In questo lavoro si vogliono presentare i risultati di un‟attività sugli Optical Particle Counters (OPC) svolta nell‟ambito del WG3 della IAS. Lo scopo dell‟attività è stato quello di migliorare le attuali conoscenze sui contatori ottici più diffusi tra i gruppi di ricerca a livello nazionale ed effettuare una valutazione delle loro prestazioni a campo. A questo scopo, è stata organizzata una campagna di interconfronto nel sito di background urbano di riferimento di ARPA Lombardia (Milano Via Pascal). La campagna è stata effettuata nel periodo novembre 2010-febbraio 2011 e sono stati messi in campo sei OPC (2 Grimm mod. Envirocheck, 1 Grimm mod. 180, 1 ConTec mod. Dust Monit, 1 FAI mod. Multichannel Monitor e 1 Particle Scan mod. Pro) con differenti caratteristiche costruttive ed operative nell‟intervallo dimensionale a partire da 0.25 μm. La durata della campagna di interconfronto ha consentito di poter testare gli strumenti in contesti ambientali diversi sia per condizioni climatiche sia per livelli di concentrazione di particelle aerodisperse. Un primo confronto fra le serie temporali ha messo in evidenza alcune differenze tra gli strumenti, principalmente da ascriversi alle scelte ingegneristiche dei costruttori nel trattamento del campione d'aria in ingresso: l‟umidità dell‟aria appare essere il principale parametro fisico che influisce sulla misura, per esempio causando l‟accrescimento e/o l'agglomerazione delle particelle, determinando quindi una diversa classificazione dimensionale. La modalità di riduzione dell'umidità risulta pertanto essere un elemento costruttivo critico, così come i tempi di risposta dell'elettronica di rilevazione, che causano problemi di coincidenza. Infatti, classificando l‟insieme dei dati sulla base dell'umidità relativa e dei livelli di concentrazione delle particelle in atmosfera, si osservano significative differenze nelle correlazioni fra gli strumenti. Inoltre sono state osservate differenze nelle efficienze di conteggio, che hanno aperto il problema del controllo strumentale sia durante le misure in campo che durante la calibrazione. Si è quindi andati a valutare l‟influenza dei vari parametri operativi sulla funzione distribuzione dimensionale del particolato aerodisperso. A tal fine sono stati sviluppati degli algoritmi di calcolo che verranno presentati dettagliatamente nel lavoro. Bibliografia [1] Paul A. Baron , Klaus Willeke, Aerosol Measurements. John Wiley & Sons (2005) [2] Hinds W.C., Aerosol technology. John Wiley and Sons, Inc (1999)

Optical Particle Counters : specificità e problematiche nelle misure a campo / C. Colombi, V. Gianelle, M. Lazzarini, F. Belosi, M. Causà, R. Udisti, S. Becagli, G. Lonati, R. Vecchi. ((Intervento presentato al 5. convegno Convegno nazionale sul particolato atmosferico tenutosi a Perugia nel 2012.

Optical Particle Counters : specificità e problematiche nelle misure a campo

R. Vecchi
Ultimo
2012

Abstract

In questo lavoro si vogliono presentare i risultati di un‟attività sugli Optical Particle Counters (OPC) svolta nell‟ambito del WG3 della IAS. Lo scopo dell‟attività è stato quello di migliorare le attuali conoscenze sui contatori ottici più diffusi tra i gruppi di ricerca a livello nazionale ed effettuare una valutazione delle loro prestazioni a campo. A questo scopo, è stata organizzata una campagna di interconfronto nel sito di background urbano di riferimento di ARPA Lombardia (Milano Via Pascal). La campagna è stata effettuata nel periodo novembre 2010-febbraio 2011 e sono stati messi in campo sei OPC (2 Grimm mod. Envirocheck, 1 Grimm mod. 180, 1 ConTec mod. Dust Monit, 1 FAI mod. Multichannel Monitor e 1 Particle Scan mod. Pro) con differenti caratteristiche costruttive ed operative nell‟intervallo dimensionale a partire da 0.25 μm. La durata della campagna di interconfronto ha consentito di poter testare gli strumenti in contesti ambientali diversi sia per condizioni climatiche sia per livelli di concentrazione di particelle aerodisperse. Un primo confronto fra le serie temporali ha messo in evidenza alcune differenze tra gli strumenti, principalmente da ascriversi alle scelte ingegneristiche dei costruttori nel trattamento del campione d'aria in ingresso: l‟umidità dell‟aria appare essere il principale parametro fisico che influisce sulla misura, per esempio causando l‟accrescimento e/o l'agglomerazione delle particelle, determinando quindi una diversa classificazione dimensionale. La modalità di riduzione dell'umidità risulta pertanto essere un elemento costruttivo critico, così come i tempi di risposta dell'elettronica di rilevazione, che causano problemi di coincidenza. Infatti, classificando l‟insieme dei dati sulla base dell'umidità relativa e dei livelli di concentrazione delle particelle in atmosfera, si osservano significative differenze nelle correlazioni fra gli strumenti. Inoltre sono state osservate differenze nelle efficienze di conteggio, che hanno aperto il problema del controllo strumentale sia durante le misure in campo che durante la calibrazione. Si è quindi andati a valutare l‟influenza dei vari parametri operativi sulla funzione distribuzione dimensionale del particolato aerodisperso. A tal fine sono stati sviluppati degli algoritmi di calcolo che verranno presentati dettagliatamente nel lavoro. Bibliografia [1] Paul A. Baron , Klaus Willeke, Aerosol Measurements. John Wiley & Sons (2005) [2] Hinds W.C., Aerosol technology. John Wiley and Sons, Inc (1999)
Settore FIS/07 - Fisica Applicata(Beni Culturali, Ambientali, Biol.e Medicin)
Optical Particle Counters : specificità e problematiche nelle misure a campo / C. Colombi, V. Gianelle, M. Lazzarini, F. Belosi, M. Causà, R. Udisti, S. Becagli, G. Lonati, R. Vecchi. ((Intervento presentato al 5. convegno Convegno nazionale sul particolato atmosferico tenutosi a Perugia nel 2012.
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