Per secoli il repertorio operistico italiano ha dominato i teatri della costa dalmata, in particolare quello di Spalato, diretto e simbolicamente rappresentato dal sindaco autonomista Antonio Bajamonti. La distruzione del teatro da parte di un incendio, interpretata come gesto politico attribuito agli ambienti austriaci filocroati, segna una svolta: con il passaggio del comune sotto la guida croata di Gajo Filomen Bulat, si apre il dibattito sulla ricostruzione del teatro e sul suo “carattere nazionale”. È ancora legittimo programmare Verdi, Rossini, Donizetti, Bellini? In che misura il repertorio deve essere “nazionalizzato” e in quale lingua eseguito? Le dichiarazioni del podestà Ivan Manger (“non metteranno mai passo compagnie italiane, né si udirà porcherie d’opere di Verdi...”) e quelle del conservatore Frane Bulić orientano il nuovo Teatro Comunale (1893) verso compagnie croate, ceche e boeme, con una parte del repertorio eseguita in lingua croata. Questo orientamento suscita forti critiche da parte della stampa italiana, che giudica tali compagnie artisticamente inadeguate e finanziariamente onerose. Analizzando la programmazione, emerge però un ritorno, almeno parziale, all’opera italiana in un contesto mutato. Questo contributo si propone di indagare in che modo le scelte di repertorio riflettono i conflitti nazionali e linguistici nella Spalato di fine Ottocento, quali logiche (ideologiche, economiche, pragmatiche) guidano la transizione dal predominio italiano alla “croatizzazione” del teatro, e come interpretare il riemergere dell’opera italiana: restaurazione culturale, compromesso politico, o risposta alle esigenze di pubblico. Più in generale: come si ridefinisce il rapporto fra identità nazionale e pratica teatrale in un contesto multietnico sotto amministrazioni mutevoli?
“Teatro Comunale” o “Općinsko Kazalište”? Opera e lotte nazionali a Spalato nel conflitto Bajamonti-Bulat / C. Scuderi. - In: IL SAGGIATORE MUSICALE. - ISSN 2035-6706. - 30:2(2023), pp. 227-240. [10.1400/299237]
“Teatro Comunale” o “Općinsko Kazalište”? Opera e lotte nazionali a Spalato nel conflitto Bajamonti-Bulat
C. Scuderi
2023
Abstract
Per secoli il repertorio operistico italiano ha dominato i teatri della costa dalmata, in particolare quello di Spalato, diretto e simbolicamente rappresentato dal sindaco autonomista Antonio Bajamonti. La distruzione del teatro da parte di un incendio, interpretata come gesto politico attribuito agli ambienti austriaci filocroati, segna una svolta: con il passaggio del comune sotto la guida croata di Gajo Filomen Bulat, si apre il dibattito sulla ricostruzione del teatro e sul suo “carattere nazionale”. È ancora legittimo programmare Verdi, Rossini, Donizetti, Bellini? In che misura il repertorio deve essere “nazionalizzato” e in quale lingua eseguito? Le dichiarazioni del podestà Ivan Manger (“non metteranno mai passo compagnie italiane, né si udirà porcherie d’opere di Verdi...”) e quelle del conservatore Frane Bulić orientano il nuovo Teatro Comunale (1893) verso compagnie croate, ceche e boeme, con una parte del repertorio eseguita in lingua croata. Questo orientamento suscita forti critiche da parte della stampa italiana, che giudica tali compagnie artisticamente inadeguate e finanziariamente onerose. Analizzando la programmazione, emerge però un ritorno, almeno parziale, all’opera italiana in un contesto mutato. Questo contributo si propone di indagare in che modo le scelte di repertorio riflettono i conflitti nazionali e linguistici nella Spalato di fine Ottocento, quali logiche (ideologiche, economiche, pragmatiche) guidano la transizione dal predominio italiano alla “croatizzazione” del teatro, e come interpretare il riemergere dell’opera italiana: restaurazione culturale, compromesso politico, o risposta alle esigenze di pubblico. Più in generale: come si ridefinisce il rapporto fra identità nazionale e pratica teatrale in un contesto multietnico sotto amministrazioni mutevoli?| File | Dimensione | Formato | |
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