisti nell’ambiente. Relativamente al potenziale rischio zoonosico legato al consumo di carne dei soggetti abbattuti, documentato in altre realtà territoriali ed alle negatività emerse finora dall’analisi molecolare, a prescindere dall’esito delle indagini sui campioni rimanenti sui tessuti degli individui sieropositivi, vanno considerate le difficoltà di isolamento del DNA patogeno per la sporadica localizzazione delle cisti di T.gondii nei tessuti infetti e quindi la necessità di disporre di un consistente campione. In questo senso, alla luce della primaria valenza sanitaria del protozoo, emerge l’esigenza di approfondire i dati finora scaturiti, considerando tra l’altro che la prevalenza riscontrata nell’area di studio è superiore a quella riportata nel cervo in altri contesti.
Settore VET/06 - Parassitologia e Malattie Parassitarie degli Animali
Museo civico di Storia naturale di Morbegno
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