Early translations of Heimskringla show how language, politics, and scholarly networks reshaped the Norse past in early modern Scandinavia. This study juxtaposes Laurents Hanssøn’s Bergen excerpts (c. 1550s) with Peder Claussøn Friis’s Norske Kongers Chronica (1599; printed 1633) to trace systematic departures from Old Icelandic formulations. Based on a sample of prologue material and Ynglinga saga episodes, two patterns stand out: Hanssøn retains archaic lexis, mythic toponyms, and skaldic citation practices, suggesting a plural antiquarian ethos; Friis streamlines syntax, rationalises myth, and foregrounds Danish-Norwegian genealogy in ways congruent with court-oriented centralising agendas. Read against the distinct circles that enabled each translation, Bergen’s clerical manuscript exchangers versus Copenhagen’s court-episcopal patrons, the article proposes an analytical lens for reading translation as a negotiable instrument of cultural memory and power during Scandinavia’s transition from medieval plurality to early modern centralisation.

Le prime traduzioni della Heimskringla mostrano come lingua, politica e reti intellettuali abbiano contribuito a rimodellare il passato norreno nella Scandinavia della prima età moderna. Questo studio mette a confronto gli estratti bergensi di Laurents Hanssøn (anni 1550 ca.) con la Norske Kongers Chronica di Peder Claussøn Friis (1599; stampata nel 1633), allo scopo di individuare scarti sistematici rispetto alle formulazioni dell’antico islandese. Su un campione costituito dal prologo e da alcuni episodi della Ynglinga saga emergono due tendenze principali: Hanssøn conserva lessico arcaico, toponimi mitici e pratiche di citazione scaldica, suggerendo un ethos antiquario plurale; Friis, invece, semplifica la sintassi, razionalizza il mito e pone in primo piano la genealogia danese-norvegese, in linea con agende centralizzatrici di orientamento cortigiano. Letto alla luce dei diversi ambienti che resero possibili le due traduzioni, l’articolo propone una chiave analitica per interpretare la traduzione come uno strumento negoziabile di memoria culturale e di potere nel passaggio della Scandinavia dalla pluralità medievale alla centralizzazione della prima età moderna.

Heimskringla in Transition: Language, Translation, and Power in Early Modern Scandinavia / A. Romanzi. - In: STUDI GERMANICI. - ISSN 0039-2952. - 29:(2026), pp. 163-184. [10.82007/SG.2026.29.07]

Heimskringla in Transition: Language, Translation, and Power in Early Modern Scandinavia

A. Romanzi
Primo
2026

Abstract

Early translations of Heimskringla show how language, politics, and scholarly networks reshaped the Norse past in early modern Scandinavia. This study juxtaposes Laurents Hanssøn’s Bergen excerpts (c. 1550s) with Peder Claussøn Friis’s Norske Kongers Chronica (1599; printed 1633) to trace systematic departures from Old Icelandic formulations. Based on a sample of prologue material and Ynglinga saga episodes, two patterns stand out: Hanssøn retains archaic lexis, mythic toponyms, and skaldic citation practices, suggesting a plural antiquarian ethos; Friis streamlines syntax, rationalises myth, and foregrounds Danish-Norwegian genealogy in ways congruent with court-oriented centralising agendas. Read against the distinct circles that enabled each translation, Bergen’s clerical manuscript exchangers versus Copenhagen’s court-episcopal patrons, the article proposes an analytical lens for reading translation as a negotiable instrument of cultural memory and power during Scandinavia’s transition from medieval plurality to early modern centralisation.
Le prime traduzioni della Heimskringla mostrano come lingua, politica e reti intellettuali abbiano contribuito a rimodellare il passato norreno nella Scandinavia della prima età moderna. Questo studio mette a confronto gli estratti bergensi di Laurents Hanssøn (anni 1550 ca.) con la Norske Kongers Chronica di Peder Claussøn Friis (1599; stampata nel 1633), allo scopo di individuare scarti sistematici rispetto alle formulazioni dell’antico islandese. Su un campione costituito dal prologo e da alcuni episodi della Ynglinga saga emergono due tendenze principali: Hanssøn conserva lessico arcaico, toponimi mitici e pratiche di citazione scaldica, suggerendo un ethos antiquario plurale; Friis, invece, semplifica la sintassi, razionalizza il mito e pone in primo piano la genealogia danese-norvegese, in linea con agende centralizzatrici di orientamento cortigiano. Letto alla luce dei diversi ambienti che resero possibili le due traduzioni, l’articolo propone una chiave analitica per interpretare la traduzione come uno strumento negoziabile di memoria culturale e di potere nel passaggio della Scandinavia dalla pluralità medievale alla centralizzazione della prima età moderna.
Heimskringla, Early Modern Translation, Historiographical Authority, Old Icelandic; Literature, Cultural Memory
Settore GERM-01/D - Lingue e letterature nordiche
2026
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