Si prendono in considerazione i riferimenti numismatici presenti, su più livelli, nel poema dantesco. Sul piano simbolico ed esemplare si esaminano in primo luogo i casi di allegoria monetale del male: la falsificazione di mastro Adamo, il biasimo a Firenze e a vari sovrani (Filippo il Bello e Urosio di Rascia) in quanto mutatores monetae, l’invettiva ai chierici e ai papi per la distorsione, come moneta falsa, dei principi cristiani. In secondo luogo si passano in rassegna i casi di allegoria monetale del bene, in specie con la metafora della moneta-fede di Pd XXIV. L’intero percorso interpretativo è corredato da numerosi riferimenti ad analoghe simbologie numismatiche nei testi patristici e teologici cari a Dante, nonché – circa la vicenda storica dei tipi monetali e delle pratiche di adulterazione o svalutazione – da un costante riscontro tra il testo dantesco e i principali storici coevi. Le monete citate da Dante, già commentate nel loro portato simbolico, civile e morale (fiorino, tornese di Francia, grosso serbo e veneziano), sono altresì illustrate nelle loro caratteristiche storico-materiali, anche attraverso un apparato iconografico posto in appendice al contributo. Concludono lo studio alcune ulteriori riflessioni sulla simbologia cristiana, provvidenziale e redentiva della moneta nella Commedia, e sul rilievo di tali riferimenti monetali nella geografia religiosa e civile del poema (e del poeta) sacro.

Numismatica dantesca : la Commedia tra maledizione e santificazione della moneta / G. Alonzo - In: Stella forte : studi danteschi / [a cura di] F. Spera. - Napoli : D'Auria, 2010. - ISBN 9788870923148. - pp. 81-105

Numismatica dantesca : la Commedia tra maledizione e santificazione della moneta

G. Alonzo
Primo
2010

Abstract

Si prendono in considerazione i riferimenti numismatici presenti, su più livelli, nel poema dantesco. Sul piano simbolico ed esemplare si esaminano in primo luogo i casi di allegoria monetale del male: la falsificazione di mastro Adamo, il biasimo a Firenze e a vari sovrani (Filippo il Bello e Urosio di Rascia) in quanto mutatores monetae, l’invettiva ai chierici e ai papi per la distorsione, come moneta falsa, dei principi cristiani. In secondo luogo si passano in rassegna i casi di allegoria monetale del bene, in specie con la metafora della moneta-fede di Pd XXIV. L’intero percorso interpretativo è corredato da numerosi riferimenti ad analoghe simbologie numismatiche nei testi patristici e teologici cari a Dante, nonché – circa la vicenda storica dei tipi monetali e delle pratiche di adulterazione o svalutazione – da un costante riscontro tra il testo dantesco e i principali storici coevi. Le monete citate da Dante, già commentate nel loro portato simbolico, civile e morale (fiorino, tornese di Francia, grosso serbo e veneziano), sono altresì illustrate nelle loro caratteristiche storico-materiali, anche attraverso un apparato iconografico posto in appendice al contributo. Concludono lo studio alcune ulteriori riflessioni sulla simbologia cristiana, provvidenziale e redentiva della moneta nella Commedia, e sul rilievo di tali riferimenti monetali nella geografia religiosa e civile del poema (e del poeta) sacro.
Settore L-FIL-LET/10 - Letteratura Italiana
Settore L-ANT/04 - Numismatica
2010
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