Il ricorso al laboratorio virologico per la diagnosi delle infezioni rende necessario sia per una corretta attribuzione eziologica sia in vista dell’impiego di farmaci anti-CMV disponibili che, pur essendo specifici ed efficaci, sono costosi e dotati di una certa tossicità. L’approccio diagnostico più utile consiste nella dimostrazione della presenza di virus infettante con prove di isolamento convenzionale e/o rapido (viremia p72) o di proteine virus specifiche (antigene mia pp65) in campioni di sangue eparinato. A dimostrazione dell’efficacia di questi metodi sta l’importante richiesta (circa 2500 campioni/anno) di diagnosi di infezione da CMV registrata presso il laboratorio di diagnostica virologica dell’Istituto di Virologia dove le tecniche descritte vengono impiegate dal 1990. Al fine di ottimizzare le prestazione delle singole metodiche dall’inizio del 1993 sono stati introdotti: 19 l’impiego del buffy coat senza separazione su destrano, 2) l’uso di 2 x 106 cellule per viremia, 3) l’impiego della fissazione in formalina-NP40 dei citocentrifugati, 4) l’osservazione delle colture oltre le 3 settimane usuali. Questo ha consentito di ridurre i tempi di lavorazione dei campioni, di migliorare la resa della viremia (dal 70% al 99,5%) di facilitare la lettura dell’antigenemia e di raddoppiare il numero di campioni positivi. Quest’ultimo aspetto risulta di particolare importanza per la possibilità di studiare la farmaco resistenza dei ceppi di CMV isolati.

OTTIMIZZAZIONE DELLE PROCEDURE NELLA DIAGNOSI DI LABORATORIO DELLE INFEZIONI DA CYTOMEGALOVIRUS (CMV) / V. Primache, S. Binda, C. Novelli, M. Barbi. ((Intervento presentato al 23°. convegno Convegno Nazionale Associazione Microbiologi Clinici Italiani tenutosi a Montecatini Terme nel 1994.

OTTIMIZZAZIONE DELLE PROCEDURE NELLA DIAGNOSI DI LABORATORIO DELLE INFEZIONI DA CYTOMEGALOVIRUS (CMV)

V. Primache
Primo
;
S. Binda
Secondo
;
M. Barbi
Ultimo
1994-10

Abstract

Il ricorso al laboratorio virologico per la diagnosi delle infezioni rende necessario sia per una corretta attribuzione eziologica sia in vista dell’impiego di farmaci anti-CMV disponibili che, pur essendo specifici ed efficaci, sono costosi e dotati di una certa tossicità. L’approccio diagnostico più utile consiste nella dimostrazione della presenza di virus infettante con prove di isolamento convenzionale e/o rapido (viremia p72) o di proteine virus specifiche (antigene mia pp65) in campioni di sangue eparinato. A dimostrazione dell’efficacia di questi metodi sta l’importante richiesta (circa 2500 campioni/anno) di diagnosi di infezione da CMV registrata presso il laboratorio di diagnostica virologica dell’Istituto di Virologia dove le tecniche descritte vengono impiegate dal 1990. Al fine di ottimizzare le prestazione delle singole metodiche dall’inizio del 1993 sono stati introdotti: 19 l’impiego del buffy coat senza separazione su destrano, 2) l’uso di 2 x 106 cellule per viremia, 3) l’impiego della fissazione in formalina-NP40 dei citocentrifugati, 4) l’osservazione delle colture oltre le 3 settimane usuali. Questo ha consentito di ridurre i tempi di lavorazione dei campioni, di migliorare la resa della viremia (dal 70% al 99,5%) di facilitare la lettura dell’antigenemia e di raddoppiare il numero di campioni positivi. Quest’ultimo aspetto risulta di particolare importanza per la possibilità di studiare la farmaco resistenza dei ceppi di CMV isolati.
Diagnosi di laboratorio
Settore MED/42 - Igiene Generale e Applicata
OTTIMIZZAZIONE DELLE PROCEDURE NELLA DIAGNOSI DI LABORATORIO DELLE INFEZIONI DA CYTOMEGALOVIRUS (CMV) / V. Primache, S. Binda, C. Novelli, M. Barbi. ((Intervento presentato al 23°. convegno Convegno Nazionale Associazione Microbiologi Clinici Italiani tenutosi a Montecatini Terme nel 1994.
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