Trattare delle Alpi, oggi, significa affrontare un insieme di temi di grande ampiezza e varietà, date la complessità e la vastità del territorio che le forma, la consistenza e la varietà della popolazione che lo abita, la diversità e le differenti velocità e tempistica dei processi di trasformazione che, da più di un secolo e in varia misura, hanno investito la grande catena montana nelle sue diverse porzioni, che tali processi hanno accolto o subito in momenti e modi diversi o ancora li stanno subendo. Quando si è trattato, perciò, di definire i temi da affrontare nel Quinto Convegno Internazionale di Rete Montagna, nonché le loro articolazioni particolari, le possibilità aperte erano amplissime, quasi infinite: si sarebbe potuto parlare di ambiente naturale in tutte le sue manifestazioni; di popolazione, demografia, cultura; di economia, trasporti, energia; di politica, programmazione, cooperazione internazionale, e altro ancora. Il convegno precedente, del resto, aveva riguardato il tema “Le Alpi che cambiano. Nuovi abitanti, nuove culture, nuovi paesaggi”, e dunque aveva già preso in considerazione un insieme consistente e rilevante di problemi relativi all’arco alpino, facendo, in maniera approfondita, il punto della situazione ai primi anni 2000: un momento certo non remoto, ma pur sempre diverso dal 2009, che ha visto alcuni processi economici e sociali di matrice internazionale abbattersi sul mondo intero, e dunque colpire anche le Alpi: colpirle certo in maniera differenziata, ma pur sempre complessiva e contestuale, così da essere presi in considerazione assieme, non foss’altro che per verificare come essi avessero agito ed agissero tuttora, se in maniera unitaria e omogenea, oppure frammentaria e diversificata nelle diverse aree e regioni alpine. Le Alpi sono infatti un territorio ampio e grandemente differenziato, nel quale i diversi caratteri naturali, ambientali, demografici, culturali, linguistici, economici, sono variamente e profondamente intrecciati e ricomposti, così che regioni vicine possono presentare caratteristiche anche molto diverse, mentre altre, pur fra loro lontane, possono mostrare sorprendenti affinità. Le Alpi, pertanto, non possono e non devono essere viste come un’entità a se stante e, per i suoi caratteri intrinseci, separata dai rispettivi stati di pertinenza politica e dall’Europa stessa, ma invece come un’area che presenta sì elementi di omogeneità al suo interno, ma anche rapporti di varia natura e somiglianze sostanziali e formali con i rispettivi avampaesi, con le regioni esterne cui le varie porzioni alpine si affacciano, con i Paesi dei quali fanno parte integrante mediante relazioni politico-amministrative, ma, di norma, anche storiche, culturali, linguistiche, religiose … Paesi verso i quali le popolazioni alpine si sentono attratte o dai quali si sentono respinte, guardando magari con maggiore interesse o con rimpianto a vecchie unioni che la politica internazionale degli ultimi due secoli ha sciolto, variamente rimescolato, talora malamente riaggregato in unità politiche che ora hanno la forza dell’esistenza materiale, ma, talora, non quella dell’appartenenza ideale. L’affrontare questi problemi riporta, allora, in qualche modo all’antico sofisma di Achille e la tartaruga: il veloce procedere della conoscenza e dell’azione non riesce mai a raggiungere il lento incedere dei fatti concreti, dei problemi reali che, magari a piccoli o insensibili passi, sfuggono, spesso d’un soffio, ai potenti inseguitori, la ricerca e la politica, rispetto ai quali sono sempre un passo avanti. Di fronte a questa varietà di problemi che lo studioso e l’operatore sociale, politico, economico, si trovano davanti, si è quindi scelto di privilegiare una tematica per così dire trasversale agli interessi conoscitivi e applicativi di tutti costoro, e cioè “Le Alpi che cambiano tra rischi e opportunità”: prospettiva che chiunque ha davanti agli occhi, e che occupa e preoccupa chiunque abbia a cuore la situazione attuale e il futuro delle Alpi. Rischi e opportunità che riguardano l’ambiente naturale, certo, con le variazioni climatiche o il sovra-sfruttamento di alcune risorse e l’abbandono di altre, ma anche l’ambiente costruito dall’uomo, con la dismissione di antichi insediamenti e paesaggi agrari, artigianali, minerari, di vecchi percorsi pedonali e mulattieri, ma toccano soprattutto l’ambiente umano, le culture spirituali e materiali, le pratiche sociali e territoriali, le lingue tradizionali, le usanze e le attività economiche di un tempo: abbandono certo non ingiustificato, date la pesantezza e la fatica della vita di un tempo, ma anche perdita seria e dolorosa di testimonianze di culture fra loro imparentate ma anche fra loro differenti, che hanno consentito di occupare e poi di abitare, per millenni, ambienti difficili od ostili come quelli che formano le Alpi. Culture che, tutte assieme, nelle loro somiglianze e diversità, non di rado e non senza qualche ragione, vengono anche indicate come una vera e propria “civiltà alpina”. Non è di tutto questo che ci si occupa, naturalmente, in questo convegno: in esso si sono affrontati soltanto alcuni aspetti di questa multiforme e complessa realtà, ambientale, culturale, economica; segmenti di una realtà che però, tutti assieme e richiamando ciò che la ricerca alpina ha prodotto finora, conducono a stadi via via più approfonditi e coerenti di conoscenza sulle tematiche alpine. La lettura dei contributi presentati al convegno di Chiavenna e Castasegna del maggio 2009, qui raccolti, sarà comunque utile e istruttiva, oltre che piacevole, per chi ama e non solo studia la montagna e le Alpi in specie. Dunque, tutti costoro troveranno qui una buona e proficua lettura. Prima di chiudere, però, occorre spiegare la scelta di tenere il convegno in due sedi diverse e per di più separate da un confine politico, addirittura l’unico confine sopravvissuto all’interno dell’Europa unita, e cioè quello che corre lungo due torrentelli alpini come il Lovero e la Casnaggina (che però quando vogliono, fanno ben sentire la loro voce) è infatti un confine storicamente antichissimo e politicamente forte, ma anche funzionalmente e umanamente poco significativo, anzi, spesso vissuto come insensato e insopportabile per gli abitanti dei due lati della frontiera. Però, proprio in concomitanza – fortuita, ma forse proprio per questo ancora più rilevante – del nostro Convegno, è avvenuta l’apertura, per ora soltanto pedonale, del confine fra i due insediamenti storici della Dogana di Villa di Chiavenna e di Castasegna, da qualche anno chiuso da un orribile, non soltanto esteticamente, cancello che aveva tagliato a metà lo storico ponte sul quale da sempre transitavano persone, animali, merci. E’ stato un piccolo successo, certo ottenuto con fatica e perseveranza dai sindaci dei comuni limitrofi, ma anche un fatto simbolico che ha dimostrato come, quando i cittadini lo vogliono veramente, anche gli ostacoli più difficili, più insensati – anzi, proprio quanto più lo sono – si possono abbattere o almeno superare, riprendendo rapporti un tempo consueti, ma che i tempi moderni, per altri versi tanto positivi, avevano interrotto senza ragioni fondate, spesso per motivi irragionevoli. Anche per merito di questo piccolo ma importante episodio il nostro Convegno ha assunto un carattere così marcatamente transfrontaliero: probabilmente poco altro avrebbe potuto renderlo più significativo, e forse memorabile, negli annali di Rete Montagna.

Consapevolezza e fattività davanti ai rischi e alle opportunità dei mutamenti attuali nelle Alpi. Spunti di riflessione a conclusione del Quinto Convegno di Rete Montagna – Bewusstsein und Wirksamkeit angesichts der Risiken und Chancen gegenwärtiger Veränderungen in den Alpen. Anregungen zum Nachdenken beim Abschluss der Fünften Tagung von Rete Montagna – Awareness and effectiveness facing with risks and opportunities of actual changes in the Alps. Cues for reflections at the end of the Fifth Meeting of Alpine Network / G. Scaramellini - In: Le Alpi che cambiano tra rischi e opportunità – Die Alpen im Wandel zwischen Risiken und Chancen – Changing Alps between risks and chances / [a cura di] G. Scaramellini, A.G. Dal Borgo. - 1. - Innsbruck : Innsbruck university press, 2011. - ISBN 978-3-902811-09-7. - pp. 251-266 (( Intervento presentato al 5. convegno Convegno internazionale ‘Rete Montagna’ - Fünfte Internationale Tagung der ‘Rete Montagna – Alpines Netz’, Le Alpi che cambiano tra rischi e opportunità - Changing Alps between Risks and Chances - Die Alpen im Wandel zwischen Risiken und Chancen - Les Alpes qui changent: risques et possibilités tenutosi a Chiavenna (Italia), Castasegna (Svizzera) nel 2009.

Consapevolezza e fattività davanti ai rischi e alle opportunità dei mutamenti attuali nelle Alpi. Spunti di riflessione a conclusione del Quinto Convegno di Rete Montagna – Bewusstsein und Wirksamkeit angesichts der Risiken und Chancen gegenwärtiger Veränderungen in den Alpen. Anregungen zum Nachdenken beim Abschluss der Fünften Tagung von Rete Montagna – Awareness and effectiveness facing with risks and opportunities of actual changes in the Alps. Cues for reflections at the end of the Fifth Meeting of Alpine Network

G. Scaramellini
Primo
2011

Abstract

Trattare delle Alpi, oggi, significa affrontare un insieme di temi di grande ampiezza e varietà, date la complessità e la vastità del territorio che le forma, la consistenza e la varietà della popolazione che lo abita, la diversità e le differenti velocità e tempistica dei processi di trasformazione che, da più di un secolo e in varia misura, hanno investito la grande catena montana nelle sue diverse porzioni, che tali processi hanno accolto o subito in momenti e modi diversi o ancora li stanno subendo. Quando si è trattato, perciò, di definire i temi da affrontare nel Quinto Convegno Internazionale di Rete Montagna, nonché le loro articolazioni particolari, le possibilità aperte erano amplissime, quasi infinite: si sarebbe potuto parlare di ambiente naturale in tutte le sue manifestazioni; di popolazione, demografia, cultura; di economia, trasporti, energia; di politica, programmazione, cooperazione internazionale, e altro ancora. Il convegno precedente, del resto, aveva riguardato il tema “Le Alpi che cambiano. Nuovi abitanti, nuove culture, nuovi paesaggi”, e dunque aveva già preso in considerazione un insieme consistente e rilevante di problemi relativi all’arco alpino, facendo, in maniera approfondita, il punto della situazione ai primi anni 2000: un momento certo non remoto, ma pur sempre diverso dal 2009, che ha visto alcuni processi economici e sociali di matrice internazionale abbattersi sul mondo intero, e dunque colpire anche le Alpi: colpirle certo in maniera differenziata, ma pur sempre complessiva e contestuale, così da essere presi in considerazione assieme, non foss’altro che per verificare come essi avessero agito ed agissero tuttora, se in maniera unitaria e omogenea, oppure frammentaria e diversificata nelle diverse aree e regioni alpine. Le Alpi sono infatti un territorio ampio e grandemente differenziato, nel quale i diversi caratteri naturali, ambientali, demografici, culturali, linguistici, economici, sono variamente e profondamente intrecciati e ricomposti, così che regioni vicine possono presentare caratteristiche anche molto diverse, mentre altre, pur fra loro lontane, possono mostrare sorprendenti affinità. Le Alpi, pertanto, non possono e non devono essere viste come un’entità a se stante e, per i suoi caratteri intrinseci, separata dai rispettivi stati di pertinenza politica e dall’Europa stessa, ma invece come un’area che presenta sì elementi di omogeneità al suo interno, ma anche rapporti di varia natura e somiglianze sostanziali e formali con i rispettivi avampaesi, con le regioni esterne cui le varie porzioni alpine si affacciano, con i Paesi dei quali fanno parte integrante mediante relazioni politico-amministrative, ma, di norma, anche storiche, culturali, linguistiche, religiose … Paesi verso i quali le popolazioni alpine si sentono attratte o dai quali si sentono respinte, guardando magari con maggiore interesse o con rimpianto a vecchie unioni che la politica internazionale degli ultimi due secoli ha sciolto, variamente rimescolato, talora malamente riaggregato in unità politiche che ora hanno la forza dell’esistenza materiale, ma, talora, non quella dell’appartenenza ideale. L’affrontare questi problemi riporta, allora, in qualche modo all’antico sofisma di Achille e la tartaruga: il veloce procedere della conoscenza e dell’azione non riesce mai a raggiungere il lento incedere dei fatti concreti, dei problemi reali che, magari a piccoli o insensibili passi, sfuggono, spesso d’un soffio, ai potenti inseguitori, la ricerca e la politica, rispetto ai quali sono sempre un passo avanti. Di fronte a questa varietà di problemi che lo studioso e l’operatore sociale, politico, economico, si trovano davanti, si è quindi scelto di privilegiare una tematica per così dire trasversale agli interessi conoscitivi e applicativi di tutti costoro, e cioè “Le Alpi che cambiano tra rischi e opportunità”: prospettiva che chiunque ha davanti agli occhi, e che occupa e preoccupa chiunque abbia a cuore la situazione attuale e il futuro delle Alpi. Rischi e opportunità che riguardano l’ambiente naturale, certo, con le variazioni climatiche o il sovra-sfruttamento di alcune risorse e l’abbandono di altre, ma anche l’ambiente costruito dall’uomo, con la dismissione di antichi insediamenti e paesaggi agrari, artigianali, minerari, di vecchi percorsi pedonali e mulattieri, ma toccano soprattutto l’ambiente umano, le culture spirituali e materiali, le pratiche sociali e territoriali, le lingue tradizionali, le usanze e le attività economiche di un tempo: abbandono certo non ingiustificato, date la pesantezza e la fatica della vita di un tempo, ma anche perdita seria e dolorosa di testimonianze di culture fra loro imparentate ma anche fra loro differenti, che hanno consentito di occupare e poi di abitare, per millenni, ambienti difficili od ostili come quelli che formano le Alpi. Culture che, tutte assieme, nelle loro somiglianze e diversità, non di rado e non senza qualche ragione, vengono anche indicate come una vera e propria “civiltà alpina”. Non è di tutto questo che ci si occupa, naturalmente, in questo convegno: in esso si sono affrontati soltanto alcuni aspetti di questa multiforme e complessa realtà, ambientale, culturale, economica; segmenti di una realtà che però, tutti assieme e richiamando ciò che la ricerca alpina ha prodotto finora, conducono a stadi via via più approfonditi e coerenti di conoscenza sulle tematiche alpine. La lettura dei contributi presentati al convegno di Chiavenna e Castasegna del maggio 2009, qui raccolti, sarà comunque utile e istruttiva, oltre che piacevole, per chi ama e non solo studia la montagna e le Alpi in specie. Dunque, tutti costoro troveranno qui una buona e proficua lettura. Prima di chiudere, però, occorre spiegare la scelta di tenere il convegno in due sedi diverse e per di più separate da un confine politico, addirittura l’unico confine sopravvissuto all’interno dell’Europa unita, e cioè quello che corre lungo due torrentelli alpini come il Lovero e la Casnaggina (che però quando vogliono, fanno ben sentire la loro voce) è infatti un confine storicamente antichissimo e politicamente forte, ma anche funzionalmente e umanamente poco significativo, anzi, spesso vissuto come insensato e insopportabile per gli abitanti dei due lati della frontiera. Però, proprio in concomitanza – fortuita, ma forse proprio per questo ancora più rilevante – del nostro Convegno, è avvenuta l’apertura, per ora soltanto pedonale, del confine fra i due insediamenti storici della Dogana di Villa di Chiavenna e di Castasegna, da qualche anno chiuso da un orribile, non soltanto esteticamente, cancello che aveva tagliato a metà lo storico ponte sul quale da sempre transitavano persone, animali, merci. E’ stato un piccolo successo, certo ottenuto con fatica e perseveranza dai sindaci dei comuni limitrofi, ma anche un fatto simbolico che ha dimostrato come, quando i cittadini lo vogliono veramente, anche gli ostacoli più difficili, più insensati – anzi, proprio quanto più lo sono – si possono abbattere o almeno superare, riprendendo rapporti un tempo consueti, ma che i tempi moderni, per altri versi tanto positivi, avevano interrotto senza ragioni fondate, spesso per motivi irragionevoli. Anche per merito di questo piccolo ma importante episodio il nostro Convegno ha assunto un carattere così marcatamente transfrontaliero: probabilmente poco altro avrebbe potuto renderlo più significativo, e forse memorabile, negli annali di Rete Montagna.
variazioni climatiche ; qualità dell'acqua ; risorse ; economia ; sviluppo regionale ; varietà cultural ; città ; partecipazione ; Convenzione delle Alpi ; Atlante delle Alpi ; Alpenatlas
Settore M-GGR/01 - Geografia
Settore M-GGR/02 - Geografia Economico-Politica
Università degli Studi di Milano
Rete Montagna Alpine Network – Associazione internazionale centri studi sulla montagna di Belluno
“Leopold-Franzens” Universität Innsbruck
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