Nell’ambito degli studi dedicati alle associazioni del mondo romano, la condizione delle donne è stata tradizionalmente presa in considerazione in relazione a fenomeni particolari. Fin da epoca piuttosto precoce, in effetti, l’attenzione della dottrina è venuta a soffermarsi in ordine ai casi di patronato femminile su collegia, e, in progresso di tempo, sono apparse plurime e approfondite indagini volte o a cercare di far luce su aspetti specifici — quali la differenza intercorrente tra le patronae e le matres collegiorum —, ovvero a censire e a discutere fonti provenienti da contesti socio-culturalmente omogenei — ad esempio quelle relative alle matres synagogae nelle confraternite di culto ebraiche. Agli studiosi, poi, non è sfuggita la peculiare posizione endo-associativa di alcune ʽWomen leadersʼ, donne titolari di uffici collegiali apicali o comunque direttivi. Al di fuori degli studi di settore, invece, il problema delle donne nella realtà corporativa antica è stato più o meno marginalmente lambito da ricerche sul significato dei termini magistra e ministra, da censimenti epigrafici riguardanti l’operato religioso delle donne in determinati contesti geografici, da monografie dedicate al culto di una certa divinità, e via discorrendo. Di contro, risulta tuttora insufficiente lo stato dell’arte acquisito circa i c.d. collegia mulierum: tale espressione, che compare su un titolo urbano custodito nella Galleria Lapidaria dei Musei Vaticani (CIL VI, 10423), venne utilizzata da Jean-Pierre Waltzing con valore tassonomico, al fine di qualificare talune collettività a morfologia corporativa interamente composte da donne. A questa categoria, invero, il Waltzing riconduceva soltanto sette sodalizi, e, dai tempi dell’eminente studioso belga, non molti sono stati i progressi conseguiti, neppure sul terreno della mera collazione documentaria. Nel tentativo di colmare questo ormai annoso vuoto, ci si propone, pertanto, innanzitutto lo scopo di censire, schedare e presentare tutte le pertinenti testimonianze epigrafiche, ormai quantitativamente comprese nell’ordine delle svariate decine. Il materiale così raccolto verrà quindi analizzato e discusso, dedicando un’attenzione particolare ai profili giuridico-istituzionali delle vicende corporative note attraverso le fonti considerate. Verranno passati in rassegna la natura e gli scopi statutari delle associazioni attestate, la loro struttura organizzativa interna, il livello economico-sociale delle relative appartenenti, i culti praticati dalle collettività in questione. Infine, si tenterà di argomentare una nuova interpretazione di CIL I2, 379 = CIL XI, 6301 = DESSAU, 2981 = ILLRP, 24, testo pisaurense tanto antico quanto tormentato.

Collegia mulierum: esperienze associative femminili nella documentazione epigrafica di età romana / M. Mazzocca. 79. Sessione della Société Internationale Fernand de Visscher pour l’Histoire des Droits de l’Antiquité (SIHDA) - Le donne nel diritto dell'antichità Vigo 2026.

Collegia mulierum: esperienze associative femminili nella documentazione epigrafica di età romana

M. Mazzocca
2026

Abstract

Nell’ambito degli studi dedicati alle associazioni del mondo romano, la condizione delle donne è stata tradizionalmente presa in considerazione in relazione a fenomeni particolari. Fin da epoca piuttosto precoce, in effetti, l’attenzione della dottrina è venuta a soffermarsi in ordine ai casi di patronato femminile su collegia, e, in progresso di tempo, sono apparse plurime e approfondite indagini volte o a cercare di far luce su aspetti specifici — quali la differenza intercorrente tra le patronae e le matres collegiorum —, ovvero a censire e a discutere fonti provenienti da contesti socio-culturalmente omogenei — ad esempio quelle relative alle matres synagogae nelle confraternite di culto ebraiche. Agli studiosi, poi, non è sfuggita la peculiare posizione endo-associativa di alcune ʽWomen leadersʼ, donne titolari di uffici collegiali apicali o comunque direttivi. Al di fuori degli studi di settore, invece, il problema delle donne nella realtà corporativa antica è stato più o meno marginalmente lambito da ricerche sul significato dei termini magistra e ministra, da censimenti epigrafici riguardanti l’operato religioso delle donne in determinati contesti geografici, da monografie dedicate al culto di una certa divinità, e via discorrendo. Di contro, risulta tuttora insufficiente lo stato dell’arte acquisito circa i c.d. collegia mulierum: tale espressione, che compare su un titolo urbano custodito nella Galleria Lapidaria dei Musei Vaticani (CIL VI, 10423), venne utilizzata da Jean-Pierre Waltzing con valore tassonomico, al fine di qualificare talune collettività a morfologia corporativa interamente composte da donne. A questa categoria, invero, il Waltzing riconduceva soltanto sette sodalizi, e, dai tempi dell’eminente studioso belga, non molti sono stati i progressi conseguiti, neppure sul terreno della mera collazione documentaria. Nel tentativo di colmare questo ormai annoso vuoto, ci si propone, pertanto, innanzitutto lo scopo di censire, schedare e presentare tutte le pertinenti testimonianze epigrafiche, ormai quantitativamente comprese nell’ordine delle svariate decine. Il materiale così raccolto verrà quindi analizzato e discusso, dedicando un’attenzione particolare ai profili giuridico-istituzionali delle vicende corporative note attraverso le fonti considerate. Verranno passati in rassegna la natura e gli scopi statutari delle associazioni attestate, la loro struttura organizzativa interna, il livello economico-sociale delle relative appartenenti, i culti praticati dalle collettività in questione. Infine, si tenterà di argomentare una nuova interpretazione di CIL I2, 379 = CIL XI, 6301 = DESSAU, 2981 = ILLRP, 24, testo pisaurense tanto antico quanto tormentato.
3-set-2026
Dans le cadre des études consacrées aux associations du monde romain, la condition des femmes a traditionnellement été prise en considération à propos de phénomènes particuliers. Dès une époque relativement ancienne, en effet, l’attention de la doctrine s’est portée sur les cas de patronage féminin à l’égard des collegia et, au fil du temps, de nombreuses études approfondies ont été consacrées soit à certains aspects spécifiques — tels que la distinction entre les patronae et les matres collegiorum —, soit au recensement et à l’analyse de sources provenant de contextes socioculturellement homogènes — par exemple celles qui se rapportent aux matres synagogae dans les confréries du culte juif. Les chercheurs n’ont pas davantage négligé la position endo-associative particulière de certaines ʽWomen leadersʼ, c’est-à-dire de femmes titulaires de charges collégiales éminentes ou, à tout le moins, de fonctions de direction. En dehors de ces études spécialisées, en revanche, la question des femmes dans la réalité corporative antique n’a été abordée que de manière plus ou moins marginale, notamment dans des recherches consacrées à la signification des termes magistra et ministra, dans des recensements épigraphiques portant sur l’activité religieuse des femmes dans certains contextes géographiques, dans des monographies consacrées au culte de telle ou telle divinité, et ainsi de suite. En revanche, l’attention accordée par les spécialistes aux prétendus collegia mulierum est demeurée insuffisante: cette expression, qui apparaît dans une inscription urbaine conservée dans la ʽGalleria Lapidariaʼ des Musées du Vatican (CIL VI, 10423), fut employée par Jean-Pierre Waltzing dans un sens taxinomique, afin de désigner certaines collectivités à morphologie corporative composées exclusivement de femmes. Waltzing ne rattachait toutefois à cette catégorie que sept associations et, depuis les travaux de l’éminent savant belge, les progrès accomplis sont demeurés limités, y compris sur le terrain de la simple collecte documentaire. Dans le dessein de combler cette lacune désormais ancienne, l’objectif a été de recenser, de documenter et de présenter l’ensemble des témoignages épigraphiques pertinents, dont le nombre se compte désormais par plusieurs dizaines. Le corpus ainsi réuni a ensuite fait l’objet d’une analyse et d’un examen critique, en accordant une attention particulière aux aspects juridico-institutionnels des réalités corporatives connues par les sources considérées. Ont ainsi été examinés la nature et les finalités statutaires des associations attestées, leur organisation interne, le niveau socio-économique de leurs membres, ainsi que les cultes pratiqués par les collectivités concernées. Enfin, une nouvelle interprétation du terme deda, attesté dans CIL I², 379 = CIL XI, 6301 = DESSAU, 2981 = ILLRP, 24, inscription pisaurienne à la fois très ancienne et particulièrement controversée, a été proposée et argumentée.
Corporazioni romane
Settore GIUR-15/A - Diritto romano e fondamenti del diritto europeo
Settore STAN-01/B - Storia romana
Collegia mulierum: esperienze associative femminili nella documentazione epigrafica di età romana / M. Mazzocca. 79. Sessione della Société Internationale Fernand de Visscher pour l’Histoire des Droits de l’Antiquité (SIHDA) - Le donne nel diritto dell'antichità Vigo 2026.
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