This article examines the European Court of Human Rights' judgment in Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah v. Italy (11 June 2026), in which the Court found a violation of Article 14 of the European Convention on Human Rights, taken in conjunction with Article 9 of the Convention and Article 1 of Protocol No. 1, with regard to the Italian system governing relations between the State and religious denominations. After reconstructing the judgment's principal findings, the article critically analyses its underlying reasoning, focusing on its relationship with the Court's previous case law, the issues concerning the right to an effective remedy, and the significance attributed to the applicant religious community's beliefs. The analysis shows that the judgment fits within a well-established line of Strasbourg jurisprudence requiring States, whenever they choose to grant religious communities a special legal status and the related benefits, to establish a legal framework based on objective, transparent, and non-discriminatory criteria. It follows that the Italian system of intese (agreements between the State and religious denominations), characterised by broad political discretion and the absence of adequate procedural safeguards, appears incompatible with the Convention system, with potentially significant implications both for future domestic reforms and for pending and future litigation before the European Court of Human Rights.

Il contributo analizza la sentenza Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah c. Italie dell'11 giugno 2026, con la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accertato una violazione dell'art. 14 CEDU, in combinato disposto con gli artt. 9 CEDU e 1 del Protocollo n. 1, in relazione al sistema italiano di regolazione dei rapporti tra Stato e confessioni religiose. Dopo aver ricostruito i principali passaggi della decisione, l'Autore ne esamina criticamente i fondamenti, soffermandosi sul rapporto con i precedenti della giurisprudenza di Strasburgo, sui profili concernenti il diritto a un ricorso effettivo e sul rilievo attribuito dalla Corte alle convinzioni religiose della Congregazione ricorrente. L'analisi evidenzia come la pronuncia si inserisca in un orientamento ormai consolidato che impone agli Stati, qualora scelgano di attribuire alle confessioni religiose uno statuto speciale e i conseguenti benefici, di prevedere un quadro normativo fondato su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori. Ne deriva una valutazione d’incompatibilità del modello italiano delle intese, caratterizzato da un'ampia discrezionalità politica e dall'assenza di adeguate garanzie procedurali, col sistema convenzionale, con possibili ricadute sia sul piano delle necessarie riforme interne sia sul futuro contenzioso dinanzi alla Corte di Strasburgo.

l sistema italiano di regolazione dei rapporti Stato-confessioni all’attenzione della Corte di Strasburgo (Considerazioni a prima lettura di Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah c. Italie, 11 giugno 2026) / M. Toscano. - In: STATO, CHIESE E PLURALISMO CONFESSIONALE. - ISSN 1971-8543. - 2026:9(2026 Aug 03), pp. 129-152. [10.54103/1971-8543/32585]

l sistema italiano di regolazione dei rapporti Stato-confessioni all’attenzione della Corte di Strasburgo (Considerazioni a prima lettura di Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah c. Italie, 11 giugno 2026)

M. Toscano
2026

Abstract

This article examines the European Court of Human Rights' judgment in Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah v. Italy (11 June 2026), in which the Court found a violation of Article 14 of the European Convention on Human Rights, taken in conjunction with Article 9 of the Convention and Article 1 of Protocol No. 1, with regard to the Italian system governing relations between the State and religious denominations. After reconstructing the judgment's principal findings, the article critically analyses its underlying reasoning, focusing on its relationship with the Court's previous case law, the issues concerning the right to an effective remedy, and the significance attributed to the applicant religious community's beliefs. The analysis shows that the judgment fits within a well-established line of Strasbourg jurisprudence requiring States, whenever they choose to grant religious communities a special legal status and the related benefits, to establish a legal framework based on objective, transparent, and non-discriminatory criteria. It follows that the Italian system of intese (agreements between the State and religious denominations), characterised by broad political discretion and the absence of adequate procedural safeguards, appears incompatible with the Convention system, with potentially significant implications both for future domestic reforms and for pending and future litigation before the European Court of Human Rights.
Il contributo analizza la sentenza Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah c. Italie dell'11 giugno 2026, con la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accertato una violazione dell'art. 14 CEDU, in combinato disposto con gli artt. 9 CEDU e 1 del Protocollo n. 1, in relazione al sistema italiano di regolazione dei rapporti tra Stato e confessioni religiose. Dopo aver ricostruito i principali passaggi della decisione, l'Autore ne esamina criticamente i fondamenti, soffermandosi sul rapporto con i precedenti della giurisprudenza di Strasburgo, sui profili concernenti il diritto a un ricorso effettivo e sul rilievo attribuito dalla Corte alle convinzioni religiose della Congregazione ricorrente. L'analisi evidenzia come la pronuncia si inserisca in un orientamento ormai consolidato che impone agli Stati, qualora scelgano di attribuire alle confessioni religiose uno statuto speciale e i conseguenti benefici, di prevedere un quadro normativo fondato su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori. Ne deriva una valutazione d’incompatibilità del modello italiano delle intese, caratterizzato da un'ampia discrezionalità politica e dall'assenza di adeguate garanzie procedurali, col sistema convenzionale, con possibili ricadute sia sul piano delle necessarie riforme interne sia sul futuro contenzioso dinanzi alla Corte di Strasburgo.
European Court of Human Rights (ECHR); Prohibition of discrimination; Freedom of religion or belief (FORB); State-Religious denominations; Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU); Libertà religiosa; Divieto di discriminazione; Rapporti Stato-confessioni religiose
Settore GIUR-07/A - Diritto e religione
3-ago-2026
https://riviste.unimi.it/index.php/statoechiese/article/view/32585
Article (author)
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