Nell’ambito della letteratura relativa alla TAO, è dibattuto quale sia l’intervallo di monitoraggio ottimale. Secondo alcuni studi, pazienti stabilmente in range terapeutico possono essere visitati ad intervalli più ampi di 4 settimane, diminuendo il disagio del paziente. Obiettivo dello studio è valutare l’effetto sul mantenimento del range terapeutico effettuando visite di controllo ogni 6 settimane, rispetto all’usuale intervallo. Si è utilizzato il database del Centro Sorveglianza Pazienti Anticoagulati (1153 soggetti), selezionando 602 pazienti con almeno un anno continuo di terapia. I soggetti presentavano per il 14.4% arteriopatie, per il 9.1% cardiopatie e per il 41.8% altre cardiopatie, inclusa la fibrillazione atriale. Considerando un anno di osservazione, ad ogni controllo di INR ciascun paziente è stato classificato come appartenente ad un intervallo di monitoraggio sulla base del tempo alla rilevazione successiva (4 settimane, 6 settimane, >7 settimane). L’INR è stato categorizzato come terapeutico, trombotico od emorragico sulla base del range prescritto. Utilizzando un modello di regressione logistica multinomiale e considerando la categoria di INR terapeutico come riferimento, emerge che un intervallo maggiore di 4 settimane è associato ad una probabilità inferiore di essere in range trombotico ed emorragico rispetto ad uno di 4 settimane (OR= 0.3306, OR= 0.2659, p<0.0001). Una diagnosi di cardiopatia e di arteriopatia è associata ad una maggiore probabilità di INR trombotico rispetto ad altre cardiopatie ( OR=1.4065, p=0.004, OR=1.3274, p=0.033). Il risultato favorevole ottenuto per l’intervallo di 6 settimane potrebbe essere in parte dovuto al fatto che il gruppo di soggetti con visite più frequenti è composto da pazienti con valori di INR fluttuanti, quindi con maggiori probabilità di cadere al di fuori del range terapeutico. Si potrebbe, tuttavia, ipotizzare che sia possibile aumentare l’intervallo di monitoraggio senza incrementare il rischio emorragico o trombotico. L’ipotesi necessita ulteriori studi di conferma su base controllata.

Effetto dell'intervallo di monitoraggio sul rischio di INR non terapeutici / F. Zadra, N.P. Bassani, E. Biganzoli, M. Vercelloni, P. Boracchi. ((Intervento presentato al convegno Convegno Nazionale FCSA-Federazione Centri per la diagnosi della Trombosi e la Sorveglianza delle terapie Antitrombotiche tenutosi a Cagliari nel 2008.

Effetto dell'intervallo di monitoraggio sul rischio di INR non terapeutici

N.P. Bassani
Secondo
;
E. Biganzoli;P. Boracchi
Ultimo
2008-05

Abstract

Nell’ambito della letteratura relativa alla TAO, è dibattuto quale sia l’intervallo di monitoraggio ottimale. Secondo alcuni studi, pazienti stabilmente in range terapeutico possono essere visitati ad intervalli più ampi di 4 settimane, diminuendo il disagio del paziente. Obiettivo dello studio è valutare l’effetto sul mantenimento del range terapeutico effettuando visite di controllo ogni 6 settimane, rispetto all’usuale intervallo. Si è utilizzato il database del Centro Sorveglianza Pazienti Anticoagulati (1153 soggetti), selezionando 602 pazienti con almeno un anno continuo di terapia. I soggetti presentavano per il 14.4% arteriopatie, per il 9.1% cardiopatie e per il 41.8% altre cardiopatie, inclusa la fibrillazione atriale. Considerando un anno di osservazione, ad ogni controllo di INR ciascun paziente è stato classificato come appartenente ad un intervallo di monitoraggio sulla base del tempo alla rilevazione successiva (4 settimane, 6 settimane, >7 settimane). L’INR è stato categorizzato come terapeutico, trombotico od emorragico sulla base del range prescritto. Utilizzando un modello di regressione logistica multinomiale e considerando la categoria di INR terapeutico come riferimento, emerge che un intervallo maggiore di 4 settimane è associato ad una probabilità inferiore di essere in range trombotico ed emorragico rispetto ad uno di 4 settimane (OR= 0.3306, OR= 0.2659, p<0.0001). Una diagnosi di cardiopatia e di arteriopatia è associata ad una maggiore probabilità di INR trombotico rispetto ad altre cardiopatie ( OR=1.4065, p=0.004, OR=1.3274, p=0.033). Il risultato favorevole ottenuto per l’intervallo di 6 settimane potrebbe essere in parte dovuto al fatto che il gruppo di soggetti con visite più frequenti è composto da pazienti con valori di INR fluttuanti, quindi con maggiori probabilità di cadere al di fuori del range terapeutico. Si potrebbe, tuttavia, ipotizzare che sia possibile aumentare l’intervallo di monitoraggio senza incrementare il rischio emorragico o trombotico. L’ipotesi necessita ulteriori studi di conferma su base controllata.
Settore MED/01 - Statistica Medica
Federazione Centri per la diagnosi della Trombosi e la Sorveglianza delle terapie Antitrombotiche-FCSA
Effetto dell'intervallo di monitoraggio sul rischio di INR non terapeutici / F. Zadra, N.P. Bassani, E. Biganzoli, M. Vercelloni, P. Boracchi. ((Intervento presentato al convegno Convegno Nazionale FCSA-Federazione Centri per la diagnosi della Trombosi e la Sorveglianza delle terapie Antitrombotiche tenutosi a Cagliari nel 2008.
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