Voids, Divergences, And Paradoxes : Epistolary Writing In Alice Munro’s Something I’ve Been Meaning To Tell You · Within the brief form of the short story, Alice Munro multiplies the levels of narrative enunciation by incorporating numerous epistolary forms, letters that characters send or receive. These modes of writing naturally interact with the construction of the story : they disrupt temporal planes, create space for a plurality of voices, and open up the possibility of recollection and memory. This essay offers an interpretation of the ways in which letters, in several stories from Something I’ve Been Meaning to Tell You (1974), articulate differently and further complicate rhetorical strategies, insofar as they also function as sites of narrative reversals. Within the fictional discourse, epistolary writing becomes a self-aware repository of falsehoods, implicated in fabrication and in the characters’ processes of internal reworking. In this sense, the narrative of the letter acquires both a subjective and an objective significance, culminating in a point of conflict between the epistolary form and second-person narration.

Nella misura breve del racconto, Alice Munro moltiplica i livelli dell’enunciazione narrativa includendo numerose forme epistolari, lettere che i personaggi spediscono o ricevono. E tali forme di scrittura naturalmente interagiscono con la costruzione della storia, alterano i piani temporali, danno spazio alla pluralità delle voci, o aprono la possibilità della rievocazione e della memoria. Il saggio propone un’interpretazione di come le lettere, in alcuni racconti di Una cosa che volevo dirti da un po’ (1974), articolano diversamente e complicano ulteriormente le strategie retoriche poiché sono anche i luoghi dei capovolgimenti narrativi : all’interno del discorso finzionale, la scrittura epistolare diventa consapevole depositaria di falsità, compromessa con la contraffazione, con la rielaborazione interiore dei personaggi. In questo senso la narrazione della lettera assume un significato sia soggettivo sia oggettivo, fino a un punto di conflitto tra la forma lettera e il racconto in seconda persona.

Vuoti, divergenze e paradossi: la scrittura epistolare in Una cosa che volevo dirti da un po’ di Alice Munro / L. Neri. - In: LETTERATURA E LETTERATURE. - ISSN 1971-906X. - 2026:20(2026), pp. 65-77.

Vuoti, divergenze e paradossi: la scrittura epistolare in Una cosa che volevo dirti da un po’ di Alice Munro

L. Neri
2026

Abstract

Voids, Divergences, And Paradoxes : Epistolary Writing In Alice Munro’s Something I’ve Been Meaning To Tell You · Within the brief form of the short story, Alice Munro multiplies the levels of narrative enunciation by incorporating numerous epistolary forms, letters that characters send or receive. These modes of writing naturally interact with the construction of the story : they disrupt temporal planes, create space for a plurality of voices, and open up the possibility of recollection and memory. This essay offers an interpretation of the ways in which letters, in several stories from Something I’ve Been Meaning to Tell You (1974), articulate differently and further complicate rhetorical strategies, insofar as they also function as sites of narrative reversals. Within the fictional discourse, epistolary writing becomes a self-aware repository of falsehoods, implicated in fabrication and in the characters’ processes of internal reworking. In this sense, the narrative of the letter acquires both a subjective and an objective significance, culminating in a point of conflict between the epistolary form and second-person narration.
Nella misura breve del racconto, Alice Munro moltiplica i livelli dell’enunciazione narrativa includendo numerose forme epistolari, lettere che i personaggi spediscono o ricevono. E tali forme di scrittura naturalmente interagiscono con la costruzione della storia, alterano i piani temporali, danno spazio alla pluralità delle voci, o aprono la possibilità della rievocazione e della memoria. Il saggio propone un’interpretazione di come le lettere, in alcuni racconti di Una cosa che volevo dirti da un po’ (1974), articolano diversamente e complicano ulteriormente le strategie retoriche poiché sono anche i luoghi dei capovolgimenti narrativi : all’interno del discorso finzionale, la scrittura epistolare diventa consapevole depositaria di falsità, compromessa con la contraffazione, con la rielaborazione interiore dei personaggi. In questo senso la narrazione della lettera assume un significato sia soggettivo sia oggettivo, fino a un punto di conflitto tra la forma lettera e il racconto in seconda persona.
Alice Munro; lettera; scrittura epistolare; rievocazione; memoria; incomunicabilità
Settore COMP-01/A - Critica letteraria e letterature comparate
2026
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