Nel contesto italiano di fine Ottocento, il cecilianesimo viene generalmente descritto come un movimento di riforma del repertorio liturgico volto al recupero di modelli antichi; un’analisi ravvicinata di fonti provenienti da archivi del nord est italiano ne mostra invece soprattutto la dimensione impositiva e coercitiva. Attraverso regolamenti, commissioni di censura, controlli sulle partiture e un uso aggressivo della stampa cattolica, il movimento cerca di sradicare il repertorio di derivazione operistica, colpendo tanto le opere quanto i musicisti che le eseguono. Il richiamo a Palestrina e alla “polifonia classica” come paradigma assoluto, unito a norme minuziose su organici, forme e stile, finisce però in alcuni casi per comprimere la creatività dei compositori e produrre esiti spesso giudicati mediocri dagli stessi riformatori. Il caso friulano, con le sue resistenze locali e i suoi esempi di censura esplicita, consente di interrogarsi criticamente sulle conseguenze estetiche e sociali di una riforma che, nel nome della santità e dell’universalità della musica sacra, sembra privilegiare la funzionalità liturgica rispetto alle esigenze dei fedeli e alla libertà di invenzione musicale.

Riformare la musica sacra, disciplinare i musicisti: precetti e censura nel repertorio di era ceciliana / C. Scuderi. Aspetti della musica sacra tra Seicento e Novecento Università di Bari 2026.

Riformare la musica sacra, disciplinare i musicisti: precetti e censura nel repertorio di era ceciliana

C. Scuderi
2026

Abstract

Nel contesto italiano di fine Ottocento, il cecilianesimo viene generalmente descritto come un movimento di riforma del repertorio liturgico volto al recupero di modelli antichi; un’analisi ravvicinata di fonti provenienti da archivi del nord est italiano ne mostra invece soprattutto la dimensione impositiva e coercitiva. Attraverso regolamenti, commissioni di censura, controlli sulle partiture e un uso aggressivo della stampa cattolica, il movimento cerca di sradicare il repertorio di derivazione operistica, colpendo tanto le opere quanto i musicisti che le eseguono. Il richiamo a Palestrina e alla “polifonia classica” come paradigma assoluto, unito a norme minuziose su organici, forme e stile, finisce però in alcuni casi per comprimere la creatività dei compositori e produrre esiti spesso giudicati mediocri dagli stessi riformatori. Il caso friulano, con le sue resistenze locali e i suoi esempi di censura esplicita, consente di interrogarsi criticamente sulle conseguenze estetiche e sociali di una riforma che, nel nome della santità e dell’universalità della musica sacra, sembra privilegiare la funzionalità liturgica rispetto alle esigenze dei fedeli e alla libertà di invenzione musicale.
19-giu-2026
Settore PEMM-01/C - Musicologia e storia della musica
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Riformare la musica sacra, disciplinare i musicisti: precetti e censura nel repertorio di era ceciliana / C. Scuderi. Aspetti della musica sacra tra Seicento e Novecento Università di Bari 2026.
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