l contributo esamina le peculiarità dell’impiego dell’intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria. Muovendo dai principi formulati dalla Carta etica europea del 2018, l’analisi evidenzia come la tutela dei diritti fondamentali, la non discriminazione, la trasparenza, la sicurezza dei dati e la supervisione umana assumano, in ambito giudiziario, una specifica rilevanza per l’effettività della tutela, l’indipendenza del giudice e la certezza del diritto. Il quadro normativo è ricostruito alla luce del Regolamento (UE) 2024/1689 e della legge italiana n. 132/2025. Entrambe le discipline riconoscono i vantaggi dell’IA in termini di efficienza e rapidità, ma ne circoscrivono l’uso attraverso un approccio basato sul rischio e il principio della riserva della decisione al magistrato. Particolare attenzione è dedicata ai pericoli connessi all’opacità algoritmica e al pregiudizio dell’automazione, capaci di compromettere la motivazione dei provvedimenti e di favorire il conformismo giudiziario. L’IA è pertanto ammessa soprattutto nello svolgimento di attività accessorie, organizzative e di supporto, mentre interpretazione, valutazione dei fatti e decisione devono rimanere affidate al giudice. Permangono, tuttavia, dubbi sull’effettività dei controlli, sui poteri delle autorità di vigilanza e sulla capacità dell’ordinamento di bilanciare il crescente potere privato dei fornitori tecnologici.
La giustizia digitale tra AI act e legge n. 132/2025 / M.M. Ramajoli (QUADERNI DEL DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE GIURIDICHE DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA). - In: I diritti nel mondo connesso / [a cura di] F. Treggiari. - Napoli : Editoriale Scientifica, 2026. - ISBN 979-12-235-0783-4. - pp. 173-181
La giustizia digitale tra AI act e legge n. 132/2025
M.M. Ramajoli
2026
Abstract
l contributo esamina le peculiarità dell’impiego dell’intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria. Muovendo dai principi formulati dalla Carta etica europea del 2018, l’analisi evidenzia come la tutela dei diritti fondamentali, la non discriminazione, la trasparenza, la sicurezza dei dati e la supervisione umana assumano, in ambito giudiziario, una specifica rilevanza per l’effettività della tutela, l’indipendenza del giudice e la certezza del diritto. Il quadro normativo è ricostruito alla luce del Regolamento (UE) 2024/1689 e della legge italiana n. 132/2025. Entrambe le discipline riconoscono i vantaggi dell’IA in termini di efficienza e rapidità, ma ne circoscrivono l’uso attraverso un approccio basato sul rischio e il principio della riserva della decisione al magistrato. Particolare attenzione è dedicata ai pericoli connessi all’opacità algoritmica e al pregiudizio dell’automazione, capaci di compromettere la motivazione dei provvedimenti e di favorire il conformismo giudiziario. L’IA è pertanto ammessa soprattutto nello svolgimento di attività accessorie, organizzative e di supporto, mentre interpretazione, valutazione dei fatti e decisione devono rimanere affidate al giudice. Permangono, tuttavia, dubbi sull’effettività dei controlli, sui poteri delle autorità di vigilanza e sulla capacità dell’ordinamento di bilanciare il crescente potere privato dei fornitori tecnologici.| File | Dimensione | Formato | |
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